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La dimensione affettiva del dolore. La relazione d'aiuto nell'esperienza della sofferenza

Studentessa: Uliana Barbara
Titolo tesi: La dimensione affettiva del dolore. La relazione d'aiuto nell'esperienza della sofferenza
Docente relatore: Prof. Rossi Lino
Controrelatore: Prof. Giacopini Nicola
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Fontana Umberto
Corso di Licenza in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 16/12/2013

Viene proposta una riflessione sul tema della sofferenza in quanto esperienza che fa parte dell’esistenza umana, in un mondo sempre più dominato dalla frenesia, dall’indifferenza e dalla superficialità che certo non aiutano a soffermarsi sull’importanza dei vissuti interiori.
La relazione d’aiuto si pone come proposta valida a facilitare un percorso di condivisione della sofferenza e di crescita che porta ad integrare il dolore in una trama dotata di significato per conquistare una maggiore serenità interiore.
La relazione d’aiuto è una modalità di intervento che si prende cura della persona che soffre attraverso un’accoglienza calda e amorevole, un ascolto attento e non frettoloso ai molteplici linguaggi del corpo, una disponibilità emotiva che accoglie e comprende il vissuto di sofferenza, un’intuizione sensibile che permette di avvicinarsi al dolore dell’altro per sostenerlo in un percorso di integrazione che rispetti i suoi stati d’animo, i suoi tempi, i suoi percorsi e che riesca a valorizzare anche una vita sofferente.
Premessa di ogni cura e fiamma che alimenta ogni relazione d’aiuto è la speranza, speranza che deve essere presente in chi cura per essere trasmessa a chi non ne ha più. La speranza come linfa vitale che fa riemergere le risorse nascoste nella vita interiore di una persona che soffre, come ponte che fa uscire dalla solitudine e mette in relazione con gli altri; la speranza che genera fiducia in se e negli altri, la speranza come anima della vita che ci fa ritrovare il calore dei legami affettivi e, nonostante tutto, può ancora dare un senso a una vita sofferente.
Scopo di una relazione d’aiuto è entrare in contatto con l’anima di chi soffre e prendersene cura, nutrendola di vicinanza affettiva, conforto, amore e soprattutto di speranza.

Le emozioni, occasioni di ascolto e conoscenza di se stessi e dell'altro

Studente: Benedetti Matteo
Titolo tesi: Le emozioni, occasioni di ascolto e conoscenza di se stessi e dell'altro
Docente relatore: Prof.ssa Zabot Vida
Controrelatore: Prof.ssa Dal Mas Lieta
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Benatti Fabio
Corso di Licenza in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 01/10/2013

In questi anni, come counselor, ho incontrato persone (adolescenti, giovani e adulti), che avevano un disagio: non riuscivano ad ascoltare e dare un nome alle emozioni che provavano. Vedevano le emozioni come qualcosa di teorico e difficile da comprendere. È affascinante invece, vedere come tutto il nostro corpo esprime le emozioni che proviamo, attraverso i sensi, i canali percettivi, il funzionamento interno del nostro organismo e molte altre modalità. In questa tesi ho cercato di fare sintesi e approfondire il vasto tema delle emozioni.
La prospettiva di fondo dalla quale sono partito è questa: ogni emozione che può provare l’essere umano è positiva e fondamentale per la sua crescita. Questa visione recupera una immagine positiva di uomo e di donna che riconosce l’emozione come “quel momento” che porta la persona ad affrontare una riflessione su di sé e su ciò che ha vissuto.
Nietzsche afferma che «l’uomo ha con il proprio corpo un rapporto che è paragonabile a quello che il ragno ha con la sua tela». Ma è proprio vero? Noi esseri umani, con il nostro corpo, abbiamo la stessa consapevolezza che il ragno ha con la sua tela? Riusciamo ad ascoltare ciò che proviamo? Ascoltiamo le nostre emozioni o solamente ne siamo succubi e le viviamo in modo passivo? E quante sono le emozioni? In questo studio, riprendo alcune teorie sulle emozioni e il funzionamento del nostro corpo, per arrivare a distinguere due grandi emozioni: il piacere e la paura.
Robin Collingwood ha dato questa definizione di arte: «l’arte è semplicemente l’espressione delle emozioni. È quell’azione di esplorazione dettagliata di un’emozione e di quanto ha di peculiare e unico in quell’istante per la mia vita e nella mia storia di essere umano in relazione con l’altro». Nella tesi offro al lettore alcuni consigli ed esercizi pratici per fargli prendere consapevolezza dell’importanza di ascoltare le proprie emozioni per poter diventare una persona creativa e artistica in ogni ambito della sua vita.

