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Il lausanne trilogue play. Il metodo e gli ambiti di utilizzo

Studentessa: Brotto Patrizia
Titolo tesi: Il lausanne trilogue play. Il metodo e gli ambiti di utilizzo
Docente relatore: prof.ssa Fressini Lara
Controrelatore: prof. Benatti Fabio
Presidente Commissione di tesi: prof. Cusinato Walter
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 04/03/2015

Lo scritto si propone di indagare il metodo del Lausanne Trilogue Play (LTP) messo a punto dall’équipe di ricerca del Centro Studi sulla Famiglia di Losanna coordinato dalla prof.ssa E. Fivaz-Depeursinge (1999) dopo un’attenta e scrupolosa consultazione di materiale bibliografico e sitografico specializzato sull’argomento. Obiettivo del lavoro è di presentare il metodo come procedura osservativa nei diversi ambiti di utilizzo e di portare il lettore a cogliere come la letteratura consultata. lo consideri uno strumento attualmente valido ed attendibile nei contesti di osservazione, valutazione e prevenzione al disagio familiare nonché al sostegno alla genitorialità in ambito giuridico e peritale. Verrà definita la figura del Consulente Tecnico d’Ufficio che ha il ruolo di affiancare e coadiuvare il giudice in ambito peritale e processuale del Diritto Civile. Filo conduttore dell’elaborato è l’attenzione alla famiglia intesa come triade in un contesto di dinamico scambio relazionale e alla figura del minore, con particolare riguardo alla tutela del diritto alla bigenitorialità sancito dalla Legge n. 54/2006 rispetto all’affidamento del minore in contesti di famiglie separate. Citazioni tratte da fonti autorevoli ed attuali permetteranno al lettore di conoscere il processo teorico e psicologico che nel panorama nazionale ed internazionale ha portato un concreto cambiamento di prospettive ed approcci rispetto al concetto di famiglia, relazionalità e attenzione al minore che ha caratterizzato quest’ultimo trentennio.

Minori Stranieri Non Accompagnati: verso un'esperienza "etno-diagnostica"

Studente: Garzara Fabio
Titolo tesi: Minori Stranieri Non Accompagnati: verso un'esperienza "etno-diagnostica"
Docente relatore: prof. Benatti Fabio
Controrelatore: prof. Marchioro Davide
Presidente Commissione di tesi: prof. Fontana Umberto
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 16/12/2014

Questa ricerca si è svolta all’interno di una Comunità di accoglienza per Minori Stranieri Non Accompagnati, con lo scopo di evidenziare la possibile presenza di specifici disagi e particolari problematiche connessi alla condizione di migranti. Se consideriamo che l’evento migratorio è un atto potenzialmente traumatico, abbiamo voluto rilevare in soggetti che vivono questa esperienza le conseguenze che, da un punto di vista dell’assessment psicologico, ne possono derivare.
Questi minori spesso evidenziano problematiche di tipo cognitivo, comportamentale ed emotivo, con rilevanti disturbi della struttura di personalità caratterizzati da isolamento, ansia diffusa, instabilità degli stati dell’umore ed acting out caratterizzati anche da agiti violenti.
La ricerca nasce dall’analisi di tutti questi elementi che, oltre a rappresentare significative situazioni di rischio e di disagio, possono influenzare negativamente i processi evolutivi e di integrazione di questi minori.
La somministrazione di una batteria di test di tipo proiettivo ad un campione di dodici di questi minori, è stato lo strumento per indagare su vari aspetti relativi alla struttura e l’organizzazione della personalità, la modalità di attaccamento, la qualità delle relazioni e la relativa maturazione dell’Io.
La scelta dei test è stata fatta sulla base degli obiettivi da perseguire e sulle particolari caratteristiche dei soggetti a cui sarebbero stati somministrati, tenendo conto principalmente delle differenze di tipo linguistico. Inoltre, la tipologia di questi strumenti proiettivi ha permesso una particolare comparazione dei risultati ottenuti nei singoli test: i dati raccolti nelle varie somministrazioni sono stati analizzati e confrontati per valutarne l’accordanza, evidenziarne i tratti comuni e sottolinearne le eventuali differenze, fornendo così un’interpretazione accurata ed esaustiva.
Si è cercato, comunque, di evitare qualsiasi pericolo di facili ‘patologizzazioni’ dei disturbi riscontrati, anche nei casi più marcati e evidenti, evitando cioè di assegnare delle etichette nosografico-descrittive di psicopatologia. Si è preferito, infatti, privilegiare gli aspetti qualitativi rispetto a quelli quantitativi proprio per poter costruire valutazioni di tipo clinico finalizzate alla realizzazione di adeguati e mirati interventi funzionali al benessere di questi minori.

