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Le vittime di suicidio durante l'olocausto. Un'analisi vittimologica dalla deportazione alla liberazione da Auschwitz

Studentessa: Vianello Sara
Titolo tesi: Le vittime di suicidio durante l'olocausto. Un'analisi vittimologica dalla deportazione alla liberazione da Auschwitz
Docente relatore: prof. Monzani Marco
Controrelatore: prof. Capodieci Salvatore
Presidente Commissione di tesi: prof. Benatti Fabio
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 19/07/2014

Le pubblicazioni riguardanti l’Olocausto sono molte, e trattate da diverse discipline. In questo lavoro si affronta il tema delle vittime di suicidio, guardando da un punto di vista psico-giuridico ai vissuti degli ebrei perseguitati nel periodo compreso tra l’inizio delle deportazioni e gli anni successivi la liberazione. Questo tema è limitato agli uomini che furono deportati ad Auschwitz, e a quelli che riuscirono a sopravvivere al Campo di concentramento. All’interno del capitolo terzo, riguardante le vittime di suicidio nel Lager, viene fatta un’ulteriore distinzione tra i cosiddetti “detenuti medi”, i membri del sonderkommando e i musulmani.
Il duplice scopo di questo lavoro è comprendere perché il fenomeno suicidario ad Auschwitz fu raro, e dimostrare che tra le persone che si tolsero la vita in quel periodo vi furono vittime di suicidio.
La prima ipotesi viene confermata attraverso un’argomentazione basata sia sulle testimonianze rinvenute, sia su alcuni studi condotti.
La seconda, invece, viene dimostrata basandosi su un modello teorico vittimologico, che definisce i criteri in base ai quali includere o meno un caso di suicidio all’interno categoria nosografica della vittima di suicidio.
Attraverso lo studio delle testimonianze raccolte, saggi e ricerche, si è potuto concludere che furono vittime di suicidio sia alcuni uomini che si tolsero la vita allo scopo di evitare la deportazione, sia alcuni che corsero sul reticolato elettrico di Auschwitz, sotto minaccia delle SS.

Ipnosi. Presupposti teorici e applicazioni pratiche

Studentessa: Perissinoto Monica
Titolo tesi: Ipnosi. Presupposti teorici e applicazioni pratiche
Docente relatore: prof.ssa Cavinato Marianna
Controrelatore: prof. Pitteri Marco
Presidente Commissione di tesi: prof.ssa Signorotto Beatrice
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 16/07/2014

Dopo aver presentato una breve storia dell'ipnosi, ho tentato di comprendere il significato e la metodica di questa tecnica, la sua efficacia e la reale utilità, senza preconcetti limitanti o aspettative miracolistiche. Nell'essere umano, corpo e mente sono indissolubilmente uniti ed integrati, influenzandosi reciprocamente, su entrambi agisce l'ipnosi che oggi rappresenta una cura medica a tutti gli effetti, impiegata in vari campi. Mi sono posta il quesito se le tecniche ipnotiche possano avere benefici diversi o agire su substrati diversi rispetto ad altre pratiche mentali attualmente in voga come ad esempio la Mindfulness di cui darò qualche accenno. Da ultimo ho voluto presentare un'esperienza diretta che mi ha ulteriormente appassionato a questa metodica, vissuta, da tirocinante, presso l'ospedale San Camillo del Lido di Venezia.

Tenere a mente la mente: la Mentalizzazione nella pratica clinica

Studentessa: Zen Daniela
Titolo tesi: Tenere a mente la mente: la Mentalizzazione nella pratica clinica
Docente relatore: prof.ssa Signorotto Beatrice
Controrelatore: prof. Pitteri Marco
Presidente Commissione di tesi: prof.ssa Fressini Lara
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 16/07/2014

Questo lavoro vuole essere una sollecitazione a comprendere la strategia di intervento clinico della mentalizzazione, finalizzata non solo a conoscere la storia del trauma del paziente e a intervenire sulle sue manifestazioni sintomatiche, ma soprattutto a incrementare le capacità del paziente di pensare ed elaborare in maniera flessibile e consapevole alcuni aspetti della propria vita e quei vissuti affettivi che sfuggono a ogni tentativo di nominazione. In altre parole, questo lavoro cerca di dimostrare quanto questo intervento nel lavoro clinico non si limita a stimolare il paziente ad esprimere le proprie emozioni, ma cerca di aiutarlo a riconoscere e di conseguenza regolare i propri affetti. Dunque, si è cercato di dimostrare quanto il clinico, fruitore di questa strategia terapeutica, sia un facilitatore e una guida per l'esplorazione che il paziente fa delle proprie emozioni, dei propri vissuti e della propria storia. In questo modo il terapeuta è in grado di stimolare e potenziare continuamente i processi di auto-riflessività e mentalizzazione nel paziente, permettendoli così di farli propri e usufruirne anche al di fuori del setting clinico.

