images/grafica/TESTATE/tesi_magistrale/eccellenze.png

Attraverso la pelle. Materia, Simbolo, Cura tra Psicoanalisi e Atropologia

Studente: Priani Egidio
Titolo tesi: Attraverso la pelle. Materia, Simbolo, Cura tra Psicoanalisi e Atropologia
Docente relatore: prof. Rossi Lino
Controrelatore: prof. Marchioro Giovanni
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Data: 10/10/2014

La tesi prende in esame “l’oggetto scientifico pelle”; tale nozione viene delineata e sviluppata attraverso un itinerario concettuale che si muove tra psicoanalisi e antropologia culturale.
Queste due discipline condividono infatti un comune oggetto di pensiero e di azione: l’ incontro con l’altro; incontro con l’altro che al tempo stesso e’ , inevitabilmente, incontro con se’.
Intorno alla nozione-metafora della “Pelle”, la contaminazione teorica tra i due ambiti disciplinari, psicoanalisi e antropologia, si rivela di grande  fecondita’ e arricchimento per entrambe: dai rispettivi osservatori, le due discipline giungono infatti a conclusioni analoghe e fortemente integrate circa il carattere fondamentale del contatto tattile  per lo sviluppo fisico e psico emotivo del bambino; in ultima istanza, per la formazione della sua identita’ anche adulta.
La ricerca, nel trattare il fondamentale lavoro di Anzieu, ne esplicita le radici Freudiane e ripercorre le lezioni di Paul Federn, di Esther Bick, nonchè dell’insigne antropologo Ashley Montagu; viene pure evidenziato come il pensiero di Anzieu si integri con le riflessioni di Meltzer e soprattutto di Bion e Winnicott.  Estremamente significativi risultano i contributi italiani di Gaburri, Gaddini, La Scala.
Il tatto è all’origine della vita psichica, ne costituisce il nucleo mentale, lo sfondo sui cui i contenuti psichici si inscrivono come figure.
D’altro canto, si analizza come la separazione mondo interno/mondo esterno, non potrebbe trovare ospitalità in una cultura tradizionale ove il terzo è l’appartenenza stessa; nelle culture tradizionali non assistiamo ai processi di interiorizzazione nel senso in cui  noi occidentali  siamo abituati a concepirli.  La mente, almeno parzialmente, è rimasta “fuori”, nel gruppo sociale, nel clan, nella sfera collettiva; è lì che ritroviamo il sedimento ultimo del principio di identita’. Ci soccorrono qui le indagini di Le Breton, Van Gennep, Nathan, , Ulnik, Favazza, Lemma ed altri ancora. Con le discipline antropologiche, incontriamo una “pelle gruppale” quale dispositivo di regolazione e scambio tra individuo e gruppo, macchina psicologica atta a scandire fisicamente e metaforicamente le tappe evolutive individuali e collettive. La ricerca dunque ruota intorno al binomio pelle- formazione dell’identita’.

The Thesis examines the “skin as a scientific object”. This issue is profiled and expanded through a theoretical itinerary, which moves between psychoanalysis and cultural anthropology.
These two fields of knowledge have in common the same object of thought and activity: the encounter with the other; an encounter which is, at the same time and necessarily, encounter with one’s self.  
The respective theoretical influences between psychoanalysis and anthropology can be  fruitful and a source of enrichment for both of them; more specifically, by the notion of “Skin”, these two disciplines come to comparable and strongly integrated conclusions about the fundamental character of tactile contact for the child physical and psycho-emotional development. Finally, the tactile contact is the precondition of the personal adult identity.
Considering the fundamental work of Didier Anzieu, my research explains its Freudian roots and retraces Paul Federn and Esther Bick’s lessons as well as the original intuitions of the eminent anthropologist Ashley Montagu. It is important to underline the way in which Anzieu’s thought, combines with Meltzer’s reflections and, most of all, Bion and Winnicott’s theories. Italian contributions to the matter are also very relevant; we refer to the works of Gaburri, Gaddini and La Scala.
The touch is at the origin of psychical life; it is the nucleus of mental life, the background in which psychical contents take place.
The thesis argues that the separation between the inner world and the external world could not have a place in traditional cultures, in which the third is the belonging itself. In traditional cultures, we do not observe internalisation processes in the sense in which we, as occidentals, are used to perceive them; the mind, at least in part, has stayed “out”, in the social group, in the clan, in a collective dimension.  It is there, where we can trace the origin of the identity principle.
The studies of Le Breton, Van Gennep, Nathan, Ulnik, Favazza, Lemma and others, are of remarkable importance for our thesis: thanks to the anthropological disciplines, we get in touch with a “group skin”, a sort of adjustment and exchange device between the individual and the group; a symbolic and metaphoric machine, able to sanction the evolving individual and collective stages.
Finally, our research focuses on the couple “skin – identity formation”.