The present research has been conducted in a Host Community for Foreign Unaccompanied Minors and its purpose has been that of finding out about the connection between the possible presence of specific disadvantages and the fact of being an immigrant. Our starting point was considering emigration as a potentially traumatic event; thus stated, our aim was that of studying the consequences in young people; we adopted the point of view of psychological assessment.
These underage people often show either cognitive, behavioural and emotional problems and significant personality structure disorders characterized by isolation, widespread anxiety, mood swings and acting out associated with violence.
Our study starts from the analysis of all the above mentioned aspects which are not only representative of significant plights, risks and discomfort but can also affect their developmental stages and integration.
We gave a sample group of 12 young people a set of projective tests in order to investigate different aspects related to their personality organization and structure, their dependence, relationships and growth of the ego.
We chose the tests on the basis of two elements; first the objective we decided to  pursue, second the young who would have been given the text. Regarding this point, we took in due consideration their linguistic diversity.
Furthermore, these projective tests helped us compare the results obtained in each test; we analyzed and compared the data collected to evaluate if they matched or not  that is to say we pointed out either their common features and their differences. As we wanted our research to be as accurate and complete as possible, we tried to avoid categorizing the disorders identified, above all when they were clear and evident; we avoided identifying them by using any nosographic and descriptive label related to psychopathology. Indeed, we preferred quality to quantity in order to establish clinical evaluations. For this reason our evaluations can be a useful tool when performing actions aiming at the well-being of foreign unaccompanied minors.

L'uomo verso il declino: teorie e osservazioni cliniche

Studentessa: Magagnin Nicoletta
Titolo tesi: L'uomo verso il declino: teorie e osservazioni cliniche
Docente relatore: prof. Fontana Umberto
Controrelatore: prof. Poles Giovanni
Presidente Commissione di tesi: prof. Magrini Mario
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 16/12/2014

Negli ultimi decenni l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è interrogata sulla tematica della longevità, una caratteristica del mondo odierno; e dell’invecchiamento della popolazione legato alle condizioni di salute dei soggetti anziani, considerate in particolare dal punto di vista psicologico. Questo lavoro vuole prendere in considerazione prima di tutto l’uomo nel difficile percorso che lo porterà al suo declino fisico, cognitivo, psicologico, sociale. C’è da chiedersi, quando inizia l’anzianità? Quali fattori incidono nel processo di invecchiamento, dal punto di vista biologico ma anche sociale? Non tutti invecchiano allo stesso modo, e non tutti nell’invecchiare perdono il controllo delle proprie capacità. Tutti però si ritirano dal mondo del lavoro per raggiungimento di età, tutti devono in qualche modo “ristrutturarsi” secondo l’età cronologica raggiunta, tutti nella fase di anzianità non possono più contare sulle capacità che avevano come negli anni della maturità o della giovinezza. Che significa tutto ciò per la persona che invecchia, per la famiglia ormai frantumata in più famiglie (le famiglie dei figli), per la società che deve gestire le situazioni irreversibili di “invalidità” che spesso accompagnano la “terza o quarta età”, per la società che deve istituzionalizzare chi non è più autosufficiente? Quando l’anziano preserva ancora la capacità di confrontarsi con il suo mondo interiore, collegando a esso le fasi della vita e quando invece vi sparisce in esso? La tesi cerca di rispondere a queste domande esistenziali partendo dagli autori che maggiormente hanno ottenuto credibilità sul piano internazionale (Havinghurst James, Cumming Elaine, Erikson Erik, Baltes Paul) e che sono stati i pionieri della psicologia dell’invecchiamento, cercando di applicare sul campo i loro studi, affiancando tecniche più attuali, come le batterie di test di tipo cognitivo ma anche applicando per la prima volta in Italia il Wartegg Zeichen Test in un contesto inusuale come l’età dell’anziano.

