Bambini con ADHD: quando la vivacità è patologia

Studentessa: Martellato Martina
Titolo tesi: Bambini con ADHD: quando la vivacità è patologia
Docente relatore: prof. Lodoli Mavi
Controrelatore: prof. Fressini Lara
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 08/10/2014

Distratti, precipitosi, provocatori: ecco come si presentano bambini con ADHD.  Non sono bambini viziati in famiglia o pigri nell’apprendimento; sono bambini che vengono definiti “sopra le righe” ma in realtà alla base dei loro comportamenti è presente un disordine neurobiologico dello sviluppo, ovvero il Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività (DDAI) identificato con l’acronimo inglese ADHD. Questa tesi offre una panoramica sulla patogenesi del disturbo con particolare attenzione alle differenze neuroanatomiche e neurochimiche cerebrali di questi bambini rispetto ad altri soggetti. Le differenze riscontrate nei soggetti con questo disturbo portano a difficoltà in ambito scolastico, disagi relativi alla sfera emotiva e problematiche nei rapporti interpersonali poiché una delle manifestazioni possibili dell’ADHD è l’aggressività.
Un bambino ADHD mostra fatica ad adempiere ai compiti evolutivi e alle richieste sociali perché è privo della capacità di autoregolazione cognitiva e comportamentale. Primariamente l’ADHD è una problematica relativa all’inibizione comportamentale e dell’incapacità di mantenere un’attenzione prolungata, ma in modo più specifico è un quadro clinico che riguarda la compromissione delle funzioni esecutive.
La diagnosi di ADHD è difficile e delicata in quanto riconoscere e diagnosticare questo tipo di Disturbo non è semplice perché le manifestazioni sono differenti da soggetto a soggetto e possono essere presenti disturbi associati che potrebbero ricondurre ad altre patologie o dipendere da fattori diversi da quelli di natura neurobiologica. Per questo motivo, è fondamentale che il clinico svolga una diagnosi accurata al fine di non incombere in errori o abusi di diagnosi e di evitare di incatenare comportamenti normali di vivacità tipici dell’infanzia all’interno di un quadro diagnostico.
Si può guarire dall’ADHD? I soggetti con tale disturbo vanno incontro ad una remissione dell’intensità sintomatologica nel corso degli anni e della gravità del disturbo, ma potrebbero continuare a possedere una compromissione funzionale. Rispetto al trattamento, un tema molto caldo e che ha sollevato pareri discordanti in ambito neuropsicologico, riguarda la terapia farmacologica che apparentemente sembra essere la risoluzione delle problematiche presentate dall’ADHD, in realtà i farmaci migliorano temporaneamente i sintomi ma non curano tutti i disagi vissuti da questi bambini in diversi contesti. La chiave d’accesso per il benessere di bambini ADHD è un buon lavoro di rete tra clinico e tutte le agenzie educative che ruotano attorno a loro, attuando interventi multimodali e multifocali mirati allo sviluppo dell’autocontrollo.