Dalla teoria dell'attaccamento alla criminologia: il reato come fenomeno relazionale

Studentessa: Marcon Giulia
Titolo tesi: Dalla teoria dell'attaccamento alla criminologia: il reato come fenomeno relazionale
Docente relatore: prof. Monzani Marco
Controrelatore: prof. Marchioro Davide Maria
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 08/10/2014

Perché nella maggior parte dei casi sono gli uomini che uccidono le donne e non il contrario? Come può la storia personale, gli eventi che accadono nella vita dell’individuo e l’infanzia stessa influenzare quelli che sono i rapporti interpersonali? E se ci fosse veramente questa influenza, soprattutto nei riguardi dell’infanzia, quali sono i riscontri nella vita adulta? E’ possibile predire la scelta della vittima e/o dell’autore di un’azione criminosa? Cosa si nasconde dietro a tutto questo? E’ possibile una chiave di lettura unica di fenomeni così diversi tra loro?
Questo scritto è nato dalla personale curiosità di provare a rispondere a queste domande, provare ad andare oltre a quelle azioni definibili come reati cercando di individuare come dietro ad ogni azione si nasconda sempre un aspetto psicologico con l’obiettivo di far emergere l’importanza della psicologia e di conseguenza il ruolo dello psicologo all’interno della così chiamata “ scena del crimine”.
Lo scopo quindi è stato quello di affrontare azioni criminali come l’omicidio, la violenza fisica, i reati passionali e il fenomeno dello stalking da un punto di vista prettamente psicologico avendo come riferimento la teoria dell’attaccamento; si sono individuati quelli che sono gli aspetti storico-relazionali tra autore e vittima per poter andare oltre l’azione criminosa in sé, creare una sorta di quadro di riferimento di quelli che sono stati gli eventi della storia personale degli individui che hanno portato all’atto criminale.
Per affrontare il tutto si è partiti in primis dall’aspetto psicologico prendendo in analisi la teoria dell’attaccamento: dai modelli di attaccamento nell’infanzia, all’influenza di questi come determinante nelle relazioni interpersonali; ancora, attaccamento e patologia con riferimenti al DSM IV e, infine, le diverse tipologie di attaccamento nella relazione tra autore e vittima di un atto criminale.   Passando ad una chiave di lettura più criminologica, data l’importanza propria del legame tra autore e vittima definita come “terza creatura”, si è preso in analisi il reato inteso come fenomeno relazionale mettendo in evidenza proprio la relazione affettiva tra autore e vittima prima e durante la commissione del reato. È stato poi affrontato il rapporto familiare: i legami affettivi e psicologici e il loro riscontro nell’azione criminosa. Per farlo si sono prese in considerazione la figura dell’uomo e della donna dal punto di vista di quelli che C.G. Jung definisce come Archetipi.                                                                            
Una volta approfonditi questi argomenti, supportati anche da esempi di cronaca nera e a dimostrazione dell’influenza dell’attaccamento nella vita adulta e all’interno di un’azione criminosa, si è preso in analisi un caso di omicidio passionale accaduto a Pistoia.
Il concetto psicologico sul quale si è fondato l’intero elaborato, dunque, è la Teoria dell’Attaccamento proposta da J. Bowlby, delineando l’importanza dell’attaccamento stesso in quanto elemento fondamentale proprio dell’infanzia e che vede la sua influenza nell’intera vita dell’individuo.
Se l’attaccamento risulta essere fondamentale per la psicologia, in questo elaborato si è dimostrato come questo argomento sia fondamentale anche in campo criminologico.
Attaccamento, quindi, come chiave di lettura per risalire alla storia dell’individuo, al suo vissuto ed alle motivazioni che lo hanno portato a compiere un crimine.
Da questo deriva l’altrettanto importante figura del criminologo-psicologo, colui che attraverso il così chiamato “occhio clinico” è in grado di offrire contributi notevoli all’intero processo di investigazione.
L’influenza degli attuali mezzi di comunicazione, il modo attraverso il quale viene riportato un caso di omicidio, l’influenza mediatica che vede investire interi processi o casi di cronaca nera, rendono indispensabile un’analisi quanto più articolata ed obiettiva possibile, che vada oltre il pregiudizio secondo il quale è il malato di mente che uccide o il pazzo da cui allontanarsi; pregiudizi infondati dato che si è visto che nella maggior parte dei casi il crimine viene commesso all’interno delle mura domestiche e viene mosso da persone con le quali la vittima ha una relazione di vicinanza.