Storie familiari, suicidio e trasmissione transgenerazionale

Studente: Malossi Francesco
Titolo tesi: Storie familiari, suicidio e trasmissione transgenerazionale
Docente relatore: prof.ssa Fabiana Filippi
Controrelatore: prof. Marco Monzani
Presidente Commissione di tesi: prof.ssa Lara Fressini
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 10/12/2014

Oggetto della tesi sono la tematica del suicidio e la possibilità di usare strumenti clinici della terapia familiare nel guardare a tale evento. Attraverso la presentazione del caso di F. e della sua famiglia, descritta su più generazioni, si affronta e descrive un episodio di suicidio e si utilizzano gli strumenti della terapia familiare, il rientro a casa, la raccolta di storie relative ai familiari, la narrazione in ambito clinico, l’uso di dati oggettivi, quali professioni, date e luoghi, per l’analisi del caso, anche per ciò che concerne le generazioni che precedono il suicidio.
Il tentativo è quello di ricercare e mostrare quali possano essere state le dinamiche generazionali, relazionali e intrapsichiche all’origine del suicidio. Andare ad osservare e raccontare quanto avvenuto prima, per dare senso, seppur parzialmente, a quanto accaduto e generare uno spazio mentale libero dalla saturazione prodotta dalla morte e aperto a nuove possibili storie.
A muovere il lavoro è la salda convinzione che la comprensione ultima e definitiva dell’altro sia impossibile e dunque sia necessaria la ricerca di parole, pensieri e azioni aperte al dubbio e sempre ipotetiche.
La tesi si sviluppa pertanto per gradi, procedendo da un’iniziale ricostruzione e narrazione della storia familiare in esame, allo sviluppo di potenziali ipotesi interpretative ed infine alla presentazione degli elementi teorici utilizzati. Con questo movimento progressivo si manifesta una possibile modalità di incontro con le persone e le storie, volta a non forzare fin da subito quanto da esse vissuto e narrato e a mantenere nell'analisi un approccio rispettoso, aperto a possibili smentite o modificazioni.

La coppia criminale

Studentessa: Bon Anna
Titolo tesi: La coppia criminale
Docente relatore: prof. Monzani Marco
Controrelatore: prof.ssa Filippi Fabiana
Presidente Commissione di tesi: prof.ssa Fressini Lara
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 10/12/2014

