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Il tatuaggio come atto del pensiero che s’incorpora nella pelle

Studente: Martina Manera
Titolo tesiIl tatuaggio come atto del pensiero che s’incorpora nella pelle
Docente relatore: Prof. Salvatore Capodieci
Docente controrelatore: Prof. Giovanni Fasoli
Presidente commissione di tesi: Prof. Davide Maria Marchioro
Data discussione tesi: 12 gennaio 2019
Laurea Triennale Internazionale in: Psicologia dell'educazione

La pratica del tatuaggio come strumento di espressione personale e sociale è ritualizzata dall’inizio della storia dell’uomo in molte culture diverse. Con il tempo il tattoo ha assunto valenza e significati differenti; oggi, in particolare, prevale l’aspetto soggettivo di legame con il concetto d’identità e superamento del sentimento di frammentazione dato da un contesto storico- sociale-culturale difficile. La nascita di questa visione del tatuaggio, che determina il fenomeno del tattoo renaissance, risale agli anni Settanta con i movimenti gotici. È da questo momento in poi che lo stigma del tatuaggio prima associato a criminali, delinquenti, malavitosi lascia spazio a una prospettiva più ampia: il tattoo come canale di comunicazione, come prodotto creativo di un sé in difficoltà che lotta per rimanere saldo e unito. Un talismano permanente che testimonia un lavoro interiore come segno distintivo di colui che ha scelto la propria strada. Un talismano che necessita di essere inciso sulla pelle: l’organo dei sensi, dei confini, della protezione e delle relazioni primarie.

The practice of tattooing as a tool for personal and social expression is ritualized from the beginning of human history in many different cultures. Over time, the tattoo has assumed different valences and meanings; today the subjective aspect of binding with the concept of identity and overcoming the feeling of fragmentation given by a difficult historical-socialcultural context prevails. The birth of this vision of the tattoo, which determines the phenomenon of the tattoo renaissance, dates back to the Seventies with Gothic movements. It is from this moment on that the stigma of the tattoo, first associated with criminals, leaves space for a broader perspective: the tattoo as a channel of communication, as a creative product of a difficult self that struggles to remain firm and united. A permanent talisman that testifies to an inner work as a distinctive sign of the one who has chosen his own path. A talisman that needs to be engraved on the skin: the organ of the senses, boundaries, protection and primary relationships.

Le soft skills nelle organizzazioni come risorsa per affrontare la trasformazione digitale

Studente: Lorenzo Ava
Titolo tesiLe soft skills nelle organizzazioni come risorsa per affrontare la trasformazione digitale
Docente relatore: Prof. Ferruccio Cavallin
Docente controrelatore: Prof.ssa Anna Pileri
Presidente commissione di tesi: Prof. Fabio Benatti
Data discussione tesi: 9 gennaio 2019
Laurea Triennale Internazionale inPsicologia dell'educazione

L’argomento scelto verte attorno alla tematica delle soft skills e della relazione con i temi dell’Industria 4.0 e, in generale, della digitalizzazione. L’obiettivo di questa tesi è stato quello indagare la relazione esistente tra le competenze trasversali rispetto al ruolo del cambiamento, necessario al fine di intraprendere un percorso verso l’Industria 4.0. Si è partiti dall’ipotesi che la trasformazione digitale implichi una resistenza che possa essere gestita in modo efficace attraverso l’utilizzo delle abilità del change management e, in generale, dell’intera organizzazione, permettendo non solo una corretta implementazione, ma soprattutto una stabilità a lungo termine. Si è partiti da un approfondimento bibliografico di settore cercando di dare un contesto di riferimento alle tematiche delle soft skills e della cultura organizzativa. Successivamente, è stata analizzata la tematica delle competenze e del loro impatto sulle organizzazioni. Infine, è stata realizzata una breve ricerca condotta su alcune piccole-medie imprese del territorio riguardo alle tematiche affrontate, cercando di capire quale sia la percezione nel management di tali aziende, suggerendo come conclusione uno strumento messo a disposizione per la mappatura delle competenze, in linea con quanto osservato durante tutto l’elaborato.