Bambini con ADHD: quando la vivacità è patologia

Studentessa: Martellato Martina
Titolo tesi: Bambini con ADHD: quando la vivacità è patologia
Docente relatore: prof. Lodoli Mavi
Controrelatore: prof. Fressini Lara
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 08/10/2014

Distratti, precipitosi, provocatori: ecco come si presentano bambini con ADHD.  Non sono bambini viziati in famiglia o pigri nell’apprendimento; sono bambini che vengono definiti “sopra le righe” ma in realtà alla base dei loro comportamenti è presente un disordine neurobiologico dello sviluppo, ovvero il Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività (DDAI) identificato con l’acronimo inglese ADHD. Questa tesi offre una panoramica sulla patogenesi del disturbo con particolare attenzione alle differenze neuroanatomiche e neurochimiche cerebrali di questi bambini rispetto ad altri soggetti. Le differenze riscontrate nei soggetti con questo disturbo portano a difficoltà in ambito scolastico, disagi relativi alla sfera emotiva e problematiche nei rapporti interpersonali poiché una delle manifestazioni possibili dell’ADHD è l’aggressività.
Un bambino ADHD mostra fatica ad adempiere ai compiti evolutivi e alle richieste sociali perché è privo della capacità di autoregolazione cognitiva e comportamentale. Primariamente l’ADHD è una problematica relativa all’inibizione comportamentale e dell’incapacità di mantenere un’attenzione prolungata, ma in modo più specifico è un quadro clinico che riguarda la compromissione delle funzioni esecutive.
La diagnosi di ADHD è difficile e delicata in quanto riconoscere e diagnosticare questo tipo di Disturbo non è semplice perché le manifestazioni sono differenti da soggetto a soggetto e possono essere presenti disturbi associati che potrebbero ricondurre ad altre patologie o dipendere da fattori diversi da quelli di natura neurobiologica. Per questo motivo, è fondamentale che il clinico svolga una diagnosi accurata al fine di non incombere in errori o abusi di diagnosi e di evitare di incatenare comportamenti normali di vivacità tipici dell’infanzia all’interno di un quadro diagnostico.
Si può guarire dall’ADHD? I soggetti con tale disturbo vanno incontro ad una remissione dell’intensità sintomatologica nel corso degli anni e della gravità del disturbo, ma potrebbero continuare a possedere una compromissione funzionale. Rispetto al trattamento, un tema molto caldo e che ha sollevato pareri discordanti in ambito neuropsicologico, riguarda la terapia farmacologica che apparentemente sembra essere la risoluzione delle problematiche presentate dall’ADHD, in realtà i farmaci migliorano temporaneamente i sintomi ma non curano tutti i disagi vissuti da questi bambini in diversi contesti. La chiave d’accesso per il benessere di bambini ADHD è un buon lavoro di rete tra clinico e tutte le agenzie educative che ruotano attorno a loro, attuando interventi multimodali e multifocali mirati allo sviluppo dell’autocontrollo.

Il pensiero magico nell'adolescenza: indagine su un campione di studenti

Studentessa: De Faveri Elisa
Titolo tesi: Il pensiero magico nell'adolescenza: indagine su un campione di studenti
Docente relatore: prof. Capodieci Salvatore
Controrelatore: prof.ssa Fressini Lara
Presidente Commissione di tesi: prof. Monzani Marco
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 19/07/2014

La tesi, dopo aver passato in rassegna la letteratura scientifica sull’argomento, presenta una ricerca svolta su un gruppo di 158 studenti di un Liceo delle Scienze Umane di Padova. È stato somministrato un questionario, appositamente costruito per questa tesi sperimentale, teso ad esaminare una pluralità di temi relativi al pensiero magico negli adolescenti, come fortuna/sfortuna, superstizione, oroscopo e credenze popolari.
L’obiettivo dello studio è stato duplice: verificare il tipo di pensiero prevalente nella vita quotidiana del campione di studenti indagato e fornire uno strumento che possa essere utile in campo psicopedagogico per la prevenzione di psicopatologie correlate al pensiero magico, come il disturbo ossessivo-compulsivo e il gioco d’azzardo patologico.