In un periodo storico in cui stampa e mass media bersagliano quotidianamente la società con fatti di cronaca nera nei loro più tetri dettagli, ormai quasi più si fa caso a notizie di abusi o delitti più o meno efferati. In un certo senso, è come se ci fossimo abituati a tutto, tanto che lo scalpore suscitato da eventi della più palese violenza è direttamente proporzionale alla commercializzazione della notizia piuttosto che alla crudeltà del fatto stesso.
Ecco quindi una delle ragioni alla base dell’analisi presentata in questo lavoro: se al giorno d’oggi parlare di crimini e criminali non fa più troppo clamore, appare quantomeno opportuno comprendere quali siano le dinamiche psicologiche e sociali che si nascondono dietro ad un reato o un delinquente. Nella vastità di tipologia di criminali e reati possibili, si è deciso di analizzare una delle questioni criminologiche che appare come più complessa e di grande fascino: la coppia criminale.
Nel tentativo di fornire una plausibile spiegazione a tale fenomeno, si è proceduto per gradi, partendo da approfondimenti di carattere teorico, sino a giungere all’analisi di casi di cronaca realmente accaduti, per poi concludere con riflessioni di carattere psicologico e psicopatologico.
All’interno del lavoro si sono quindi presentati: il concetto di coppia criminale nella sua definizione ed evoluzione storica, i fenomeni psicologici di suggestione, dipendenza affettiva e folie à deux, tipologie di coppie criminali e aspetti criminologici generali, analisi di casi di cronaca tristemente noti (il caso di Novi Ligure, la strage di Erba, i delitti di Ludwig) ed, infine, possibili proposte di intervento e trattamento.
Lo scopo del lavoro è stato quello di evidenziare la necessità di abbandonare uno sguardo al fenomeno di carattere emotivo e giudicante, a favore di uno più oggettivo, scientifico e, quindi, completo. Questo per consentire di fare quel salto che permetta di riconoscere dietro ad ogni delinquente non un “mostro” o un assassino, bensì un uomo con la sua immane sofferenza.
Perché dietro ad ogni azione umana, sia essa nel bene o nel male, si cela un intero mondo fatto d’influenze ambientali, sociali, culturali, personali, familiari e quant’altro. Nessuno degli aspetti può essere trascurato. Ciascuno, insieme agli altri, forma un unico grande sistema di fattori che si rivelano come determinanti di un’azione. Sia “buona”, sia criminosa.
Dietro a quanto agli occhi dell’opinione pubblica è stato visto come disumano, si è ricercato invece quanto vi fosse di umano.
Tutto ciò è stato dovuto all’esigenza di proporre uno sguardo psicologico nella sua originaria ed atavica concezione di psicologia come “studio dell’anima”. Lo studio di un soggetto, pertanto, dovrebbe consistere in una sorta di “meta-analisi”, trascendendo dalla singolarità dell’individuo per giungere ad un’osservazione più ampia e complessa. Un’osservazione, quindi, che terrebbe in considerazione il mondo interiore del soggetto in questione sicuramente, ma non prescindendo dal contesto entro il quale egli agisce.
Di questo, nello specifico, si è diffusamente trattato nel corso del lavoro: la relazione. L’uomo è da sempre storicamente descritto come un “animale sociale”, è perché in relazione con l’Altro e, quindi, ciò ci porta a ritenere che la componente sociale sia intrinseca alla natura dell’Uomo in quanto tale.
Anche la coppia criminale è costituita da un’associazione di uomini e, sebbene nel corso dell’analisi emerga come una monade chiusa in se stessa, è risultato evidente che è proprio quell’esterno che essa “esclude” ad incidere fortemente sulla sua condotta.
L’esame dei tre casi di cronaca, poi, ha contribuito ad evidenziare che se la natura dell’uomo è costituita dall’interazione col mondo, ciò avviene sia nella normalità che nella patologia. L’insistenza con cui è stata supportata questa tesi è motivata da un errore che spesso si compie dinanzi a vicende di feroce violenza, ossia il ricorso “economico” alla patologia mentale.

SIBLINGS sorelle e fratelli di persone disabili

Studentessa: Peretto Maria Lorella
Titolo tesi: SIBLINGS sorelle e fratelli di persone disabili
Docente relatore: prof. De Pieri Severino
Controrelatore: prof.ssa Isdraele Romano Annalisa
Presidente Commissione di tesi: prof.ssa Signorotto Beatrice
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 15/10/2014