The chosen topic is about soft skills and the relationship with the themes of Industry 4.0 and, in general, digitization. The aim of this thesis was to investigate the relationship between sift skills and the role of change, which is necessary in order to undertake a path towards Industry 4.0. It was assumed that the digital transformation implies a resistance that can be managed effectively through the use of the skills of change management and, in general, of the entire organization, allowing not only a proper implementation, but especially a long-term stability. It started from a bibliographic analysis of the sector trying to give a context of reference to the issues of soft skills and organizational culture. Subsequently, the issue of competences and their impact on organizations was analyzed. Finally, a short research was carried out on some small-medium enterprises in the area with regard to the issues addressed, trying to understand what the perception in the management of these companies is, suggesting as a conclusion a tool made available for mapping skills, in line with what was observed throughout the work.

La tendenza all'autorealizzazione: approcci diversificati a questa vexata quaestio

Studente: Matteo Peccolo
Titolo tesiLa tendenza all'autorealizzazione: approcci diversificati a questa vexata quaestio
Docente relatore: Prof. Roberto Albarea
Docente controrelatore: Prof. Umberto Fontana
Presidente commissione di tesi: Prof. Fabio Benatti
Data discussione tesi: 9 gennaio 2019
Laurea Triennale Internazionale inPsicologia dell'educazione

La tesi argomenta, attraverso diverse prospettive, l’ipotesi che nell’interiorità dell’essere umano sia presente una spinta all’autorealizzazione. Questa ipotesi viene analizzata criticamente esponendo i pensieri di Socrate, Carl Rogers e Carl Gustav Jung intorno a questo argomento. Si propone, inoltre, una possibile applicazione sociale alle teorie trattate presentando l’innovativa visione dell’orientamento educativo e vocazionale. L’elaborato si conclude con un confronto tra i diversi approcci seguendo alcune tematiche trasversali emerse dallo studio di questi autori.

The thesis argues, through different perspectives, the hypothesis that in the human interiority a push towards self-realization is present. This hypothesis is critically analyzed by exposing the thoughts of Socrates, Carl Rogers and Carl Gustav Jung around this topic. Furthermore, it proposes a possible social application of the theories discussed by presenting the innovative vision of the educational and vocational orientation. The paper ends with a comparison of the different approaches by following some cross-cutting themes that emerged from the study of these authors.

 

Schadenfreude. Un'emozione nascosta

StudenteValentina Azzano Cantarutti 
Titolo tesiSchadenfreude. Un'emozione nascosta
Docente relatore: Prof. Salvatore Capodieci
Docente controrelatore: Prof.ssa Michela Possamai
Presidente commissione di tesi: Prof. Marco Monzani
Data discussione tesi: 27 ottobre 2018
Laurea Triennale Internazionale inPsicologia dell'educazione

Schadenfreude significa piacere per le disgrazie altrui. Apparentemente è un’emozione spregevole, infatti è spesso oggetto di critiche morali, ma in realtà cela molti meccanismi importanti della mente dell’uomo. E’ necessario comprenderli per conoscere meglio le dinamiche che si attivano in ogni persona ed è fondamentale soprattutto in ambito psicologico e psicoterapeutico. “Schadenfreude. Un’emozione nascosta” è una tesi bibliografica che delinea le caratteristiche della Schadenfreude, ovvero quegli aspetti che la rendono riconoscibile, le sue cause e i benefici psicologici che trae chi la prova. Le persone provano Schadenfreude nei confronti di qualcuno che invidiano, che si comporta in modo ingiusto o che costituisce una minaccia per la propria autovalutazione positiva. Dopo aver provato questa emozione, lo Schadenfroh si sentirà felice per non dover più confrontarsi con l’invidia, con chi rappresentava l’ingiustizia e chi minava la sua autostima.