Stress lavoro correlato: la metodologia HSE/INAIL applicata al settore produzione di un'azienda del nord est

Studente: Ferraro Domenico
Titolo tesi: Stress lavoro correlato: la metodologia HSE/INAIL applicata al settore produzione di un'azienda del nord est
Docente relatore: prof. Gianoli Ernesto
Controrelatore: prof. Civelli Franco
Presidente Commissione di tesi: prof.ssa Dal Mas Lieta
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 18/07/2014

Lo stress in ambito lavorativo rappresenta un fenomeno diffuso nella nostra epoca; anche la normativa europea ed italiana si è occupata di esso inserendolo in diversi documenti di carattere vincolante per le aziende. Per la valutazione dello stress lavoro correlato l’Italia ha optato per un metodo integrato, il metodo HSE/INAIL che si disloca in tre fasi: una  “fase propedeutica”, preparatoria; una “valutazione preliminare”, oggettiva (infortuni, assenze per malattia, assenze dal lavoro, procedimenti giudiziari, ecc.) ed una “valutazione soggettiva” che prevede la partecipazione  di ogni singolo operatore dell’organizzazione. Dalla studio di questo metodo presso un’azienda del nord est italiano si coglie un quadro di luci ed ombre. Da una parte il metodo risulta valido, ben strutturato e può coinvolgere una ampia gamma di operatori; dall’altra  esso non appare semplice ma piuttosto complesso sia dal punto di vista organizzativo che della gestione delle dinamiche psicologiche. Il questionario manca di un manuale che aiuti nell’interpretazione del punteggio e nella chiarificazione delle domande. L’intero percorso metodologico pare costruito attorno ad un modello di azienda di grandi dimensioni strutturate al loro interno con una figura preparata per la  gestione del personale mentre la  stragrande maggioranza di aziende italiane è di micro, piccole e medie dimensioni. La metodologia quindi, per essere applicata nella sua interezza e nella maggioranza dei casi, richiede la partecipazione di figure esterne all’organizzazione. La dimensione comunicativa, importantissima per gestione dello stress, non compare direttamente fra le sei dimensioni organizzative chiave del questionario.

Stress in the workplace is a widespread phenomenon in our time; also the Italian and European legislation has dealt with it by inserting it in different documents binding the companies. For the evaluation of work-related stress Italy has opted for an integrated method , the method HSE/INAIL that is developed in three phases:  a "preparatory phase"; a "preliminary objective assessment" (accidents on the workplace, absence from work while ill, time off from work , court proceedings, etc. . ) and a subjective assessment that involves the participation of each individual operator. From the study of this method in a company in the north east of  Italy we have a picture of lights and shadows. On the one hand the method is valid and well-structured and may involve a wide range of actors; on the other hand it does not seem simple but rather complex both from the organizational point of view and from the management of the psychological dynamics point of view. The questionnaire lacks a manual that helps in the interpretation of the score and in the clarification of questions. The entire methodological itinerary seems built around a model of a large and structured company that has internally prepared a member for the management of employees while the vast majority of Italian companies is of micro, small and medium size. The methodology then, to be applied completely  and in most cases, requires the participation of members outside the organization. The communicative dimension , very important for stress management, does not appear directly in the six organizational key dimensions of the questionnaire.

