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L'arte di controllare i propri sogni. Le grandi potenzialità del sogno lucido

Studente: Soso Paolo
Titolo tesi: L'arte di controllare i propri sogni. Le grandi potenzialità del sogno lucido
Docente relatore: prof. Roberto Baruzzo
Controrelatore: prof.ssa Marcella Bounous
Presidente Commissione di tesi: prof. Fabio Benatti
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 07/10/2015

La possibilità di entrare nei propri sogni e controllarli è tutt’altro che fantascientifica, è anzi divenuta una pratica conosciuta in tutto il mondo ed oggetto di ricerca in ambito scientifico. Tale pratica viene definita Sogno Lucido.
Il sogno viene definito lucido nel momento in cui l’individuo acquisisce consapevolezza di trovarsi all’interno di un sogno, pertanto può decidere di vivere tale esperienza come desidera, può piegare il sogno stesso alla sua volontà e vivere esperienze altrimenti impossibili nella vita reale. Esistono varie tecniche per poter utilizzare il sogno lucido, alcune di facile utilizzo e che non richiedono particolari sforzi ma generalmente meno efficaci o comunque solo a lungo termine, mentre altre richiedono sforzi maggiori per poter essere utilizzate ma garantiscono un risultato migliore. In questo lavoro di tesi si propone una nuova tecnica che risulta allo stesso tempo facile da applicare ma efficace. Vengono inoltre presentate le principali ricerche svolte fino ad oggi sul tema del sogno lucido, le cui potenzialità ed applicazioni sono ancora tutte da scoprire.
Il sogno lucido potrebbe essere considerato la chiave d’accesso all’inconscio che tanto è stata ricercata per anni, in quanto può fare da ponte tra l’esperienza onirica attraverso cui l’inconscio si esprime e la mente razionale, solitamente sopita durante il sogno. Questo incontro può diventare auto terapeutico per l’individuo in quanto permetterebbe un confronto diretto con il proprio subconscio. Le potenzialità di questo strumento sono svariate, il filone maggiormente seguito dalle ultime ricerche è quello relativo alle applicazioni in ambito sportivo, ma in futuro il sogno lucido potrà divenire anche un’importante strumento terapeutico.

La musica come strumento clinico e terapeutico

Studente: Bonfà Francesco
Titolo tesi: La musica come strumento clinico e terapeutico
Docente relatore: prof. Giovanni Marchioro
Controrelatore: prof. Umberto Fontana
Presidente Commissione di tesi: prof. Fabio Benatti
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 07/10/2015

Questa ricerca nasce dal desiderio di approfondire una tematica che in Italia ha sempre trovato ampi spazi di dibattito non sempre chiari e imparziali.
L’obiettivo principale di questo elaborato, sarà quello di dimostrare la grande funzionalità dello strumento sonoro - musicale che potrà essere applicato al mondo della Psicologia Clinica.
Dopo una necessaria premessa sulla Multidimensionalità della Musica (Bonfà 2011), e della applicazione della Musica nel campo di studi della Psicologia della Musica e della Musicoterapia, si cercherà di dimostrare come il mezzo sonoro – musicale può essere di aiuto per la pratica clinica e psicoterapeutica in particolare facendo riferimento alla Musicoterapia Recettiva e al Modello “Immaginario Guidato e Musica” di Helen Lindquist Bonny. Questo metodo prevede che il paziente, a fronte di una determinata musica, rievochi immagini mentali che potranno essere in un secondo momento analizzate. Infatti, grazie alla rievocazione e all’analisi delle sopracitate immagini mentali, si potrà analizzare il contenuto inconscio espresso dall’anima (psiche) del paziente.
In questo modo, la musica diviene uno strumento clinico di analisi e, successivamente, di rilassamento che potrà essere utilizzato dal professionista nel campo clinico per l’analisi e l’aiuto della psiche del paziente.
Verranno inoltre riportati, gli effetti benefici dello strumento sonoro - musicale sulla dimensione psicologica e somatica dell’individuo che diviene “essere musicofilo” (Sacks) alla continua ricerca della propria Identità SOnoro – Musicale (Benenzon).
In ultima analisi, verranno riportati due casi clinici seguiti dal candidato insieme alla propria tutor durante il periodo di tirocinio, dove è stato utilizzato il metodo clinico di stampo  musicale basato sulle visualizzazioni (per la comprensione anamnestica e psicodiagnostica del caso clinico) e a livello musicoterapico (per l’induzione nei soggetti di una sensazione di calma e una condizione di rilassamento).    
Si potrà osservare all’interno dell’elaborato, la straordinaria multidimensionalità della musica, che può rispondere a ogni singola evenienza del soggetto sia per un momento di piacevole relax o svago, sia per un intervento mirato e terapeutico.
In questo modo, la musica, oltre a rivelarsi efficace strumento clinico e terapeutico, diviene parte fondamentale, attiva e indissolubile della vita umana e dell’individuo.