Schadenfreude refers to the pleasure at others’ misfortunes. This emotion is apparently despicable: in fact, it is often morally disapproved but it actually hides many mechanisms of the human mind. It is necessary to understand them in order to learn more about the dynamics which are active in each person. All this is fundamental especially in psychological and psychotherapeutic fields. “Schadenfreude. A hidden emotion” is a bibliographical thesis that outlines the features of the Schadenfreude, that is the traits that make it recognizable, its causes and the psychological benefits that it brings to people. Individuals feel Schadenfreude towards someone who they envy, who behaves unfairly or who represents a threat to their positive self-evaluation. After feeling this emotion, the Schadenfroh will be happy not to have to deal with envy anymore, with people who represented unfairness and with people who threatened their self-esteem.

L'importanza dell'emotività nell'approccio integrato nei bambini con DSA. Intervento con la tecnica psicodrammatica

Studente: Sabrina Martini
Titolo tesiL'importanza dell'emotività nell'approccio integrato nei bambini con DSA. Intervento con la tecnica psicodrammatica
Docente relatore: Prof.ssa Mavi Lodoli
Docente controrelatore: Prof.ssa Sonia Marcon
Presidente commissione di tesi: Prof. Fabio Benatti
Data discussione tesi: 13 ottobre 2018
Laurea Triennale Internazionale inPsicologia dell'educazione

dell’apprendimento, con particolare riferimento alla dislessia, e desidera proporre la metodologia psicodrammatica come valido trattamento terapeutico, da integrare con un percorso abilitativo alla lettura. Sono descritti i disturbi dell’apprendimento, dando maggior spazio alle caratteristiche ed alle teorie relative alla dislessia e sottolineando l’importanza di una diagnosi tempestiva e di un intervento precoce. Vengono presentate alcune proposte nel trattamento della dislessia, per evitare che le difficoltà emotive dei bambini degenerino in disturbi emotivi, come depressione o comportamenti aggressivi. Si ritiene fondamentale una educazione emotiva adeguata, insegnabile attraverso la metodologia psicodrammatica. Essa è proposta come valida fonte di sostegno emotivo per i bambini dislessici, in un percorso integrato con un lavoro specifico sulla lettura. Infine, è descritto il caso di Luca, un bambino dislessico e disgrafico, che ha preso parte ad un gruppo di psicodramma, per migliorare le sue capacità relazionali, e ha svolto un percorso abilitativo alla lettura, con ricadute anche sulla comprensione del testo.

The paper aims to present the importance of the emotional sphere in children with learning disabilities -with particular reference to dyslexia- and wants to propose the psychodramatic methodology as a valid therapeutic treatment, which should be integrated with a reading habilitation process. Learning disorders are described, focusing on the characteristics and theories related to dyslexia and underlining the importance of a timely diagnosis and an early intervention. Some proposals are introduced in the treatment of dyslexia, to avoid that the emotional difficulties of children degenerate into emotional disorders, such as depression or aggressive behavior. An adequate emotional education is considered essential and it can be taught through the psychodramatic methodology. The latter has to be considered as a valid source of emotional support towards dyslexic children and it has to be integrated with a specific reading work. Lastly, it is described the case of Luca, a dyslexic and dysgraphic child, who took part in a group of psychodrama in order to improve his relational abilities. He also carried out an enabling course for reading tasks, which revealed good consequences on the text comprehension, too.

ADHD e Mindfulness: una tecnica meditativa per l'incremento dell’attenzione

Studente: Laura Bortot
Titolo tesiADHD e Mindfulness: una tecnica meditativa per l'incremento dell’attenzione
Docente relatore: Prof.ssa Mavi Lodoli
Docente controrelatore: Prof.ssa Iris Anfuso
Presidente commissione di tesi: Prof. Fabio Benatti
Data discussione tesi: 13 ottobre 2018
Laurea Triennale Internazionale in: Psicologia dell'educazione

