Il co-evolversi delle competenze interattive del bambino: il contributo del Lausanne Trilogue Play alla comprensione dello sviluppo infantile

StudenteEmma Sorarù 
Titolo tesiIl co-evolversi delle competenze interattive del bambino: il contributo del Lausanne Trilogue Play alla comprensione dello sviluppo infantile
Docente relatore: Prof. Lino Rossi
Docente controrelatore: Prof. Umberto Fontana
Presidente commissione di tesi: Prof. Fabio Benatti
Data discussione tesi: 16 luglio 2019
Laurea Triennale Internazionale inPsicologia dell'educazione

Il presente lavoro ha l’obiettivo di porsi come spazio di riflessione circa l’importanza di aprire lo studio dello sviluppo infantile ad un approccio multifocale ed integrato che tenga conto del ruolo che le interazioni triadiche esercitano sull’evolversi affettivo, cognitivo e sociale del bambino.
Tenendo presente il concetto di intersoggettività proposto da Stern e le riflessioni circa il Triangolo Primario di Losanna come fil-rouge dell’intero elaborato, la riflessione andrà ad enuclearsi secondo tre principali nodi tematici che si delineeranno nell’articolazione dei capitoli. In primo luogo verrà proposta una revisione della letteratura di settore che tenga conto delle nozioni-ponte, le quali facilitano il dialogo tra paradigmi teorici differenti in virtù di un ampliamento di vedute circa le capacità interattive “a tre” del bambino. Di seguito verrà presentata un’attenta analisi circa l’aspetto complesso e bi-direzionale delle interazioni precoci tra il bambino e più di un partner. A partire da ciò, verrà a specificarsi il possibile ruolo protettivo che in questa sede si ipotizza derivare dalla funzione della comunità residenziale terapeutica per genitori tossicodipendenti e i loro figli: attraverso uno sguardo capace di intendere l’istituzione come avente una propria personalità e quindi capace di interagire attivamente nelle interazioni triadiche, si presuppone che un approccio multidimensionale possa costituirsi come contesto proficuo di cambiamento. Per concludere, sulla scia di quest’ultima suggestione, verrà descritta accuratamente la procedura semi-standardizzata del Lausanne Trilogue Play ideata da Fivaz-Depeursinge e Corboz-Warney, intendendola non solo come strumento osservativo ma anche e soprattutto come utile strumento protettivo e d’intervento facilitante il cambiamento delle interazioni triadiche sia in famiglie volontarie sia in contesti “clinici”.

The present work aims to present itself as a space for reflection about the importance of opening the study of child development to a multifocal and integrated approach that takes into account the role that triadic interactions exert on the affective, cognitive and social evolution of the child.
Keeping in mind the concept of intersubjectivity proposed by Stern and the reflections concern triadic interactions, the reflection will focus on three main thematic nodes that will be delineated in the articulation of the chapters. Firstly, a revision of the sector literature will be proposed which takes account of the bridges-notions, which facilitates the dialogue between different theoretical paradigms in order to an expansion of views on the child's "three-way" interactive abilities. Then, will be analyzed the early interactions between the child and more than one partner. Starting from this, will be shown the possible protective role that is supposed to derive from the residential therapeutic community for drug-addicted parents and their children: through a look capable of understanding the institution as having its own personality and therefore capable of actively interacting in triadic interactions, it is assumed that a multi-dimensional approach can constitute a profitable context of growth for the family. To conclude, the semi-standardized procedure of the Lausanne Trilogue Play, devised by Fivaz-Depeursinge and Corboz-Warney, will be accurately described. This procedure will be framed not only as an observational instrument but also as an useful protective instrument who smooths the development of triadic interactions both in voluntary families and in clinical settings.