Intelligenza e suggestionabilità, esiste una relazione? Prime analisi di un studio pilota attraverso la Wechsler Intelligence Scale for Children – Fourth Edition e il Bonn Test of Statement Suggestibility

Studente: Zuin Marco
Titolo tesi: Intelligenza e suggestionabilità, esiste una relazione? Prime analisi di un studio pilota attraverso la Wechsler Intelligence Scale for Children – Fourth Edition e il Bonn Test of Statement Suggestibility
Docente relatore: prof. Benatti Fabio
Controrelatore: prof. Monzani Marco
Presidente Commissione di tesi: prof.ssa Rossi Maria Angela
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 25/07/2015

La tesi consiste in uno studio atto a verificare la presenza di concordanze tra l’intelligenza e la suggestionabilità. Per valutare la presenza di nessi tra intelligenza e suggestionabilità sono stati utilizzati la Wechsler Intelligence Scale for Children – Fourth Edition (WISC-IV) e il Bonn Test of Statement Suggestibility (BTSS). Oggetto della tesi è l'applicazione dei test sopra elencati ad un campione di 50 soggetti (25 femmine e 25 maschi) allo scopo di verificare l’esistenza o meno di possibili correlazioni tra l’intelligenza e la suggestionabilità. I soggetti reperiti per questo studio appartengono alle classi I, II, III, IV e V della scuola primaria dell'Istituto Salesiano “Astori” di Mogliano Veneto (TV). L’età dei bambini è compresa tra i 6 e i 11 anni e provengono dalle provincie di Venezia, Padova e Treviso. Il campione si suddivide in 5 sottocampioni di 10 soggetti (5 maschi e 5 femmine), appartenenti ad ognuna delle 5 classi. I dati acquisiti sono stati elaborati tramite il programma statistico SPSS (Statistical Package for Social Science).
Le prime analisi riguardanti le correlazioni tra il QI e la suggestionabilità mettono in evidenza l’assenza di correlazione tra queste due variabili, questo trova conferma nella bibliografia corrente. Nelle successive analisi delle correlazioni, tra le scale del BTSS e gli indici della WISC-IV, vi è stata una suddivisione per le fasce d’età, dai 6 ai 10 anni, e una ripartizione per singola fascia d’età in due gruppi (maschi e femmine). Dall’analisi di queste correlazioni sono emersi due dati fondamentali:
1) Delle correlazione di carattere negativo tra le scale del BTSS e l’indice di Ragionamento Visuo-Percettivo della WISC-IV per il gruppo delle femmine.
2) Scarse correlazioni tra le scale del BTSS e l’Indice di Memoria di lavoro della WISC-IV.
I limiti della ricerca si configurano con la scarsa numerosità campionaria e l’area geografica ristretta. I pregi, invece, risiedono nell’essere i primi dati presenti in bibliografia tra WISC-IV e BTSS. Inoltre, risultano essere le prime analisi in letteratura a mettere in rapporto le singole componenti dell’intelligenza e della suggestionabilità.

Vittime una seconda volta: il fenomeno dello stalking e normativa a confronto

Studentessa: Tosi Gloria
Titolo tesi: Vittime una seconda volta: il fenomeno dello stalking e normativa a confronto
Docente relatore: prof. Monzani Marco
Controrelatore: prof. Capodieci Salvatore
Presidente Commissione di tesi: prof. Magrini Mario
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 24/07/2015