Donna in fieri. Un percorso fra individuazione e alchimia, tutto al femminile.

Studentessa: Cadorin Ilaria
Titolo tesi: Donna in fieri. Un percorso fra individuazione e alchimia, tutto al femminile.
Docente relatore: Prof.ssa Zabot Vida
Controrelatore: Prof. Fontana Umberto
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Giacopini Nicola

Diventare Donne Totali, ovvero donne complete nell'accettazione della propria parte maschile e nella rivalorizzazione del proprio principio femminile... È possibile?
Si. Attraverso il percorso dell'individuazione, disegnato da Carl Gustav Jung, con la presa di coscienza dei vari archetipi che si presentano nella vita di una persona: Ombra, Animus e Anima, Vecchio Saggio e Grande Madre e, infine (ma mai completamente raggiungibile e realizzabile), l'archetipo del Sè, il Tutto, la pienezza, la completezza.
Si è scelto di accompagnare il cammino esplicativo del suddetto percorso, con il processo trasformativo riportato dagli antichi alchimisti, riassumibile nella circolarità di vita-morte-vita.
Ogni rinascita, ogni salto qualitativo verso una più completa espressione di sé, richiede di lasciar andare, di "solvere" (sciogliere, come dicevano gli alchimisti) alcune parti di sé, come le proprie rigidità, le proprie certezze, le abitudini che cementificano i piedi ad un terreno che, invece di nutrire le personali radici, ne assorbe l'energia impedendo una sana evoluzione. L'altra grande azione da compiere è il "coagulare", l'unire, il rendere più forti e stabili le parti di sé che invece consentono di crescere.
Questo processo, che si potrebbe rappresentare come una spirale, richiede per ogni salto qualitativo un salto nel vuoto, con tutta la paura che esso comporta.
Sono momenti di profonda crisi, quelli che invitano a "saltare" e ci si può sentire spinte dietro la schiena, da una "zampa" di lupa, ricordando l'analista junghiana Clarissa Pinkola Estés, la lupa come parte selvaggia, naturale, presente, a volte sommersa e soffocata, in ogni donna, che sa cosa vuole, sa cosa è bene per lei, conosce i propri bisogni e desideri più autentici e conosce la strada per raggiungerli e realizzarli.
Questa tesi è un invito alla ricerca, non di cose esterne e lontane a sé, ma di ciò che risiede dentro ogni donna e ogni uomo, fin prima dell'inizio del vita.

Sofferenza fisica e malattia mentale dell'adolescente. L'influenza relazionale, sociale e culturale nello sviluppo adolescenziale

Studentessa: Zonato Emma
Titolo tesi: Sofferenza fisica e malattia mentale dell'adolescente. L'influenza relazionale, sociale e culturale nello sviluppo adolescenziale
Docente relatore: Prof. Monzani Marco
Controrelatore: Prof. Robotti Carlo Andrea
Presidente Commissione di Tesi: Prof.ssa Possamai Michela
Data: 30/09/2013

La sofferenza e la malattia si trovano spesso inserite nelle connessioni delle relazioni significative per l’individuo, dal livello interpersonale a quello macrosociale, con particolare attenzione ai contesti di crescita e quindi ai legami familiari.
Il mio obiettivo è cercare di sottolineare l’importanza dell’influenza relazionale, culturale e sociale che interviene nel mondo attuale, nel continuum di vulnerabilità, che crea alterazioni nell’adulto e di riflesso, come uno specchio, trasforma la visione dell’adolescente, tendendo, spesse volte, a privilegiare solo la psicopatologia nella lettura del comportamento, perdendo così l’immensa ricchezza che scaturisce dall’incontro con l’adolescenza.
Vorrei dar voce ad una nuova prospettiva nella valutazione dei disturbi adolescenziali: poter utilizzare il termine cambiamento dell’identità, piuttosto che quello di disturbo, poiché, secondo alcuni autori, solo un numero limitato di pazienti che presentano un disagio in varie aree di funzionamento, hanno problemi abbastanza gravi da meritare una diagnosi di disturbo di personalità.
Partendo dalla considerazione che l’adolescenza possa essere vista come una nuova edizione del processo di separazione-individuazione, l’individuo si trova ad oscillare tra le spinte esplorative, il desiderio di autonomia, la presa di distanza dalle figure genitoriali e la persistenza dei bisogni di dipendenza, accentuati dalla paura di affrontare il mondo, le richieste dell’esterno e le proprie spinte istintuali.
Lo squilibrio sul piano affettivo è talvolta compensato, ma spesso amplificato e complicato dalle nuove competenze cognitive, dal passaggio da un pensiero concreto a uno più astratto.
Negli ultimi anni gli studi sull’attaccamento si sono sempre più rivolti ad indagare lo sviluppo normale e quello psicopatologico in adolescenza.
In questo periodo, i modelli operativi interni, pur mantenendo la loro stabilità, andrebbero incontro, in ogni caso, a una riorganizzazione, che avviene in base alla qualità delle relazioni di attaccamento precedenti e attuali, in continuo scambio e confronto con il mondo interno ed esterno della nuova persona che si sta, con mille difficoltà, formando.