From the primal faith to the universalizing faith: Fowler's theory

Studentessa: Marangon Angela
Titolo tesi: From the primal faith to the universalizing faith: Fowler's theory
Docente relatore: prof. Barduca Renzo
Controrelatore: prof. Giacopini Nicola
Presidente Commissione di tesi: prof.ssa Fressini Laura
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 16/07/2014

Alla base di questo scritto c’è l’interrogativo di come alcune persone riescano a donare se stessi e tutta la loro vita per gli altri, a inseguire grandi ideali e poi realizzarli ogni giorno nella quotidianità. Alla base di questi atteggiamenti di amore, di generosità, di altruismo, si celano dei dinamismi psicologici, ai quali si cerca di dare una spiegazione attraverso il contributo di approcci e teorie.
Inoltre, si vuole esplorare se e quanto influisce l’esperienza religiosa in questo percorso: grazie all’apporto di alcuni autori, basandosi soprattutto sulla teoria dello sviluppo della fede secondo l’autore americano James Fowler, si cercherà un’ipotesi interpretativa delle condizioni per cui un individuo realizza se stesso rendendo la sua vita dono per gli altri e attuando degli atteggiamenti tali da raggiungere questo obiettivo nel corso dell’intera esistenza.

Analisi dei meccanismi di difesa impiegati dal personale in servizio in pronto soccorso generale e in pronto soccorso pediatrico e terapia intensiva neonatale nell'Azienda

Studentessa: Ferro Michela
Titolo tesi: Analisi dei meccanismi di difesa impiegati dal personale in servizio in pronto soccorso generale e in pronto soccorso pediatrico e terapia intensiva neonatale nell'Azienda
Docente relatore: prof. Marchioro Davide Maria
Controrelatore: prof. Giacopini Nicola
Presidente Commissione di tesi: prof. Fontana Umberto
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 04/03/2014

Lo scopo di questo lavoro ha due obiettivi fondamentali: il primo è rilevare ed analizzare quali sono i meccanismi di difesa impiegati dal personale attraverso valutazioni quantitative, qualitative e osservando la scala maturativa della difesa utilizzata; un ulteriore obiettivo secondario è verificare se vi sono (e nell’eventualità, quali) differenze nei meccanismi adottati dalle diverse categorie di soggetti coinvolti.
Il contesto in cui l’indagine si è svolta sono state le Strutture Operative del Pronto Soccorso Generale (PSG), Pronto Soccorso Pediatrico (PSPed) e la Terapia Intensiva Neonatale (TIN) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Santa Maria della Misericordia” di Udine. Le tre Strutture Operative, pur gestendo pazienti urgenti ed emergenti, si differenzia nella composizione della specialità dei professionisti che ne fanno parte e nel numero di utenti che vi accedono all’anno e nelle attività svolte.
Specificatamente il Pronto Soccorso Generale è composto da: 1 Direttore, 25 Medici, 1 Coordinatore Infermieristico, 27 Infermieri, 20 Operatori Socio Sanitari (Oss), 2 Ausiliari, 1 Amministrativo a fronte di circa 67.000 pazienti/anno ed una gestione del paziente che si articola nelle attività di Triage,  Osservazione Breve Intensiva (OBI) e Medicina d’Urgenza. Il Pronto Soccorso Pediatrico comprende: 1 Direttore, 11 Medici, 1 Coordinatore Infermieristico, 16 Infermieri, 6 Puericultrici, 5 Operatori Socio Sanitari (Oss), 4 Ausiliari per circa 17.000 pazienti/anno ad attività articolate sul Triage e sul reparto stesso di pediatria. La Terapia Intensiva Neonatale è formata da: 1 Direttore, 13 Medici, 1 Coordinatore Infermieristico, 24 Infermieri, 5 Puericultrici, 1 Operatore Socio Sanitario(Oss), 5 Ausiliari a fronte di circa 1668 nati e circa 100 trasferimenti esterni, con attività di Triage e reparto intensivo.