Oggi il concetto di famiglia è notevolmente cambiato rispetto al passato e, ancor di più, lo sono le relazioni interpersonali dei membri che le compongono, specialmente se all’interno del nucleo familiare ci sono dei casi “al di fuori dell’ordinario”. Gli studi che riguardano i siblings e le relazioni che essi hanno con il disabile sono di quantità limitata, mentre sono in espansione numerose ricerche che approfondiscono le dinamiche interattive della famiglia che si muovono nella direzione di individuare, nel contesto familiare, quali siano i fattori protettivi e i fattori di rischio per lo sviluppo di tutti i suoi componenti.
Il presente lavoro si propone di mettere in evidenza il pesante fardello di responsabilità, di silenzio, di secondarietà e di attesa che grava sui siblings. Cerca di spiegare i loro condizionamenti e di approfondire quali siano e come determinano il loro vissuto.
Si è cercato di entrare, anche se in punta di piedi, nel mondo dei siblings, attraverso:
1-    un’intervista clinica, condotta con alcuni siblings dalle cui testimonianze è emerso il loro vissuto emozionale sperimentato in famiglia. Si capisce immediatamente che essi sentono forte il carico di provvedere e di intervenire nei confronti della sorella/fratello con disabilità. Sono consapevoli che bisogna concretamente decidere, organizzare e agire per prendersi cura in modo amorevole, moralmente e fisicamente, del congiunto meno fortunato. I siblings sentono una responsabilità più elevata nel momento in cui non ci saranno più i loro genitori. La ricerca, sostenuta dalle teorie della psicologia dello sviluppo, dell’educazione e cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, rileva il valore strategico di avere modelli di riferimento su cui i siblings possano basare i loro comportamenti. Infatti, per i siblings le “trame” delle relazioni familiari sono fondamentali e, oggi, lo studio si focalizza proprio nel valorizzare le dinamiche che si sviluppano in presenza di tutti i membri che compongono la famiglia
2-    un questionario rivolto ai siblings e distribuito, dalle aziende locali socio- sanitarie, alle famiglie in cui è presente un figlio con disabilità.
Dalle risposte si evince che la maggior parte dei siblings :
a.    svolge un lavoro indipendente
b.    possiede un diploma di scuola secondaria
c.    vive con i genitori e individua nella madre la persona che più si occupa della sorella/fratello disabile
d.    si prende cura in futuro del fratello/sorella, con cui, al momento, trascorre poco tempo e non è coinvolto direttamente nella sua gestione quotidiana
e.    riferisce di non aver avuto “crisi” : non si è sentito troppo trascurato dai genitori né ha avuto un senso di abbandono. Si è, anzi, sentito appoggiato
f.    nessuno riferisce un cambiamento né nella relazione dei genitori tra loro né tra i genitori e loro stessi
g.    prova   un sentimento di positività al momento dell’indagine.
Sono dati incoraggianti e che fanno pensare alla disponibilità incondizionata nei confronti della disabilità che tocca l’esperienza personale. Adesso tocca alla ricerca approfondire gli studi sulle forme di “sostegno” da dare a chi vive esperienze così difficili.


Now   the concept of family has changed considerably compared to the past , even more the interpersonal relationships of the component members , especially within the family unit  there are "extra ordinary" cases. Studies concerning the siblings and the relationships they have with the “disable” are scarce, while expanding studies that deepen the interactive dynamics of the family that move in the direction of identifying, in the family context , what are the protective factors and the risk factors for the development of all its components .
This paper aims to highlight the grade of responsibility, of silence, of subordination and expectance on siblings. It tries also to explain their conditionings and to investigate what and how to determine their experience .
We tried to get, even if on tiptoe, in the world of siblings through :
1.    a clinical interview conducted with a few number of siblings from whose  testimonies showed their experience inside their family. You understand immediately they feel a strong load to provide and take action against the sister/brother with disabilities. They are aware that it must to practically decide, organize and take action to take care in a loving, morally and physically, the joint less fortunate. The siblings feel a responsibility higher when there will be no more parents. The research, supported by the theories of developmental psychology, education and cognitive behavioral-relational, highlights emphasizes the strategic value of having role models on which the siblings can base their behavior. In fact, for the siblings "plots" of family relationships are crucial and, today, the study focuses right in enhancing the dynamics that develop in the presence of all the members that make up the family.
2.    a questionnaire for the siblings and distributed, by local social health district, to families in which there is a child with disabilities. The responses indicate that the majority of siblings:
a.    performs work independently
b.    possess a high school diploma
c.    lives with his parents and in the mother  identifies the person who deals with most of the individual disabled person
d.    would take care in the future of his brother/sister  with whom currently spends a modest amount of his/her time and he is not   directly involved in its daily management
e.    refers that he/she didn’t have any "crisis ": they did not feel too neglected by their parents or a sense of abandonment. Indeed he felt supported
f.    reports any change in the relationship between their parents nor between parents and themselves
g.    feels positive at the time of the survey
Data are encouraging and suggest that the unconditional willingness to disability that affects the personal experience. Now it's looking further study on the  forms of  “support”  for those who live such difficult experiences.