The suffering and illness are often included in the connections of meaningful relationships for the individual, from the interpersonal to the macrosocial level, with a particular attention to the contexts of growth and then to family ties.
My purpose is to try to emphasize the importance of cultural and social relational, which intervenes in today's world, in the continuum of vulnerability, which creates abnormal in adults and, like a mirror, transforms the teenager's vision, straining, oftentimes, to privilege only psychopathology in reading behaviour, thus losing the immense wealth that springs from the encounter with adolescence.
I would like to give voice to a new perspective in the evaluation of adolescent disorders: being able to use the term change of identity, rather than trouble, because, according to some authors, only a limited number of patients who have a discomfort in various areas of operation, have problems serious enough to warrant a diagnosis of personality disorder.
Starting from the consideration that adolescence can be viewed as a new edition of the separation-individuation process, the individual can be found to oscillate between the exploratory thrusts, the desire for autonomy, taking away parental figures and the persistence of dependency needs, accentuated by fear to face the world, external requests and their instinctual drives.
The emotional imbalance is sometimes compensated, but amplified and often complicated by new cognitive skills, by passing from a concrete thinking to a more abstract.
In recent years studies on attachment have increasingly turned to investigate normal development and psychopathic in the adolescence.
During this period, the internal operating models, while maintaining their stability, go encounter, in any case, a reorganization takes place based on the quality of reports of previous and current attachment, in continuous exchange and comparison with the world inside and outside of the new person that is forming  with many difficulties.

Il bullismo e oltre. Adolescenza, psicopatologia, reato e devianza.

Studente: Dilonardo Ariannna
Titolo tesi:
Il bullismo e oltre. Adolescenza, psicopatologia, reato e devianza.
Docente relatore: Prof. Monzani Marco
Controrelatore: Prof. Benatti Fabio
Presidente Commissione di Tesi: Prof.ssa Possamai Michela

Il bullismo risulta essere un fenomeno tanto ancora attuale quanto ancora complesso: esso tende a presentarsi precocemente nella relazioni tra i più giovani, già dalle scuole elementari e, se  vero che diminuisce da un punto di vista quantitativo con l’aumentare dell’età, da un punto di vista invece qualitativo evolve in forme più difficili da individuare, più subdole.  A fronte di ciò,  è emersa in chi scrive la volontà di indagare quante più informazioni del fenomeno, ancora privo di una definizione univoca, fossero presenti nella letteratura in merito allo specifico periodo dell’adolescenza, ponendolo in relazione ad altri peculiari aspetti quali la devianza, il reato e la psicopatologia: l’eventuale tendenza ad assumere comportamenti devianti si sviluppa durante l’adolescenza; il limite minimo per essere riconosciuti responsabili dalla legge è il compimento del quattordicesimo anno di età. Infine, i comportamenti più eclatanti, che talvolta possono rientrare in un quadro patologico vero e proprio, avvengono perlopiù durante questa particolare fase di vita.
Poi, non di certo per minor importanza, sono state valutate quelle tecniche di prevenzione e, qualora necessario, di intervento, che più di altre si sono mostrate efficaci in tale ambito.
Si tratta ancora di un fenomeno in via di definizione, ma tale aspetto non può certamente limitarne i tentativi di comprensione e, soprattutto, di intervento.