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Il volontario di Protezione Civile. Indagine analitica della relazione tra Volontari e vittime

Studentessa: Scarpa Elisabetta
Titolo tesi: Il volontario di Protezione Civile. Indagine analitica della relazione tra Volontari e vittime
Docente relatore: prof.ssa Fressini Lara
Controrelatore: prof.ssa Signorotto Beatrice
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 26/02/2014

I Volontari di Protezione Civile svolgono un ruolo centrale nei contesti di emergenza. In tali occasioni essi, come le vittime primarie, sono a loro volta coinvolti nell'evento critico e vengono inevitabilmente a contatto con persone traumatizzate. Gli eventi verificatisi negli ultimi anni hanno dimostrato l'importanza delle dimensioni psicologiche e relazionali in tali contesti: un'adeguata formazione che fornisca strumenti favorevoli l'auto-protezione dei Volontari stessi sembra essere necessaria per prevenire risposte emotive disfunzionali. Basandosi su una ricerca bibliografica, la tesi analizza la relazione tra Volontario e vittima, fornendo informazioni utili al Volontario per migliorare le proprie competenze relazionali e mettendo in evidenza le caratteristiche personali utili a prevenire l'insorgere di disturbi. A seguire un'indagine esplorativa indagherà le relazioni esistenti tra le dimensioni componenti l'intelligenza emotiva e lo sviluppo di burnout e secondary traumatic stress. L'indagine sarà confrontata con i dati ricavati dalla collega dott.ssa Stella Sebelia, la quale, invece, indaga l'eventuale presenza di distress derivato dall'esposizione a eventi traumatici.

Civil Protection Volunteers play a central role in emergency situations. In such situations, like primary victims, they are both involved in the critical event and inevitably they come into contact with traumatized people. Events that have occured in recent years show the importance of psychological and relational dimensions in these contexts: an appropriate training providing to Volunteers suitable self-protection tools seems to be necessary to prevent dysfunctional emotional responses. This thesis, based on a bibliographic research, analyzes the relationship between victim and Volunteer, provides the latter with useful information to improve his relational skill and emphasizes personal characteristics needed to prevent the onset of disorders. In addition, an exploratory research will investigate existing relationships between the emotional intelligence components and the development of burnout and secondary traumatic stress. Scores will be compared with data obtained by the colleague Dr. Stella Sebelia, who instead investigates the possible presence of distress derived from exposure to traumatic events.

Il volontario di Protezione Civile. Indagine analitica sulle conseguenze psicologiche nel soccorritore

Studentessa: Sebelia Stella
Titolo tesi: Il volontario di Protezione Civile. Indagine analitica sulle conseguenze psicologiche nel soccorritore
Docente relatore: prof.ssa Fressini Lara
Controrelatore: prof.ssa Signorotto Beatrice
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 26/02/2014

Nel corso della loro attività professionale i Volontari di Protezione Civile si trovano ad affrontare situazioni potenzialmente traumatiche, le quali derivano dal contesto critico e di emergenza in cui prestano soccorso. Lavorare all'interno di un gruppo coeso dove non solo c'è il rispetto delle norme, ma anche dinamicità nella transizione di ruolo, può essere fondamentale nella prevenzione di reazioni emotive disfunzionali da parte del soccorritore, che possono sfociare in distress, burnout, PTSD (Post-traumatic Stress Disorder) o STSD (Secondary-traumatic Stress Disorder).
Attraverso un'attenta ricerca bibliografica sulla figura del Volontario di Protezione Civile, sulle interazioni sociali nel gruppo e le dinamiche in emergenza, nonché sulle reazioni emotive e il trauma nel soccorritore si arriverà ad analizzare la figura del Volontario nel contesto articolato della gestione dell'emergenza. L'indagine vuole dare una visione analitica sia dell'eventuale presenza di distress, mediante la somministrazione del test IES-R (Impact of Event Scale-Revised), sia della competenza emotiva, tramite il test EQ-i (Emotional Quotient Inventory), che evidenzia eventuale presenza/assenza di reazioni emotive disfunzionali. Si vuole, inoltre, verificare attraverso un confronto con la tesi di laurea della dott. ssa Elisabetta Scarpa, e la sua indagine strutturata mediante il ProQOL (Professional Quality of Life Scale), se esiste relazione tra eventuali disturbi e il STSD.