Il fenomeno dello stalking, per la sua complessità, appare sin da subito e da ogni prospettiva (giuridica, scientifica e popolare) di difficile definzione. ll comune denominatore di questo fenomeno riguarda il concetto di relazione e può riguardare tutti, dall'adolescente all'adulto, dall'uomo alla donna. Tale termine è stato coniato nell'ambito dei Paesi di lingua anglosassone e mutuato dal verbo "to stalk" utilizzato specificatamente in riferimento all'attività della caccia e traducibile come "fare la posta, inseguire la preda".
Esso fa riferimento ad una serie di comportamenti di inseguimento, appostamento, di molestie di varia natura caratterizzate dalla ripetitivià quasi ossessiva delle stesse tali da generare, da parte di chi le subisce, la sensazione di persecuzione, senso d'ansia e paura crescente.
Pertanto, il fenomeno dello stalking rappresenta una vera e propria patologia o distorsione della comunicazione e della relazione nella coppia molestatore - vittima.
Esistono diverse definizioni di tale fenomeno, la prima risalente al 1998 da parte dell'australiano J. Reid Meloy consistente in: "Un comportamento ostinato e reiterato di persecuzione e molestia nei confronti di una persona che, per questo, si sente minacciata".
Fino a pochi anni fa non esisteva un'etichetta semantica nè un linguaggio specifico in grado di decodificare questo quadro fenomenologico con i comportamenti e le azioni che lo caratterizzano. Tutto ciò determinava la non esistenza del fenomeno stesso.
Tale fenomeno è entrato a fare parte della nostra cultura, nella psichiatria e nell'ambito della medicina forense a partire dalla fine degli anni '80 - inizio degli anni '90. Dal momento che tale fenomeno è recente, si ritiene necessaria la conoscenza di esso da parte dell'opinione pubblica, scolastica, mediatica, sanitaria ed educativa dal momento che sembrano esserci ancora moltissime lacune relative alle caratteristiche e alle manifestazioni dello stalking.
Dalle ricerche statistiche effettuate dall'ISTAT (2007) nel nostro Paese sarebbero circa 2. 077. 000 le persone che avrebbero subito qualche attività di stalking (un insieme di atti ripetuti e intrusivi). A livello nazionale, da una ricerca condotta su un campione di 9600 persone tra i 17 e gli 80 anni, è emerso che il 70% delle vittime sono donne e il 30% sono uomini. Nel 55% dei casi il persecutore è un partner o un ex partner, nel 5% un familiare, nel 15% un collega o compagno di studi e nel 25% un vicino di casa. Nel 30% dei casi uno stalker su tre è recidivo (continua a perseguitare la vittima dopo la denuncia). Nel 70% dei casi la vittima presenta esiti psico-relazionali gravi.
Attualmente vi sono tre fonti per valutare la diffusione del fenomeno, ovvero le ricerche sulla vittima, i dati ufficiali sulla criminalità e i dati forniti dalle perizie psichiatriche, dati che possono fornire diverse interpretazioni circa la diffusione di tale fenomeno.
Nonostante il fenomeno dello stalking, con il trascorrere del tempo, abbia assunto dimensioni sempre più ampie, purtroppo, le misure repressive previste nei vari ordinamenti per sanzionare le condotte di molestie e minacce sono apparse ben presto insufficienti e inadeguate per contrastare tale fenomeno. Questo ha indotto molti Stati moderni ad adottare norme specifiche per fronteggiare il diffondersi di questo comportamento, sollecitati anche da istanze portate avanti dall'opinione pubblica e da movimenti femministi.
In Italia, prima del d.l. 11/2009 con l'art. 612-bis rubricato "atti persecutori" non esisteva una normativa per fronteggiare tale fenomeno e i faceva riferimento all'art. 660 c.p. (molestie) e solo nei casi più gravi alla violenza privata (art. 612 c.p.).
Nonostante tale normativa, il fenomeno nel nostro Paese persisterebbe per vari motivi: 1)nel nostro Paese non vi sono degli strumenti ritenuti adeguati per contrastare la serie di atti insistenti e ripetuti; 2)la configurazione del reato di molestie, prima dell'introduzione del d.l. 11/2009, risultava del tutto inadeguata; 3)le condotte di stalking sono identificabili per lo più in fatti che, singolarmente valutati, possono apparire del tutto insignificanti o infantili (escluso il fatto delle minacce e delle aggressioni), specialmente se estromessi dal contesto che li determina; 4)il nostro Codice Penale, in realtà, non conosce  il reato di stalking, anche se quando si pensa all'art. 612-bis viene spontaneo, anche per gli operatori del diritto, rifarsi gli atti persecutori; 5)nonostante il legislatore sia consapevole della necessità di dotare di strumenti di difesa soggetti particolarmenti deboli e restii alla denuncia, la regola generale è quella di querela di parte.
L'obiettivo di tale elaborato di tesi è stato quello di rivisitare, da un punto di vista vittimologico, la normativa vigente in Italia (e la sua successiva revisione nel 2013), confrontandoa con la normativa dei Paesi extraeuropi e europei, al fine di evitare la "seconda vittimizzazione che, purtroppo, la vittima è costretta a subire nel momento in cui decide di rivolgersi alle forze dell'ordine per sporgere denuncia la quale, invece di essere aiutata, viene ulteriormente derisa.
Ultimo obiettivo, ma non meno importante, è stato quello di portare alla luce il fenomeno dello stalking (o Sindrome delle Molestie Assillanti) in tutte le sue sfumature con il fine di promuovere la tutela della vittima attraverso un progetto che la lo scopo, oltre alla tutela, di far conoscere il fenomeno, riconoscerlo e prevenirlo.