Il disturbo d'ansia nello sport: dalla diagnosi all'intervento clinico nel triathlon in un caso seguito con il training autogeno

Studentessa: Zavan Margherita
Titolo tesi: Il disturbo d'ansia nello sport: dalla diagnosi all'intervento clinico nel triathlon in un caso seguito con il training autogeno
Docente relatore: prof. Baruzzo Roberto
Controrelatore: prof.ssa Bounous Marcella
Presidente Commissione di tesi: prof. Fontana Umberto
Data: 14/10/2014

Studio pilota sul caso di un atleta di 47 anni che pratica a livello agonistico il triathlon, sport multidisciplinare che prevede la pratica di nuoto-ciclismo-corsa senza soluzione di continuità, e presenta in gara disturbi d’ansia che compromettono le sue prestazioni sportive. Escluse possibili cause organiche in seguito ad accertamenti diagnostici, l’ipotesi diagnostica formulata è in termini di Attacchi di Panico senza Agorafobia. L’invio ad un percorso psicoterapeutico viene affiancato all’apprendimento e alla pratica del Training Autogeno che “consente”, come sosteneva I.H. Schultz, “di rinvigorire gli elementi sani, di attenuare o di smantellare gli elementi patologici”. Un importante contributo in merito alle strutture cerebrali coinvolte nei Disturbi d’Ansia e al ripristino dell’equilibrio omeostatico con la pratica del T.A., in termini di maggiore attivazione della divisione parasimpatica del sistema nervoso autonomo, proviene da recenti studi delle neuroscienze. L’ipotesi iniziale, che prevedeva con la pratica del Training Autogeno di ridurre, anche fino alla scomparsa, la sintomatologia ansiosa dell’atleta durante le gare, è stata convalidata dal feedback fornito dal triathleta, dai risultati delle gare nelle quali si è cimentato nella stagione agonistica 2014  e dai risultati del test EMAS (Endler Multidimensional Anxiety Scales), somministrato all’inizio e al termine del percorso di Training Autogeno.

Family System Test (FAST) Uno studio pilota

Studentessa: Alessio Laura
Titolo tesi: Family System Test (FAST) Uno studio pilota
Docente relatore: prof. Benatti Fabio
Controrelatore: prof. Giacopini Nicola
Presidente Commissione di tesi: prof. Monzani Marco
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 11/10/2014