Bullying is a phenomenon which is still relevant as well as complex: it tends to arise precociously, as early as elementary school, in relationships among children and even if it is true that it diminishes quantitatively as age increases, it also evolves qualitatively into more underhand and less detectable forms.
In view of the above, I resolved to investigate all of the information available in literature regarding this  phenomenon, which still does not have a univocal definition, during adolescence, correlating it with other peculiar aspects such as deviance, crime and psychopathology: the tendency to adopt deviant behavior usually develops during adolescence; the criminal responsibility age limit is 14; the most striking behaviors, which sometimes fall within a pathological spectrum, most often occur during this particular phase of life.
Last but not least, I evaluated the prevention techniques, and where required the intervention methods, that proved to be effective in this area.
This is a phenomenon which is still being defined but this must not limit our attempts to understand and,
most important, to intervene.

Preadolescenti e Social Network: uno studio sulle nuove relazioni on line

Studentessa: Caciagli Chiara Maria
Titolo tesi: Preadolescenti e Social Network: uno studio sulle nuove relazioni on line
Docente relatore: Prof. Rossi Lino
Controrelatore:
Prof.ssa Fressini Lara
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Fontana Umberto
Corso di Licenza in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 27/09/2013

Nell’epoca moderna, l’invenzione che più di tutte sta influenzando la vita di ogni individuo di ogni età e genere, è internet.
Il vasto mondo del web, infatti, sta catalizzando sempre più frequentemente l’attenzione di genitori, psicologi e sociologi perché sta prepotentemente entrando nel quotidiano di ognuno rischiando di passare dall’essere virtuale all’essere reale: grazie al continuo e superfluo uso della tecnologia wi-fi e dalla portabilità di internet praticamente su ogni telefono la persona è sempre connessa, sta perennemente in contatto virtuale con chiunque essa desideri ed in qualunque momento; e la relazione non si instaura soltanto con un singolo, a due, ma viene estesa a chiunque una persona desideri, contemporaneamente.
Ritenendo quella degli adolescenti e dei preadolescenti la fascia più a rischio, la tesi si è concentrata sulla somministrazione di un questionario a 700 ragazzi delle scuole medie del riminese, per verificare come questi usino internet in generale e i social network in particolare, prendendo in esame anche la differenza di genere.
I dati raccolti sono stati molto diversificati: non solo i preadolescenti in esame sono risultati ignari del rischio cui vengono esposti (i più lievi dei quali quello del furto di persona e della non protezione dei dati personali) ma anzi, sono anche i più propensi a conoscere persone in Rete e ad inconrarle nella realtà e pongono la scuola e la famiglia agli ultimi posti come punti di riferimento, in caso di necessità. La necessità più urgente emersa, è quella quindi di fare formazione nelle scuole per i professori e per i genitori per colmare il gap generazionale che li separa dai ragazzi, per poter cogliere i loro bisogni e per essere sempre più presenti nella loro vita vera, reale.

In the modern era, the invention that most of all is affecting the lives of everyone of any age and gender,is the internet.
 The wide world of the web, in fact, is attracting more and more frequently the attention of parents, psychologists and sociologists because it is forcefully entering into everyone's daily risking to become from virtual to being real: thanks to the constant and unnecessary use of technology wi-fi and the portability of the Internet on virtually any phone a person is always connected, is perpetually in virtual contact with whoever she wants and at any time , and the relationship is not established only with a single, double, but is extended to anyone a person desires, at the same time.
 Considering that adolescents and preadolescents band most at risk, the thesis has focused on the administration of a questionnaire to 700 middle school kids in the Rimini area, to see how they use the internet in general and social networks in particular, taking into consideration also the different gender. 
The data collected were very different: not only pre-teens in question were unaware of the risk to which they are exposed (the mildest of which was the theft of the person and not the protection of personal data), but rather, they are also the most likely to know people on the Net and to meet them in reality and put the school and the family in the last places as points of reference, in case of need... Is thus emerged the most urgent need, or to do training in schools for teachers and parents to bridge the generation gap that separates them from the boys, to catch their needs and to be more present in their true life, real.

Il cyberbullismo: la nuova forma di bullismo? Dall'analisi del fenomeno al caso di Anna

Studentessa: Perin Nadia
Titolo tesi: Il cyberbullismo: la nuova forma di bullismo? Dall'analisi del fenomeno al caso di Anna
Docente relatore: prof.ssa Fressini Lara
Controrelatore: prof. Benatti Fabio
Presidente Commissione di tesi: prof. Fontana Umberto
Corso di licenza in: Psicologia clinica e di comunità
Data: 25/09/2013