Training Autogeno nel burden del caregiver del malato di Alzheimer

Studentessa: Antinori Rodriguez Natalia America
Titolo tesi: Training Autogeno nel burden del caregiver del malato di Alzheimer
Docente relatore: prof. Baruzzo Roberto
Controrelatore: prof. Benatti Fabio
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 22/07/2015

Questo elaborato presenta il Training Autogeno di base, basato sull’opera di Iohannes Heinrich Schultz, come una tecnica e un metodo con il quale il caregiver del malato di Alzheimer può acquisire una maggiore consapevolezza e un’accettazione del proprio Io, in modo di migliorare la qualità di vita e contrastare il burden che ogni caregiver, in conseguenza del proprio ruolo, è chiamato a sperimentare e sopportare.
L’obiettivo che ci prefiggiamo è lo studio e la documentazione del rapporto tra l’esperienza autogena e lo sviluppo di una maggiore resilienza, distensione, autoconsapevolezza e rafforzamento delle potenzialità e delle energie fisiche e mentali nel caregiver del malato di Alzheimer al fine di incrementare il proprio benessere e di conseguenza quello delle persone che accudiscono.
Per fondare la nostra scelta ci siamo basati sui presupposti e sulle linee guida dell’Alzheimer's Disease International (ADI),1 la quale offre assistenza e sostegno alle persone con demenza e ai loro caregiver, e inoltre lavora a livello mondiale per focalizzare l'attenzione sulla demenza. Infine, concludiamo che il Training Autogeno è un efficace strumento che attraverso la commutazione autogena favorisce la realizzazione nella vita del potenziale che ogni uno ha dentro di sé per lo sviluppo e il mantenimento di un equilibrio con se stesso e con la realtà circostante.
Parole chiave: Training Autogeno, commutazione autogena, caregiver, burden, resilienza, potenziale, consapevolezza.

his paper presents the Autogenic Training, based on the work of Iohannes Heinrich Schultz, as a technique and a method through which the caregiver's of person with Alzheimer's can gain greater awareness and acceptance of one's self, in order to improve the quality of life and combating the burden that every caregiver, as a result of his role, is called to experience and bear.
The goal we have set is the study and documentation of the connection between the autogenous experience and the development of greater resilience, relaxation, selfawareness and strengthening of the potential physical and mental in the caregiver of someone with Alzheimer's to increase their well-being and consequently also of the people who their take care.
To found our choice we are based in the assumptions and guidelines of the Alzheimer's Disease International (ADI)2, which provides assistance and support to people with dementia and their caregivers, and also works in the world to focus attention on dementia..
Finally, we conclude that the Autogenic Training, is an effective and powerfull instrument that through autogenous commutation promotes the realization in the life of the potential that each one of us has within himself, to the developing and maintaining of a balance with itself and with the surrounding reality.
Keywords: Autogenic Training, Autogenous Commutation, Caregiver Burden, Resilience,
Self-awareness.