L’ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder, indica una patologia del neurosviluppo che comporta difficoltà nell’attenzione e concentrazione e nel controllo dell’attività e degli impulsi. La sintomatologia che ne deriva può comportare ripercussioni in ambito relazionale, famigliare e personale. La mindfulness si presenta come una pratica piuttosto recente, che si basa sulla meditazione di consapevolezza, ossia sull’attenzione riferita al qui ed ora. Il presente lavoro intende approfondire il contributo della mindfulness nell’incremento dell’attenzione, specificatamente a soggetti con deficit di attenzione. Studi recenti affermano che la pratica della meditazione consapevole comporti numerosi benefici. Ricerche empiriche affermano che dopo otto settimane di training migliora l’attenzione sostenuta (Weijer-Bergsma et al. 2011). La pratica della consapevolezza stimola regioni del cervello deputate all’attenzione, è stato individuato un aumento delle connessioni in queste aree (Hasenkamp, 2012). Sembra, inoltre, stimolare e rinforzare il funzionamento delle regioni del cervello che si ritiene intervenire nei deficit neuropsicologici dell’ADHD (Bachmann et al., 2018). Nonostante le prove empiriche siano poco numerose, si può affermare che la mindfulness può essere uno strumento d’aiuto per questi soggetti.

The ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder, is a neurodevelopmental pathology that involves difficulty in attention, concentration and in impulse control. The resulting symptomatology can affect the relational, family and personal fields. Mindfulness is a recent practice based on conscious meditation, that is the ability to pay attention to the present moment (here and now). The present essay wants to study the contribution of mindfulness in the increase of attention, specifically in individuals diagnosed with attention deficit disorder. Recent research papers state that the practice of conscious meditation involves numerous benefits. Empirical essays state that after eight weeks of training, sustained attention improves (Weijer-Bergsma et al., 2011). This type of practice stimulates brain regions designated to attention: an increase in connections in these areas has been identified (Hasenkamp, 2012). The stimulation and reinforcement of the operation of the brain regions that are thought to intervene in the neuropsychological deficits of ADHD seem to be two more positive outputs (Bachmann et al., 2018). Although there is few empirical evidence, the idea that mindfulness could be an aid to ADHD diagnosed patients can be maintained.

La disciplina a scuola con gli adolescenti alla luce della neurobiologia. Il contributo di Daniel J. Siegel

Studente: Monica Pelloia
Titolo tesiLa disciplina a scuola con gli adolescenti alla luce della neurobiologia. Il contributo di Daniel J. Siegel
Docente relatore: Prof. Sonia Marcon
Docente controrelatore: Prof. Giovanna Borsetto
Presidente commissione di tesi: Prof. Fabio Benatti
Data discussione tesi: 12 ottobre 2018
Laurea Triennale Internazionale inPsicologia dell'educazione

L’argomento scelto riguarda la promozione e la gestione della disciplina con gli adolescenti a scuola ripensata alla luce del contributo della neurobiologia interpersonale di Daniel J. Siegel, secondo il quale, lo sviluppo delle strutture e delle funzioni cerebrali dipende dal modo con cui le esperienze, in particolare quelle legate alle relazioni interpersonali, influenzano la loro maturazione ed integrazione. Quando si parla di regole e di disciplina con gli adolescenti, si pensa a qualcosa di faticoso e difficile che ha a che fare con regole di comportamento in classe e “cattiva condotta”.Tuttavia, ripensando al significato etimologico del termine disciplina, dal latino “insegnare”, e alla luce delle più recenti informazioni sulla neuroplasticità, l’insegnante potrebbe rivalutare la gestione della disciplina con l’adolescente considerandola come reale opportunità di conoscenza e di crescita dell’adolescente, come esperienza importante e significativa in grado di contribuire al suo sviluppo cerebrale. E’ un dato di fatto che il cervello si trasforma in risposta all’esperienza e quindi anche l’atto disciplinare, in quanto esperienza, “cabla”, “cambia” il cervello che “sta cambiando”. La sfida è quella di proporre ai docenti un approccio alla disciplina “ad alto contenuto relazionale e a bassa conflittualità”, per favorire l’integrazione cerebrale, con lo scopo di contribuire alla formazione di una persona/cittadino in grado di comprendere meglio se stessa, di prendere decisioni buone per sé e che sa collaborare e relazionarsi con gli altri in modo costruttivo.