Essere donne in Africa e in Occidente. Identita', corporeita'e metodologie a confronto

Studentessa: Cappelletto Irene
Titolo tesi: Essere donne in Africa e in Occidente. Identita', corporeita'e metodologie a confronto
Docente relatore: prof. Rossi Lino
Controrelatore: prof. Boccalon Roberto
Presidente Commissione di tesi: prof. Fontana Umberto
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 17/07/2014

I flussi migratori che negli ultimi decenni hanno interessato il mondo intero ci hanno costretto a ridefinire i nostri valori, la nostra identità, la nostra cultura.
In questo contesto, l’interesse per le condizioni delle donne e per il loro benessere, mi ha spinto a svolgere la mia tesi, partendo dalle definizioni di identità di diversi autori.
Considerato il pensiero di E. H. Erikson, è nata la consapevolezza dell’importanza dell’identità, concetto che non si limita solo alla cultura, ma è un processo continuo, in divenire, in cui l’aspetto relazionale è il fulcro: ogni contatto con l’Altro in qualche modo ci influenza.
Avere un corpo è di fondamentale importanza, essere donna ed essere uomo è diverso.
La donna è spesso vittima di discriminazione, soprattutto in certe parti del mondo che noi consideriamo più primitive. Anche certe pratiche corporee sono la testimonianza di veri e propri abusi sul corpo della donna. Le mutilazioni genitali femminili sono un esempio.
Queste tradizioni che si svolgono principalmente in Africa, sono solitamente perpetuate su bambine o giovani donne come rituali tradizionali per considerare le donne vere appartenenti al gruppo sociale e per evitare che provino piacere sessuale. Si tratta di riti che di fatto sottendono una mancanza di libertà di scelta.
Esistono, poi, altre operazioni che vengono svolte nelle cliniche più specializzate e all’avanguardia in Occidente, che permettono alla donna di ridefinire, ridisegnare il suo organo genitale, spesso in nome della libertà personale. Queste pratiche nascono da ideali estetici che i mass media ci impongono.
Questa tesi vuole dimostrare da una parte come l’appartenenza ad una popolazione incida nell’identità personale e quanto importante è per una persona sentirsi parte del proprio gruppo sociale, ma anche dimostrare quanta strada devono ancora fare le donne per raggiungere la vera libertà. Le motivazioni che sostengono entrambe le operazioni sono sempre dettate da una mancanza di libertà derivante da contesti maschilisti o dalla società che propone fino ad imporre precisi canoni estetici.
Il corpo delle donne viene sempre gestito da terzi, facendo leva sull’ignoranza, sulla subordinazione ma anche su veri e propri disagi psicologici. Al termine della mia tesi, voglio ribadire l’importanza della relazione come unico mezzo che cura e sana le ferite che ci portiamo dentro.

Lingua Italiana Dei Segni (L.I.S.): metodo di comunicazione sostitutiva nei disturbi dello spettro autistico. Ricerca sperimentale su tre soggetti

Studentessa: Di Nardo Noemi
Titolo tesi: Lingua Italiana Dei Segni (L.I.S.): metodo di comunicazione sostitutiva nei disturbi dello spettro autistico. Ricerca sperimentale su tre soggetti
Docente relatore: prof.ssa Anfuso Iris
Controrelatore: prof.ssa Marcon Sonia
Presidente Commissione di tesi: prof. Rossi Lino
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 17/07/2014

L’autismo è un disturbo qualitativo dell’interazione sociale, caratterizzato da un forte deficit comunicativo, da attività e repertori ripetitivi e stereotipati e da una costante tendenza all’isolamento.
Il quadro clinico descritto ha insorgenza entro i tre anni d’età, ed una valutazione repentina ed accurata risulta fondamentale per impostare un piano riabilitativo adeguato ed escludere comorbidità con altri quadri psicopatologici.
Le attuali terapie educative, messe in atto al fine di un recupero funzionale, si basano sui principi dell’Applied Behaviour Analysis, ed è stato ipotizzato che, un aiuto nello sviluppo del canale verbale del bambino autistico (linguaggio parlato o segnato), possa provenire dall’insegnamento della Lingua Italiana dei Segni (L.I.S.).
Il metodo alternativo di comunicazione tramite segno, può favorire l’incremento dell’etichettamento degli oggetti, delle richieste spontanee e delle corrette interazioni con gli adulti ed il gruppo dei pari. L’insegnamento si avvale delle tecniche di shaping (modellaggio), prompting, fading e rinforzo positivo.
La tesi sperimenta, tramite un training che ricorre alle metodologie sopracitate, la possibilità di apprendimento ed applicazione dei segni in tre ragazzi autistici di 13, 13 e 15 anni. Per uno dei tre ragazzi, il training segnato ha prodotto un forte incremento del mand (richieste spontanee). I risultati suggeriscono in ogni caso che l’acquisizione del segno è suscettibile alle caratteristiche peculiari di ciascun soggetto, e che le difficoltà nell’imitazione giocano un ruolo importante in questo tipo di apprendimento.   
Genitori, insegnanti ed educatori sono stati formati allo scopo di creare una continuità  tra la terapia in studio, l’ambiente casa e la scuola.