In their work Civil Protection Volunteers often face potentially traumatic situations, which are originated from emergency context.
To prevent dysfunctional emotional reactions in Volunteers, which can lead to distress, burnout, PTSD (Post-traumatic Stress Disorder) or STSD (Secondary-traumatic Stress Disorder), the group plays an important role. It should be cohesive, comply with the rules and role transition should be dynamic.
The study analyzes the role of Volunteer in the articulated context of emergency management through a literature research about the Civil Protection Volunteer, social interactions and group dynamics in emergency, emotional reactions and trauma in the rescuer.
The survey conducted by structured test wants to give an analytical vision of the presence/absence to distress (with the Impact of Event Scale-Revised) in relationship to emotional competence (measured with the Emotional Quotient Inventory).
This thesis aims to determine if there is relationship between emotional disorders and STSD: IES-R score will be compared with results obtained from the colleague Dr. Elisabetta Scarpa, which administers to the same sample the ProQOL (Professional Quality of Life Scale).

La mediazione sistemico relazionale in famiglia-azienda

Studente: Brigo Antonio
Titolo tesi: La mediazione sistemico relazionale in famiglia-azienda
Docente relatore: prof.ssa Signorotto Beatrice
Controrelatore: prof.ssa Fressini Lara
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 26/02/2014

La sistemica relazionale e l’impresa familiare costituiscono i due poli di attrazione di questo lavoro. La descrizione della storia e della formazione del pensiero sistemico emoziona lo scrivente perché intravvede in questa metodica la possibilità di operare all’interno del contesto famiglia-azienda con metodi nuovi, cioè con metodi più incentrati sulla persona e sul suo benessere attraverso tecniche che consentano tali risultati, ma che non sono mai fine ma solo mezzo per l’obiettivo che rimane l’andare oltre. L’attenzione per tutti i protagonisti del sistema, la profonda ricerca degli elementi caratterizzanti il contesto, rendono questa modalità di intervento particolarmente adatta alle imprese-famiglia. Queste ultime infatti sono caratterizzate da strutture e organizzazioni originalissime che le rendono singolarmente uniche. L’impresa familiare è costituita dall’imprenditore che di regola è il fondatore, al quale spettano tutti gli atti di ordinaria gestione, dal coniuge, dai parenti entro il terzo grado e dagli affini entro il secondo grado. L’impresa-familiare continua tutt’oggi ad essere una presenza fondamentale nel panorama produttivo nazionale. Essa infatti rappresenta più dell’80% del totale delle aziende sul territorio. Non vi è infatti alcun settore produttivo e commerciale che non trovi rappresentanza nell’ambito della impresa familiare con aziende–famiglia di piccola media o grande dimensione. Si pensi che l’impresa familiare è un istituto giuridico di recente creazione nell’ordinamento Italiano disciplinato nell’art. 230 bis del codice civile. Esso regola i rapporti che nascono in seno ad una impresa ogni qual volta un familiare dell’imprenditore presti la sua opera in maniera continuativa nella famiglia o nella stessa impresa. Vale la pena sottolineare che l’ intervento normativo appena citato è stato di tutela di quei familiari che pur lavorando all’interno di una impresa familiare non erano precedentemente protetti nei confronti del sistema azienda. Fa riflettere che fosse proprio la famiglia, l’ambito protettivo per antonomasia, una volta trasformatasi in azienda, a non proteggere adeguatamente i suoi membri-lavoratori. La normativa sembra infatti prendere più in considerazione il ruolo dei singoli familiari che collaborano nell’impresa, di quanto in passato abbiano fatto i titolari delle stesse. Forse questo elemento può sembrare non fondamentale alla trattazione dei temi a noi cari, ma sicuramente diventa significativo, quando si affacciano sul panorama esistenziale di queste realtà altri tipi di problema come quello della successione generazionale. Pare rilevante muovendosi in questi contesti con la disponibilità a cogliere differenze, nuove punteggiature, informazioni capaci di generare quell’auspicato cambiamento.

Parole senza suono. Linee di prevenzione e di intervento nei casi di abuso e maltrattamento su minori: il progetto Cace

Studentessa: Sonego Valentina
Titolo di tesi: Parole senza suono. Linee di prevenzione e di intervento nei casi di abuso e maltrattamento su minori: il progetto Cace
Docente relatore: Prof.ssa Possamai Michela
Controrelatore: Prof. Monzani Marco
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Benatti Fabio
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 30/09/2013