The topic of this work is the promotion and the management of discipline of adolescents at school, under the light of the interpersonal neurobiology approach devised by Daniel J. Siegel. According to this theory, the development of cerebral structures and functions depends on how life experiences, especially interpersonal relationships, influence growth and integration. When it comes to rules, discipline and teenagers, we usually think about a series of hard and difficult situations concerning misbehaviour in class and bad attitudes. However, going to the etymology of the word “discipline”, from the Latin “insegnare”, and considering the most recent information on neuroplasticity, teachers can re-think the idea of discipline in classes of adolescents under a new perspective, as a real opportunity for understanding and growth and as an important and meaningful experience that can affect brain growth. As a matter of fact, the experiences we have shape our brain and for this reason it can be said that discipline, as an act of experience, “wires”, “changes” the “changing” brain. A challenging opportunity is therefore offered to teachers: an approach to discipline with a “highly relational content and a low grade of conflict” to stimulate cerebral integration, so to favour the formation of a person/citizen who is self-aware, and capable of making good decisions, collaborating with others and building positive relationships.

l minore presunta vittima e testimone. Ruolo dei test neuropsicologici nelle competenze generiche a rendere testimonianza

Studente: Giulia Libralesso
Titolo tesil minore presunta vittima e testimone. Ruolo dei test neuropsicologici nelle competenze generiche a rendere testimonianza
Docente relatore: Prof. Fabio Benatti
Docente controrelatore: Prof. Marco Monzani
Presidente commissione di tesi: Prof. Nicola Giacopini
Data discussione tesi: 10 ottobre 2018
Laurea Triennale Internazionale in: Psicologia dell'educazione

Il presente lavoro si propone di esplorare il ruolo dei test neuropsicologici in ambito forense. In particolare, si è deciso di studiare il loro utilizzo in situazioni di presunta violenza sessuale su minore. In tale contesto, lo psicologo è chiamato a valutare la capacità a rendere testimonianza del minore. Si è scelto di approfondire la dimensione cognitiva del bambino ovvero la valutazione delle competenze generiche, illustrando i test neuropsicologici impiegati. Si è infatti partiti dalla constatazione che nell’attuale panorama peritale italiano vi è un utilizzo massivo delle tecniche proiettive. Si è tentato di proporre l’ipotesi alternativa secondo la quale in ambito peritale, nella valutazione di tali competenze, lo psicologo debba utilizzare test con caratteristiche di riproducibilità e accuratezza, ritenuti validi dalla comunità scientifica. Per tale ragione, si è scelto di confrontare l’apporto offerto dai test neuropsicologici con quelli offerti dai test proiettivi. Al fine di aumentare la coerenza del lavoro, si è pensato di strutturare la tesi, di natura compilativa, in tre capitoli. Nel primo viene presentata la cornice di riferimento, illustrando le normative e le procedure attivate in casi di presunta violenza sessuale su minore, analizzando soprattutto il ruolo dello psicologo. Nel secondo, sono state analizzate in maniera analitica le funzioni cognitive afferenti alle c.d. competenze generiche a rendere testimonianza con i relativi test neuropsicologici solitamente impiegati. Infine, nel terzo ed ultimo capitolo, vengono esaminate le risorse e i limiti dei test proiettivi; si giunge a falsificare l’attuale impostazione e ad avvallare l’ipotesi alternativa. Violenza sessuale su minore – Testimonianza del minore – Competenze generiche a rendere testimonianza – Test neuropsicologici – Test proiettivi.