Modificare la propria vita cambiando il modo di pensarla. Come l'ottimismo influisce sulla capacità di superare gli stress, riprogettando positivamente la propria esistenza

Studentessa: Chiaradia Lisa
Titolo tesi: Modificare la propria vita cambiando il modo di pensarla. Come l'ottimismo influisce sulla capacità di superare gli stress, riprogettando positivamente la propria esistenza.
Docente relatore: prof. Meazzini Paolo
Controrelatore: prof. Benatti Fabio
Presidente Commissione di tesi: prof. Battaglini Federico
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 07/03/2014

Tutti noi, anche se spesso non consapevoli, siamo caratterizzati da uno stile di pensiero, cioè un modo per leggere gli eventi che ci accadono nel corso della giornata e della nostra vita più in generale. Esso può essere prevalentemente di tipo ottimistico o pessimistico a seconda delle attribuzioni causali che formuliamo su un certo evento e sulle implicazioni che esso avrà per noi e per la nostra esistenza.
Questi due diversi atteggiamenti possono favorire od ostacolare il superamento dei problemi che incontriamo ed in particolare l'ottimismo è alla base di una virtù assai più alta e fondamentale per la vita stessa: la SPERANZA.
A partire da queste premesse, nella prima parte della tesi sono trattate le caratteristiche degli stili di pensiero, la loro costruzione in età evolutiva e come essi possano sempre essere modificati nel corso dell'esistenza.
Nella seconda parte è sottolineato il loro legame con la RESILIENZA, termine sempre più in voga, utilizzato per definire la capacità di superare gli stress della vita, riprogettando positivamente la propria esistenza, facendo tesoro di ciò che ogni nuova esperienza, positiva o negativa che sia, ha da insegnare, trasformando così anche il dolore in una risorsa.
Infine, ho voluto dare un taglio più scientifico al lavoro, riportando i dati degli studi di correlazione condotti con il programma SPSS, relativi a due questionati somministrati in una scuola secondaria di primo grado, uno per rilevare lo stile di pensiero e uno per la capacità di resilienza. E' stata anche un'occasione per me e per la prof. Lucia Boncori di Roma che mi ha fornito il suo questionario sulla resilienza, per validarlo ulteriormente, ed è stata una collaborazione proficua e vincente.

Comprendere per Apprendere. La comprensione del testo: quali strumenti di indagine e quali strumenti di recupero potenziamento

Studentessa: Adami Laura
Titolo tesi: Comprendere per Apprendere. La comprensione del testo: quali strumenti di indagine e quali strumenti di recupero potenziamento
Docente relatore: prof.ssa Lodoli Mavi
Controrelatore: prof. Benatti Fabio
Presidente Commissione di tesi: prof. Fontana Umberto
Laurea triennale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 04/03/2014

