Dalla teoria dell'attaccamento alla criminologia: il reato come fenomeno relazionale

Studentessa: Marcon Giulia
Titolo tesi: Dalla teoria dell'attaccamento alla criminologia: il reato come fenomeno relazionale
Docente relatore: prof. Monzani Marco
Controrelatore: prof. Marchioro Davide Maria
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 08/10/2014

Perché nella maggior parte dei casi sono gli uomini che uccidono le donne e non il contrario? Come può la storia personale, gli eventi che accadono nella vita dell’individuo e l’infanzia stessa influenzare quelli che sono i rapporti interpersonali? E se ci fosse veramente questa influenza, soprattutto nei riguardi dell’infanzia, quali sono i riscontri nella vita adulta? E’ possibile predire la scelta della vittima e/o dell’autore di un’azione criminosa? Cosa si nasconde dietro a tutto questo? E’ possibile una chiave di lettura unica di fenomeni così diversi tra loro?
Questo scritto è nato dalla personale curiosità di provare a rispondere a queste domande, provare ad andare oltre a quelle azioni definibili come reati cercando di individuare come dietro ad ogni azione si nasconda sempre un aspetto psicologico con l’obiettivo di far emergere l’importanza della psicologia e di conseguenza il ruolo dello psicologo all’interno della così chiamata “ scena del crimine”.
Lo scopo quindi è stato quello di affrontare azioni criminali come l’omicidio, la violenza fisica, i reati passionali e il fenomeno dello stalking da un punto di vista prettamente psicologico avendo come riferimento la teoria dell’attaccamento; si sono individuati quelli che sono gli aspetti storico-relazionali tra autore e vittima per poter andare oltre l’azione criminosa in sé, creare una sorta di quadro di riferimento di quelli che sono stati gli eventi della storia personale degli individui che hanno portato all’atto criminale.
Per affrontare il tutto si è partiti in primis dall’aspetto psicologico prendendo in analisi la teoria dell’attaccamento: dai modelli di attaccamento nell’infanzia, all’influenza di questi come determinante nelle relazioni interpersonali; ancora, attaccamento e patologia con riferimenti al DSM IV e, infine, le diverse tipologie di attaccamento nella relazione tra autore e vittima di un atto criminale.   Passando ad una chiave di lettura più criminologica, data l’importanza propria del legame tra autore e vittima definita come “terza creatura”, si è preso in analisi il reato inteso come fenomeno relazionale mettendo in evidenza proprio la relazione affettiva tra autore e vittima prima e durante la commissione del reato. È stato poi affrontato il rapporto familiare: i legami affettivi e psicologici e il loro riscontro nell’azione criminosa. Per farlo si sono prese in considerazione la figura dell’uomo e della donna dal punto di vista di quelli che C.G. Jung definisce come Archetipi.                                                                            
Una volta approfonditi questi argomenti, supportati anche da esempi di cronaca nera e a dimostrazione dell’influenza dell’attaccamento nella vita adulta e all’interno di un’azione criminosa, si è preso in analisi un caso di omicidio passionale accaduto a Pistoia.
Il concetto psicologico sul quale si è fondato l’intero elaborato, dunque, è la Teoria dell’Attaccamento proposta da J. Bowlby, delineando l’importanza dell’attaccamento stesso in quanto elemento fondamentale proprio dell’infanzia e che vede la sua influenza nell’intera vita dell’individuo.
Se l’attaccamento risulta essere fondamentale per la psicologia, in questo elaborato si è dimostrato come questo argomento sia fondamentale anche in campo criminologico.
Attaccamento, quindi, come chiave di lettura per risalire alla storia dell’individuo, al suo vissuto ed alle motivazioni che lo hanno portato a compiere un crimine.
Da questo deriva l’altrettanto importante figura del criminologo-psicologo, colui che attraverso il così chiamato “occhio clinico” è in grado di offrire contributi notevoli all’intero processo di investigazione.
L’influenza degli attuali mezzi di comunicazione, il modo attraverso il quale viene riportato un caso di omicidio, l’influenza mediatica che vede investire interi processi o casi di cronaca nera, rendono indispensabile un’analisi quanto più articolata ed obiettiva possibile, che vada oltre il pregiudizio secondo il quale è il malato di mente che uccide o il pazzo da cui allontanarsi; pregiudizi infondati dato che si è visto che nella maggior parte dei casi il crimine viene commesso all’interno delle mura domestiche e viene mosso da persone con le quali la vittima ha una relazione di vicinanza.