Il mio progetto di tesi si pone come contributo iniziale per la taratura italiana del Family System Test.
Tale test, ideato da Thomas Gehring nel 1993, valuta la percezione che il soggetto
ha delle relazioni che intercorrono nel proprio sistema familiare, indagando due
dimensioni: ‘Coesione’ e ‘Gerarchia’. Oltre alla percezione che il soggetto ha
della propria famiglia è anche possibile identificare il tipo di struttura familiare
predominante in varie situazioni. Per questi motivi, il Family System Test può essere usato sia ambito terapeutico sia in ambito clinico-forense che  in contesti scolastici.
Le rilevazioni sono state svolte attenendosi al campione di standardizzazione dello stesso autore: lo strumento è stato somministrato individualmente ad un gruppo eterogeneo di persone residenti, prevalentemente, nel Nord Italia. Oltre al FAST è stato somministrato anche il questionario FACES III per valutare la validità convergente.
Successivamente,sono state effettuate delle analisi correlando le due dimensioni al fine di verificare la validità interna del Family System Test, l’indipendenza dei due costrutti indagati e la tipologia di struttura familiare preponderante che emerge dal campione di dati italiano. Dai risultati ottenuti, si può affermare che il FAST abbia una buona validità di costrutto e che ‘Coesione’ e ‘Gerarchia’ si possano considerare due variabili indipendenti. In riferimento alla validità convergente si confermano bassi indici, a causa della poca somiglianza concettuale tra i due test. Questa ricerca, pur presentando dei limiti, facilmente superabili, può essere considerata una buona base di partenza per futuri approfondimenti e una base sufficientemente idonea per arrivare ad una taratura e standardizzazione del test sulla popolazione italiana.

Reati intrafamiliari e rappresentazione mediatica. Un'analisi vittimologica

Studentessa: Stevanato Roberta
Titolo tesi: Reati intrafamiliari e rappresentazione mediatica. Un'analisi vittimologica.
Docente relatore: prof. Monzani Marco
Controrelatore: prof.ssa Fressini Lara
Presidente Commissione di tesi: prof. Fontana Umberto
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 11/10/2014

Spesso è idea comune che tutto ciò che viene presentato dai mass media come notizia, coincide perfettamente con ciò che è accaduto nella realtà. Tuttavia, spesso il mondo della comunicazione segue altri criteri per rappresentare i fatti, come ad esempio l’audience. Proprio il criterio dell’audience accomuna il mondo della comunicazione a quello della criminologia, in quanto è un dato oggettivo e monitorato che il crimine fa audience, quindi i mass media continueranno a trasmetterlo in modo esponenziale. L’idea di fondo di questo lavoro, è quella di unire il contesto forense con la tecnologia dell’informazione e della comunicazione; focalizzando l’attenzione in particolare sui reati di tipo intrafamiliari. Il punto di partenza da cui poi è stato sviluppato l’intero elaborato è la vittima; che viene descritta secondo punti di vista differenti. In particolare, viene descritta la vittima dal punto di vista forense, giuridico e psicologico. Le vittime di violenza presentano frequentemente ripercussioni psicologiche rilevanti, che comportano anche la compromissione del funzionamento socio-relazionale, lavorativo e familiare. Vengono quindi indicati i principi generali che devono guidare il supporto alle vittime e ai loro familiari. Tra i vari modelli possibili, vengono inoltre proposte alcune tecniche terapeutiche particolarmente adatte a consentire alla vittima il superamento dell’evento traumatico e l’avviamento del processo di guarigione.
L’obiettivo di questo lavoro è quello di approfondire la conoscenza dei reati intrafamiliari e di verificare l’influenza che i mass media possono esercitare rispetto alla criminalità, in particolare quella rivolta al contesto familiare. Per poter fare questo, è stato scelto di sviluppare il lavoro in due versanti. Il primo comprende l’analisi dei reati intrafamiliari e del contesto familiare in primis, in cui vengono descritte le principali tipologie di reato intrafamiliare accompagnate dai dati statistici, che sono: l’uxoricidio e i reati commessi all’interno della coppia, il parricidio e il matricidio, il figlicidio e l’abuso su minore, il fratricidio, l’omicidio e il maltrattamento dell’anziano, l’omicidio e suicidio. Il secondo descrive l’operato dei mass media, in cui vengono analizzate le principali caratteristiche di tali mezzi e le modalità di rappresentazione della criminalità da parte dei mass media stessi. In riferimento a tale contesto, vengono riproposte alcune ricerche scientifiche che studiano l’influenza che tali mezzi di comunicazione di massa possono esercitare mediante la rappresentazione della criminalità.
La società e l’opinione pubblica hanno bisogno di parlare e di riflettere sulle tragedie dei reati intrafamiliari; ma ciò che danneggia queste considerazioni è la cattiva informazione svolta dai mass media, divulgando i particolari più efferati dei reati domestici violenti. Questi particolari non aggiungono nulla all’informazione, ma suscitano una forte emotività del pubblico. Emerge quindi l’esigenza di una rinnovata educazione sociale, che da un lato accompagni i mass media verso l’autoregolazione per compiere una selezione delle tematiche da trattare, orientata al rispetto delle persone e soprattutto delle vittime; dall’altro finalizzata alla valorizzazione della ristrutturazione dei ruoli dei generi, nell’ambito socio-lavorativo e familiare, indirizzata verso la complementarità.