Il mondo interiore dell'adolescente attraverso l'immaginario. Teorie e tecniche di esplorazione

Studentessa: Felisatti Raffaella
Titolo tesi: Il mondo interiore dell'adolescente attraverso l'immaginario. Teorie e tecniche di esplorazione
Docente relatore: prof. Fontana Umberto
Controrelatore: prof. Magrini Giovanni
Presidente Commissione di tesi: prof. Robotti Carlo Andrea
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 10/03/2015

Cosa c’è di più concreto di un’immaginazione? Come può l’immaginario aiutare le persone in disagio sociale o psicotico?
Da un dettagliato studio con riferimento agli autori delle teorie del profondo, incominciando da Jung, passando per Kohut, Klein, Winnicott, si delinea un quadro mittle-europeo del ‘900, cui si aggiungono psicoanalisti e filosofi francesi quali Desoille, Bachelard, Fabre. Il tutto per giungere alle teorizzazioni di Francesco Simeti, neonatologo e neuropsichiatra infantile che da trent’anni utilizza questo metodo con bambini, adolescenti e adulti. Nell'attività del Laboratorio dell'Immaginario l'intento è quello di promuovere un intervento educativo che tenga presenti le possibili implicazioni evolutive, in particolare un viaggio nel fondo del mare ha condotto un gruppo di adolescenti ad esprimersi attraverso la produzione grafica. Da questa, che si manifesta sempre in forma simbolica, viene fatta la lettura di eventuali nuclei d’angoscia, secondo il modello analitico immaginativo.
Si ripercorre così un viaggio teorico che testimonia, attraverso la centralità del concetto di simbolo, il collegamento tra le prime teorizzazioni di Jung e le più recenti possibilità applicative  in ambito prevalentemente educativo-pedagogico in un'ottica di prevenzione.

Non sono solo fiabe. Dalle origini di un genere letterario, alla sua importanza in ambito psicologico e terapeutico

Studentessa: Santolini Giulia
Titolo tesi: Non sono solo fiabe. Dalle origini di un genere letterario, alla sua importanza in ambito psicologico e terapeutico
Docente relatore: prof. Fontana Umberto
Controrelatore: prof. Robotti Carlo Andrea
Presidente Commissione di tesi: prof. Albarea Roberto
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 10/03/2015

La fiaba da secoli si pone come ponte di comunicazione, veicolata specialmente dalla metafora, struttura portante della fiaba stessa e del linguaggio utilizzato dall’inconscio.
Attraverso un attento studio dei diversi ambiti di ricerca, si traccia il cammino che la fiaba ha percorso dai suoi albori sino ai nostri giorni.
I primi passi devono essere fatti partendo da una rivisitazione degli studi delle più imponenti personalità che si sono susseguite nello studio del mondo fiabesco: dagli studi strutturali delle due imponenti opere Morfologia della fiaba e Le radici storiche dei racconti di fate, del famoso folclorista Vladimir Propp; alle concezioni di inconscio collettivo  e archetipi introdotti dal grande Carl Gustav Jung, si delinea una descrizione della fiaba in tutte le sue sfumature.
Solo attraverso uno sguardo più profondo, infatti, è possibile analizzare la fiaba attraverso una lente psicanalitica per ritrovarne gli elementi psicodinamici fondanti (tutto supportato dalle maggiori personalità in ambino psicanalitico come: C. G. Jung, M. L. von Franz, Joseph Campell, Bruno Bettlheim, Wilfred Bion, …).
Partendo dalle basi gettate da questi grandi autori, si possono osservare i diversi metodi di applicazione delle fiabe in diversi ambiti psicologici anche attuali: in ambito educativo, in ambito psicosomatico, in psicanalisi, con pazienti malati di Alzheimer, la fiaba come test proiettivo, …
Questo lavoro si conclude con una fiaba mondialmente conosciuta: Cappuccetto Rosso. Partendo dalle sue vere origini (legate a fatti di cronaca nera della Francia del ‘600) si arrivano poi ad osservare le diverse interpretazioni che ne sono state date, una delle quali a sfondo sessuale e femminista (data da Erich Fromm).
La fiaba non è solo un mezzo d’intrattenimento può, anzi, divenire uno tra i molti strumenti di cui ogni psicologo può avvalersi per trovare un luogo di condivisione e di comunicazione con le parti più recondite della psiche che, molto spesso, si celano dietro ad un velo ingannatore posato dai meccanismi di difesa della coscienza.