Con questa tesi si è voluto dimostrare l’importanza della realizzazione di interventi di prevenzione efficaci a favore del minore: pertanto l’obiettivo è stato quello di offrire un contesto di chiarezza sui compiti istituzionali e professionali e di corresponsabilità che devono assumere i soggetti istituzionali e gli operatori nei confronti della protezione, della tutela e della cura del minore. Partendo dall'assunto di base che l'abuso e il maltrattamento sono sempre esistiti è stato proposto un breve percorso sulla storia del fenomeno dell’abuso e del maltrattamento sia dal punto di vista normativo che da quello della costruzione delle diverse forme esistenti. Dopo questo primo aspetto di natura teorica, è stata proposta la lettura di un progetto di prevenzione all’abuso e al maltrattamento all’infanzia; progetto adottato dalla federazione Valdoco di Madrid e che personalmente ho potuto "sperimentare" durante il periodo di tirocinio nella comunità. Quest'ultimo aspetto, insieme alla teoria di riferimento, ha permesso di delineate delle linee guida consultabili da tutti gli operatori che si trovano a lavorare a contatto con questo tipo di situazioni. Ciò che questa tesi vuole sottolineare è che è necessario costruire e diffondere una "nuova cultura dell' infanzia", in cui il bambino venga considerato come valore da proteggere.

Ferite per sempre: il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili

Studentessa: Tosi Gloria
Titolo di tesi: Ferite per sempre: il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili
Docente relatore: Prof.ssa Possamai Michela
Controrelatore: Prof. Monzani Marco
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Benatti Fabio
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 30/09/2013

“L'escissione ti fa donna. Io ho sofferto, ma pensavo: finalmente oggi sono diventata una donna, prima non ero niente. Io non sono contro la circoncisione per la donna, perchè lei deve controllare la sua sessualità, così da non essere promiscua. Mi hanno infibulato quattro volte; e dopo ogni parto venivo cucita di nuovo, perchè solo le puttane rimangono aperte, e chi non si fa chiudere rischia di perdere il marito”. (Luca Barbieri, 2005)
Con l'espressione Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) si intendono tutte le forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o ad altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche. L'origine di tale pratica appare tutt'ora sconosciuta a causa delle molteplici teorie relative alla sua nascita (basti pensare che il primo documento risale a circa seimila anni fa) ma, nonostante tutto ciò, le MGF hanno una caratteristica prevalente: la repressione della sessualità femminile. Dalle ricerche effettuate dall'ISTAT tale pratica avverrebbe, tutt'ora, in 28 Paesi dell'Africa Sub – Sahariana, oltre che in Egitto, in Medio Oriente (Yemen, Oman e Giordania), in minima parte nei Paesi asiatici e in alcune zone dell'India e dello Sri – Lanka. Con il fenomeno dell'immigrazione, iniziato negli anni Novanta del Novecento, tale pratica è diventata un fenomeno di attenzione mondiale in quanto si è diffusa sia in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada, Australia e nell'America Settentrionale.
Le ragioni che stanno alla base di tutto questo sono varie: dalla credenza erronea che sia stato l'Islam a dettare come obbligatoria l'esecuzione di tale pratica, alle motivazioni psico-sessuali, sociologiche, igieniche, estetiche ed economiche (istituto del brideprice). La classificazione standard dell'OMS distingue quattro forme principali di mutilazione: clitoridectomia (ablazione del prepuzio + asportazione parziale o totale del clitoride), escissione (come la clitoridectomia + ablazione totale o parziale delle piccole labbra), infibulazione (totale asportazione del clitoride e delle piccole labbra e almeno i 2/3 anteriori o l'intera sezione mediale delle grandi labbra) e la quarta (forme eterogenee).
Tale pratica, purtroppo, comporta delle gravi conseguenze a livello fisico (dalle infezioni alle vie uriniarie fino alla morte per shock emorragico) a gravi conseguenze a livello psicologico (disturbi del sonno e alimentari, dell'identità del Sé, dell'umore ecc).
Tale tematica è poco conosciuta non solo all'interno dell'opinione pubblica, ma soprattutto all'interno dell'ambito sanitario, educativo e socio – educativo, oltre ad essere poco praticata nell'ambito preventivo. Pertanto è importante fare leva su quest'ultimo ambito contro tale pratica per potere salvaguardare la vita di queste povere anime le quali, pur di non essere emarginate dalla società e per la gioia di avere una festa dopo l'esecuzione di tale pratica, decidono di farsi sottoporre alle MGF. Con tale elaborato di tesi spero di “poter aprire gli occhi e il cuore” a tutti coloro che si accingeranno a leggerla, magari poco edotti su alcuni espetti di tale tematica.