Il minore vittima di abuso: entrare in punta di piedi nel suo mondo silenzioso

Studentessa: Dicorato Anna Francesca
Titolo tesi: Il minore vittima di abuso: entrare in punta di piedi nel suo mondo silenzioso
Docente relatore: prof. Monzani Marco
Controrelatore: prof. Benatti Fabio
Presidente Commissione di tesi: prof. Diotto Mariano
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 11/10/2014

Parlando di minore vittima di abuso, ci riferiamo a tutti quei comportamenti da parte di adulti (parenti o estranei), che danneggiano in modo grave lo sviluppo psicofisico del minore, impedendone una crescita armonica.
Una forma molto grave di abuso, particolarmente traumatica per il minore, è l’abuso sessuale, presente in tutte le classi sociali. Molto spesso il concetto di abuso sessuale viene confuso con il concetto di pedofilia; dal punto di vista giuridico, la distinzione è invece molto netta.
La pedofilia insieme al voyeurismo e l’esibizionismo, sono i disturbi parafilici che più comunemente vengono trattati nelle cliniche specializzate.
Il trattamento delle parafilie è in genere multimodale e multisistemico, ossia comprende strategie diverse e operatori di varia natura.
La pedofilia o meglio il disturbo pedofilico,  è quindi  una parafilia caratterizzata dall’attrazione  erotica verso i bambini. Quando questa tendenza attrattiva nei confronti di un minore, si esplicita in azioni dai comportamenti sessuali connotati, tali da recare danni al minore, si parla di abuso sessuale. La letteratura scientifica è concorde nell’affermare che non esistono indicatori specifici di abuso sessuale, per cui i disturbi rilevati in un minore possono essere riconducibili a causa di natura diversa.
Le conseguenze traumatiche che un abuso provoca su un minore, le implicazioni sulla sua sfera emotiva anche durante il processo di crescita, impongono un approccio discreto, non invasivo nei confronti del minore, adottando atteggiamenti e strumenti idonei , allo scopo di salvaguardare , proteggere e tutelare il benessere del minore. A questo proposito sottolineiamo gli accorgimenti da adottare nel colloquio con il minore, vittima di presunto abuso. È essenziale entrare in sintonia con il minore, metterlo a proprio agio, costruire un rapporto che lo metta in grado di raccontare liberamente l’evento, chiudendo il colloquio in modo da instaurare un’atmosfera per lui, la più rilassante possibile. Vista la delicatezza dell’argomento e la gravità che queste situazioni possono implicare, è importante porre in atto strumenti d’intervento (educativi, terapeutici, individuali e sociali), indirizzati a prevenire le evoluzioni negative, in senso sia psicopatologico sia psicosociale, dei minori vittime di abuso.
La valutazione psicologica e criminologica, richiesta in due casi reali di procedimenti penali, ha permesso di approfondire la metodologia di applicazione della SVA, ovvero lo strumento tecnico oggi più accreditato per valutare l’attendibilità del minore e la credibilità del suo racconto.