The present work aims to explore the role of neuropsychological tests in the forensic field. In particular, we decided to study their use in situations of alleged sexual violence against minors. In this context, the psychologist is called to evaluate the ability of the minor to bear witness. We have chosen to study the cognitive dimension of the child in depth, that is the evaluation of general skills, illustrating the neuropsychological tests used. In fact, we started from the observation that in the current Italian survey scene there is a massive use of projective techniques. We attempted to propose the alternative hypothesis according to which, in the expert field, in evaluating these skills, the psychologist must use tests which are accurate and can be reproduced, as well as being considered valid by the scientific community. For this reason, we decided to compare the information that could be gleaned from the neuropsychological tests with the information from the projective tests. In order to make the work more coherent, we decided to structure the thesis, summarising previous works, in three chapters. In the first, the reference framework is presented, illustrating the regulations and procedures activated in cases of alleged sexual violence against the child, analyzing above all the role of the psychologist. In the second, the cognitive functions related to the so-called General skills to testify with the relevant neuropsychological tests usually used were analyzed in an analytical way. Finally, in the third and last chapter, the resources and the limits of the projective tests are examined; we arrive at falsifying the current approach and endorsing the alternative hypothesis. Sexual violence on minors – Testimony of the minor – Generic skills to bear witness – Neuropsychological tests – Projective tests.

Storia di vita e tendenza a delinquere: quale correlazione?

StudenteMartina Dal Pont 
Titolo tesiStoria di vita e tendenza a delinquere: quale correlazione?
Docente relatore: Prof. Marco Monzani
Docente controrelatore: Prof. Tiziana Magro
Presidente commissione di tesi: Prof. Giovanni Marchioro
Data discussione tesi: 9 ottobre 2018
Laurea Triennale Internazionale in: Psicologia dell'educazione

La tesi esposta si propone di analizzare il tema della violenza, senza incamminarsi verso le strade della follia e della patologia, per conoscere se coloro che si reputano “normali” possano arrivare a compiere il male. Il tema scelto è stato condotto tramite approfondimenti bibliografici ed è suddiviso in quattro sezioni. In un primo momento vengono presentati dei dilemmi morali, per cercare di indagare quali azioni l’uomo considera moralmente giuste e quali moralmente sbagliate, andando anche a comprendere l’origine di tali giudizi, tenendo sempre in considerazione le diverse culture. Successivamente si esaminano il concetto di “bene” ed il concetto di “male”, sia tramite degli esperimenti, sia mediante l’esposizione teorica della “violentizzazione”. Nel terzo capitolo si chiarisce il significato del termine devianza andando a considerare i delitti contro la persona, sanciti dal codice penale italiano, e suddivisi in reati riguardanti l’omicidio ed in reati in riferimento a lesioni personali dolose o colpose. Infine si valuta l’aspetto genetico dell’aggressività, mettendo in luce sia il passato umano, sia evidenziando quali potrebbero essere gli elementi che meglio predispongono l’uomo alla malvagità, riportando i casi e le storie di veri criminali. Si conclude che ogni persona può diventare violenta, tanto violenta da arrivare ad uccidere, che esistono molti e diversi motivi che spingono l’uomo lontano dal bene, e che ogni essere umano può arrivare alla crudeltà tramite le cause più disparate. La speranza futura è quella di poter curare il male, nello stesso modo in cui oggi si curano le malattie fisiche.

This thesis aims to analyse the topic of violence to understand if someone who thinks of himself as “normal” would make bad things, without walking along the path of madness or pathology. The chosen topic has been investigated through bibliographic research and is divided into four sections. In the first one moral dilemmas are presented, with the purpose of examining which actions the man considers as morally right and which are not, trying also to understand the origin of these judgements, taking into account the different cultures. Afterwards the concept of “good” and “bad” are explored, both through experiments and through theoretical presentation of the “violentization”. In the third chapter the meaning of the term deviance is explained, taking into consideration the crimes against the person, established under the italian penal code and divided into crimes such as murder and crimes such as personal injury, with intent or through negligence. Lastly, the genetic aspect of aggression is analysed, revealing both the human past and underlining which factors could better predispose mankind to evil, reporting cases and history of actual criminals. In the end every person could become violent, so violent that he or she could commit murder. Moreover multiple reasons bring man far from good and each human being could reachcruelty through the most different causes. Hope for a future is to be able to cure evil in the same way that physical illnesses are currently cured.

