Essere donne in Africa e in Occidente. Identita', corporeita'e metodologie a confronto

Studentessa: Cappelletto Irene
Titolo tesi: Essere donne in Africa e in Occidente. Identita', corporeita'e metodologie a confronto
Docente relatore: prof. Rossi Lino
Controrelatore: prof. Boccalon Roberto
Presidente Commissione di tesi: prof. Fontana Umberto
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 17/07/2014

I flussi migratori che negli ultimi decenni hanno interessato il mondo intero ci hanno costretto a ridefinire i nostri valori, la nostra identità, la nostra cultura.
In questo contesto, l’interesse per le condizioni delle donne e per il loro benessere, mi ha spinto a svolgere la mia tesi, partendo dalle definizioni di identità di diversi autori.
Considerato il pensiero di E. H. Erikson, è nata la consapevolezza dell’importanza dell’identità, concetto che non si limita solo alla cultura, ma è un processo continuo, in divenire, in cui l’aspetto relazionale è il fulcro: ogni contatto con l’Altro in qualche modo ci influenza.
Avere un corpo è di fondamentale importanza, essere donna ed essere uomo è diverso.
La donna è spesso vittima di discriminazione, soprattutto in certe parti del mondo che noi consideriamo più primitive. Anche certe pratiche corporee sono la testimonianza di veri e propri abusi sul corpo della donna. Le mutilazioni genitali femminili sono un esempio.
Queste tradizioni che si svolgono principalmente in Africa, sono solitamente perpetuate su bambine o giovani donne come rituali tradizionali per considerare le donne vere appartenenti al gruppo sociale e per evitare che provino piacere sessuale. Si tratta di riti che di fatto sottendono una mancanza di libertà di scelta.
Esistono, poi, altre operazioni che vengono svolte nelle cliniche più specializzate e all’avanguardia in Occidente, che permettono alla donna di ridefinire, ridisegnare il suo organo genitale, spesso in nome della libertà personale. Queste pratiche nascono da ideali estetici che i mass media ci impongono.
Questa tesi vuole dimostrare da una parte come l’appartenenza ad una popolazione incida nell’identità personale e quanto importante è per una persona sentirsi parte del proprio gruppo sociale, ma anche dimostrare quanta strada devono ancora fare le donne per raggiungere la vera libertà. Le motivazioni che sostengono entrambe le operazioni sono sempre dettate da una mancanza di libertà derivante da contesti maschilisti o dalla società che propone fino ad imporre precisi canoni estetici.
Il corpo delle donne viene sempre gestito da terzi, facendo leva sull’ignoranza, sulla subordinazione ma anche su veri e propri disagi psicologici. Al termine della mia tesi, voglio ribadire l’importanza della relazione come unico mezzo che cura e sana le ferite che ci portiamo dentro.