Nel momento in cui il bambino entra nella scuola primaria ed inizia ad acquisire la letto-scrittura, egli deve compiere una transcodifica dal codice verbale orale al codice scritto e viceversa. Nella maggior parte dei casi questa abilità, che già dopo pochi mesi di scolarizzazione risulta automatica per quasi tutti gli scolari, presenta all’inizio alcuni elementi specifici da affrontare, che nella maggior parte dei casi non costituiscono dei veri e propri ostacoli e vengono risolto in modo agevole da quasi tutti gli alunni.
Il bambino con normale sviluppo dell’apprendimento scolastico si trova ad affrontare le classiche difficoltà quali:
- Segmentare le parole in singole unità di suono, il fonema. Per l’alunno in erba questa attività inizialmente non risulta spontanea in quanto per apprendere il linguaggio verbale gli alunni hanno utilizzato sillabe e non singoli fonemi.
- Per scrivere correttamente, i giovani alunni, devono imparare a considerare il contesto fonemico, ciò significa che devono prendere in considerazione il fonema che segue.
Solitamente dopo l’iniziale impatto scolastico l’alunno con adeguato sviluppo dell’apprendimento acquisisce una adeguata capacità della letto-scrittura che lo porterà a comprendere, in futuro, testi più complessi, ampliando sempre di più le sue conoscenze. Inoltre imparerà a produrre testi scritti che inizialmente saranno semplici, ma con il tempo e soprattutto con l’allenamento arriverà a creare testi più impegnativi ed infine sarà in grado di memorizzare materie di studio di alto livello.
Se lo studente in erba dovesse manifestare, o nell’immediato o strada facendo, difficoltà nell’apprendimento scolastico la strada dello studio sarà più tortuosa e dura in quanto la comprensione dei testi scritti e la loro memorizzazione sarà più impervia come lo sarà anche la produzione di testi scritti.
I bambini che hanno difficoltà ad imparare la letto-scrittura sono circa il 5% anche se non tutti diventano dislessici, questi rappresentano una importante parte di alunni che incontrano problemi fin dal primo contatto con la scrittura e che probabilmente svilupperanno da subito un rapporto negativo con il linguaggio scritto, strumento indispensabile per tutto il percorso scolastico.
Per cui acquisire una buona comprensione del testo è un obiettivo fondamentale in una società alfabetizzata come la nostra, ma soprattutto una comprensione adeguata risulta essere un aspetto centrale nell’apprendimento scolastico. Risulta, pertanto, estremamente importante, nella popolazione scolastica, prestare maggiore attenzione allo sviluppo della comprensione individuando difficoltà nella sua acquisizione dato che comprendere un testo è una competenza trasversale all’apprendimento e di conseguenza al successo. E’ dimostrato che studenti con problemi nella comprensione del testo hanno, purtroppo, un rendimento scolastico basso non solo in materie letterarie, ma anche in discipline scientifiche come matematica e scienze.
La caratteristica principale del disturbo di comprensione del testo è la difficoltà a comprendere in modo adeguato il significato del testo a fronte di buone competenze cognitive e buona abilità di decodifica.
Se l’alunno manifesta problematiche negli apprendimenti scolastici relativi alla, lettura, scrittura, comprensione del testo, calcolo, questi si ripercuoteranno su tutto il rendimento scolastico compresa la motivazione e l’autostima. Pertanto è utile e fondamentale una precoce indagine clinica e se necessario accompagnare l’alunno attraverso un percorso di recupero mirato nelle aree che si presentano maggiormente deficitarie.

Riconoscersi genitori nel processo della separazione: emozioni, difficoltà, risorse

Studentessa: Pipinato Daniela
Titolo tesi: Riconoscersi genitori nel processo della separazione: emozioni, difficoltà, risorse
Docente relatore: prof. Nicola Giacopini
Controrelatore: prof.ssa Laura Fressini
Presidente Commissione di tesi: prof.ssa Signorotto Beatrice
Laurea magistrale in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 26/02/2014