Comunità o Community? Gruppi social tra relazioni oggettuali e neuroscienze

Studente: Erika Marinello
Titolo tesiComunità e/o Community? Gruppi social tra relazioni oggettuali e neuroscienze
Docente relatore: Prof. Fasoli Giovanni
Docente controrelatore: Prof. Cavallin Ferruccio
Presidente commissione di tesi: Prof. Benatti Fabio
Data discussione tesi: 25 luglio 2018
Laurea Triennale internazionale in: Psicologia dell'educazione

L’argomento analizzato verte attorno alla condizione naturale dell’uomo di essere sociale e di inserirsi in contesti relazionali quali i gruppi. Da qui l’idea di aggiungere la condizione attuale dell’individuo moderno che usufruisce e vive anche nel mondo virtuale: l’uomo è diventato e ha bisogno di essere anche social. L’obiettivo si configura nel cercare di rispondere ad alcuni interrogativi, quali un confronto fra le comunità storiche geografiche e le community, cosa significa essere social e le relative conseguenze e infine cosa attrae l’uomo nel cyberspazio. Alla base di tutto ciò si è articolato un percorso diviso in tre sezioni, che parte dal concetto di comunità e community nella quale il soggetto s’inserisce quando partecipa ad attività di gruppo e dove al loro interno si sviluppano le relazioni. Le prime relazioni dell’uomo sono vissute nell’infanzia, denominate relazioni oggettuali ed hanno il potere di determinare uno sviluppo personale e relazionale sano o psicopatologico nell’individuo, che avrà poi delle ricadute nelle condotte intraprese nel mondo offline e in quello online. Infine si analizzano con uno sguardo nuovo queste dinamiche attraverso le neuroscienze e le tecniche di Neuroimaging, indagando i processi neuropsichici che avvengono nel cervello umano funzionale e in quello disfunzionale, quale per esempio in presenza di Internet Addiction Disorder. La ricerca è stata condotta con un approfondimento bibliografico di settore, attraverso l’uso di fonti scientifiche quali libri, ricerche e articoli, cercando di superare i luoghi comuni e quanto già stato detto in merito, proponendo uno sguardo più scientificamente orientato in prospettiva psicologica e psicopatologica. In conclusione, le due dinamiche comunitarie possono, ad un loro livello, ritenersi omogenee, poiché capaci di rispondere ad alcuni bisogni dell’uomo: l’intento psicologico e educativo del lavoro si configura nel capire a quale bisogno risponde.

The analysed subject focuses on the natural condition of man to be a social being and part of relational contexts such as Groups. Hence the idea to include the current condition of the modern individual who benefits and also lives in the virtual world: man has become and also needs to be social. The purpose is that of trying to answer some questions, such as the comparison between geographical-historical communities and community, what it means to be ‘social’ and the consequences, and finally why is man attracted by the cyberspace. Based on this, the analysis will be divided into three sections, starting from the concepts of offline and online community, in which man is involved whenever he takes part in group activities and where relationships do develop. The first relationships for men are experienced in childhood and are called object relations having the power to determine a healthy or psycho-pathological private and relational development of the individual, which will eventually have repercussions in the attitudes undertaken in both the offline and online worlds. Finally, these dynamics will be analysed with a new outlook through the Neuroscience and Neuroimaging techniques, by investigating the neuro-psychic processes that generally occur in the functional, as well as in the dysfunctional human brain, as for instance with Internet Addiction Disorder. The research was carried out with a detailed, specific bibliographic analysis and through the use of scientific sources such as books, research and articles, thus trying to overcome the clichés and what has already been said on the subject, so as to suggest a more scientifically oriented view in the psychological and psychopathological perspective. In conclusion, the two community dynamics can, on one level, consider themselves homogeneous, since they are capable of responding to certain human needs: the psychological and educational aim in the report is to understand what need is satisfied.