Il dibattito tra Rulla e Mazzocato. Psicologia e teologia a confronto

Studente: Pedron Alessandro
Titolo tesi: Il dibattito tra Rulla e Mazzocato. Psicologia e teologia a confronto
Docente relatore: prof. Vincenzo Salerno
Controrelatore: prof. Edmondo Lanciarotta
Presidente Commissione di tesi: prof. Umberto Fontana
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 10/03/2015

C'è una relazione tra psicologia e teologia? Quali ambiti convergono? Quali, invece, divergono? Quali visioni antropologiche sono alla base delle due discipline? Quali sono le implicanze pratiche? Quali sono le prospettive future e le questioni aperte? Il dibattito tra Rulla e Mazzocato ripropone l'antica discussione tra psicologia e teologia, nella ricerca di una risposta a queste domande. Il confronto tra questi due autori mette in luce questioni aperte come l'inconscio e la moralità, l'affettività, gli intenti pratici e le necessità teoriche, il giudizio e comprensione.

La famiglia di fronte all'handicap: il Parent Training

Studentessa: Muratori Alessandra
Titolo tesi: La famiglia di fronte all'handicap: il Parent Training
Docente relatore: prof. Paolo Meazzini (sostituito dal prof. Ernesto Gianoli)
Controrelatore: prof.ssa Lieta Dal Mas
Presidente Commissione di tesi: prof. Arduino Salatin
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 09/03/2015

Il lavoro di tesi ha come argomento principale di studio l’intervento psicologico indirizzato ai genitori (Parent Training) di bambini e ragazzi con disabilità.
La parte riguardante l’analisi della letteratura esistente sull’argomento, approfondisce le tematiche relative ai diversi approcci al Parent Training, i contesti operativi di questo programma, l’importanza del coinvolgimento della coppia genitoriale come risorsa terapeutica, i presupposti teorici, gli stili genitoriali, i servizi per l’età evolutiva, la resilienza familiare.
La seconda parte del lavoro riguarda invece lo studio del progetto di formazione genitoriale realizzato ad Urbino dal 1998 presso la struttura del Centro Socio Educativo Francesca: tale progetto ha l'obiettivo di favorire il potenziamento delle abilità educative dei genitori, attraverso l'assunzione di specifiche conoscenze, abilità e competenze, rivolte alla realizzazione consapevole delle stesse in una prospettiva longitudinale.
Con questa tesi, si è cercato pertanto di indagare se la proposta di un percorso di Parent Training ad una famiglia con un figlio disabile possa effettivamente modificare la qualità della vita, andando ad incrementare nei caregiver il livello di autoefficacia e cercando di diminuire una parte dell’aspetto depressivo e/o di rabbia grazie ad un attento intervento psicologico che permetta l’elaborazione di tutti quegli aspetti negativi che possono far scivolare anche le coppie più solide e forti, oltre che favorire la comprensione di ciò che sta avvenendo, è avvenuto e avverrà in futuro al figlio.

Il suicidio nell'adolescenza

Studentessa: Gatti Arianna
Titolo tesi: Il suicidio nell'adolescenza
Docente relatore: prof. Gianoli Ernesto
Controrelatore: prof.ssa Dal Mas Lieta
Presidente Commissione di tesi: prof. Salatin Arduino
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 09/03/2015

Il fenomeno del suicidio costituisce un grave problema di salute pubblica poiché possiamo riscontrare un elevato incremento del tasso suicidario negli anni. Dai rapporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si ricava che dal 1950 al 1995 vi sia stata una crescita globale di morti per suicidio del 60 per cento. Si stima che nel solo anno 2002 vi siano stati 877 mila morti per suicidio, quindi, un suicidio ogni 40 secondi, questo corrisponde ad un tasso globale pari a 16 suicidi ogni 100 mila persone. Oltre a questo fattore allarmante c’è da tener conto che ogni 3 secondi qualcuno tenta di farlo: infatti, il tentato suicidio si rivela con ritmo da 10 a 20 volte maggiore del suicidio stesso. È quindi chiara la fondamentale importanza di studiare e comprendere questo fenomeno nei suoi vari aspetti. Si vuole in questo elaborato fornire un quadro dettagliato sulle possibili cause che portano un soggetto  a decidere volontariamente di togliersi la vita, valutando diversi aspetti tra quelli
relazionali, psicologici e sociali. Si darà spazio soprattutto all’analisi specifica dell’adolescenza come periodo critico della vita, esaminando il disagio caratteristico dei giovani e della loro generazione, arrivando poi a comprendere quali sono i fattori predisponenti e di rischio per i comportamenti suicidari con l’obiettivo ultimo di fornire conoscenze rispetto ai possibili metodi di prevenzione possibili.