Il titolo di questa tesi contiene la sfida del riconoscimento di un ruolo, quello genitoriale, che con la separazione dev’essere necessariamente rivisto sia dal punto di vista pratico, ma soprattutto psicologico ed emotivo: da dove arriva tale riconoscimento e perché è così importante che ci sia?
L’affidamento dei figli nei casi di separazione e divorzio è regolamentato in Italia dal 2006 dalla legge n.54 che prevede nella quasi totalità dei casi la formula della condivisione della genitorialità: comunque si voglia definire il vissuto emotivo di una coppia che si sta separando (molto spesso prevalgono sentimenti di delusione, rabbia, rancore, voglia di vendetta…), è chiaro come le ferite rendano impraticabile o comunque di difficile realizzazione la collaborazione genitoriale, almeno in un primo periodo, figuriamoci la condivisione. Sarebbe infatti superficiale pensare che responsabilità, coerenza e collaborazione da parte di mamma e papà possano scaturire per incantesimo soltanto da un mutamento giuridico: quei genitori sono gli stessi che nella maggior parte dei casi stanno vivendo da tempo un rapporto più o meno ostile e le questioni irrisolte sul piano coniugale e personale non potranno che ricadere su quello genitoriale, con chiare e ripetute conseguenze sui figli. È come dire che la legge è ottima nell’enunciazione dei principi (finalmente è il diritto del minore ad essere posto al centro), ma parallelamente non indica gli strumenti perché questa “condivisione” a livello genitoriale sia supportata, maturata e messa in pratica.
Non si tratta di passare dal conflitto al consenso, ma di gestire le contraddizioni e la diversità dei punti di vista cercando una terza via, che si fondi sul riconoscimento di un bene che c’è stato (e che c’è…concretizzato soprattutto nella presenza del figlio), ma che nel passaggio critico della separazione fa  fatica ad emergere e ad essere riconosciuto. Il percorso è lento, graduale e molto spesso la famiglia che sta attraverso il travaglio della separazione, ha bisogno di supporti e risorse esterne, descritte nell’ultima parte di questa tesi. Ma per cercare l’aiuto e il tipo di sostegno necessario, è necessario uscire dalla normalizzazione, dettata dalla diffusione del fenomeno, per entrare nel senso dell’evento separativo che ogni famiglia vive in modo unico perché particolare è la propria storia e i legami che la costituiscono. L’Italia è un Paese che ha forti tradizioni familiari, ma che poi concretamente non sa tradurre l’importanza della famiglia in politiche ed interventi sociali che la sappiano mettere al centro: si fa fatica a vedere e a valorizzare la famiglia, le sue potenzialità di capitale umano e parallelamente a percepire quanto le prove e le sofferenze delle nuove generazioni, soprattutto quelle che vivono la fragilità e la conflittualità familiare, stiano interpellando il sociale. E così l’inazione è la via scelta, più o meno consapevolmente, nel nostro Paese a differenza di altri contesti, meno ricchi quanto a reti di relazioni familiari, ma più disponibili a proporre iniziative e supporti specifici.
Per questo è indispensabile che i due genitori sappiano mettersi in discussione e ricerchino modalità che rendano possibili un reciproco riconoscimento e una rinnovata alleanza genitoriale, punto di partenza indispensabile per poter gestire quell’affidamento condiviso che troppo spesso nasconde una sofferta gestione parallela della genitorialità, saltando completamente quel noi genitoriale necessario per una crescita serena dei figli: altrimenti saranno proprio loro, i figli, posti nel mezzo che tenteranno di creare e stabilire le connessioni mancanti tra i loro genitori, con chiare ricadute e conseguenze sul piano personale.


The title of this work contains a challenge: to recognize the role of being parents. This role needs to be revised when separation between parents happens and needs to be revised  both on practical ground and also considering the psychological and emotional side: why is it so important that this new role can be recognized?
In Italy children are entrusted to both parents in case of separation or divorce and this is regulated  by law n. 54 in 2006 which foresee for almost all the cases  the sharing of parenthood. Often parents are experiencing anger, anguish, disappointment, rancor and desire to revenge each other: it is obvious that their unhealed wounds make it difficult to collaborate as parents and even more complicate to share responsibilities. No one should expect that the two separated parents become collaborative only because of the changing of law. These parents are the same persons  who are experiencing hostility and bitterness and  their  unsolved personal and relational  problems will be reflected in their parenthood with consequences on  their children.
In principle this law seems perfect (finally children have the rights to be the focus of this matter) but this law does not show the tools for supporting, promoting and achieving the shared parenthood.
It is not simply a matter of resolving a conflict into a new harmony, but it is a matter of handling contradictions and diversities of point of views and  looking for a third way, which can accommodate both and is based in what good  was (for sure their child) and which is hard to acknowledge and let is rise in the critical phase of separation.
The journey is slow, it must be made step by step and often the family facing the difficult time of separation needs external support and care, which will described at the end of this thesis. Nevertheless, to look for help and necessary support, it is important to sort out from a specific mentality which consider the separation something normal since it is a common phenomenon and enter into this separation event that is a unique experience because part of a unique history and relationship.
Italy is a country where the family tradition is strong, but this has not lead to a proper legislation and to adequate social actions to support the family. It is difficult to promote the family in all its potentialities and feel how much the attempts and the sufferings of the new generation, especially the ones who live the fragilities and the family struggles, need a social help. And so the inaction is the chosen way in our country ,whether consciously or not, and we cannot avoid to notice that in other countries where family net of relationships are less strong, people are more ready to establish activities to support the family.
For this reason it is necessary for both parents to reopen the whole question and  look for solutions who allow them a mutual acknowledgement and new parental alliance  as a starting point  to manage the shared parenthood which is too often a parallel suffered management.  Both parents should skip  the ‘we parents ‘and focus themselves on the serene growth of their children , if not the children themselves will try to establish those connections which their parents are lacking of but with inevitable consequences on the personal level.