La cronaca odierna, sempre più spesso, ci riporta notizie di adolescenti che sono vittime di atti di prepotenza da parte dei pari, azioni che si consumano sia in rete nei social network che tra i banchi di scuola. Il bullismo e il cyberbullismo sono due fenomeni che, seppur con le loro peculiarità, si assomigliano perchè in entrambi ritroviamo una relazione intenzionale, persistente e asimmetrica ma soprattutto vi è la speculiarità delle caratteristiche del prepotente e della vittima; si differenziano sostanzialmente nella relazione comunicativa.
Possiamo quindi affermare che il cyberbullismo sia la nuova forma del bullismo?
La letteratura odierna non ci aiuta a rispondere in modo esaustivo a tale questione perchè di recente studio; certo è che più autori convengono nel sottolineare che la realtà socio- economica ha indotto un cambiamento nel luogo in cui si stringono e si mantengono relazioni d'amicizia: gli adolescenti di oggi vivono più in una comunità virtuale che reale, in cui relazioni off-line continuano nel mondo on-line. A sostegno di queste considerazioni vi sono le ricerche condotte in Italia da “Save the Children” e “Telefono Azzurro”: i dati a disposizioni ci rassicurano sulla situazione italiana rispetto all'Europa, nonostante però emerga la necessità di promuovere nei ragazzi l'alfabetismo emotivo promosso da Goleman. Considerazioni che sono supportate dall'analisi dell'esperienza così forte e negativa vissuta da una studentessa del Trevigiano.

More and more often teenagers suffer from actions of bullyism caused by other teenagers: these acts occur either in social networks or at school.
Despite having their own peculiar features, bullyism and cyberbullyism are mainly similar to each other for two reasons: first, both of them are the results of an intentional, relentless and asymmetric relationship, secondly, they both present the typical characteristics of the bully and the victim. However, they differ for the way the communicative relationship takes place.
Thus, can we state that cyberbullyism is the new form of bullyism?
Although current literature cannot fully answer this question, since these topics are quite new, several studies seem to point out that our socioeconomic reality has modified both the way teenagers make friends and the place where these friendships take place. Nowadays, teenagers live their lives in a virtual, much more than real, community, which allows them to continue their off-line relationships in an on-line world, as Italian associations like “Save the Children” and “Telefono Azzurro” point out in their researches. Even though the data about the Italian situation are quite reassuring, especially if compared with the European ones, we can certailny say that promoting Goleman’s emotional intelligence among teenagers could be very helpful and effective, as we can see by analyzing the case of a very strong and negative experience lived by a student in the province of Treviso.

Il lutto in adolescenza. Bisogni rilevati, domande inascoltate e possibili risposte

Studente: Fornasier Paola
Titolo tesi: Il lutto in adolescenza. Bisogni rilevati, domande inascoltate e possibili risposte
Docente relatore: prof. Capodieci Salvatore
Controrelatore: prof. Monzani Marco
Presidente Commissione di Tesi: prof. Fontana Umberto

Grande parte dell’attuale letteratura scientifica internazionale indica che il lutto in adolescenza viene spesso trascurato o sottovalutato dagli adulti di riferimento perché spesso impegnati, essi stessi, nell’elaborazione o perché spiazzati da comportamenti imprevedibili, turbolenti o contraddittori dei ragazzi. La conseguenza è l’aumento della distanza emotiva tra le generazioni con il rischio che gli educatori, disorientati e confusi, rinuncino a farsi supporto alla nuova generazione.
Nella prima parte del lavoro viene offerto un ritratto dell’adolescente in lutto, presentandone le tipiche reazioni e approfondendo: a) l’influenza, in termini sistemici e trans-generazionali, della famiglia; b) le conseguenze delle diverse tipologie di lutto in ordine al legame (genitore, fratello, nonno, amico); c) le forme di sostegno all’adolescente in rapporto alla rete sociale di appartenenza.
Nella seconda parte sono esposti gli esiti della ricerca, condotta in provincia di Treviso, su 668 adolescenti colpiti da un lutto. Questa ricerca, prefiggendosi l’obiettivo di “cum-prehendere” il fenomeno del lutto in adolescenza, indaga il punto di vista dei ragazzi individuando i bisogni, gli aspetti di criticità nodali e le risorse da valorizzare. Un dato importante, che emerge, riguarda il ruolo della famiglia, indicata, dalla maggioranza degli adolescenti, come punto di riferimento fondamentale da cui hanno ricevuto, o vorrebbero ricevere, il sostegno di cui hanno bisogno. Gli amici sembrano assumere la duplice valenza di sostegno consolatorio e di sollievo momentaneo dalla pena del lutto che, diversamente, viene considerata insostenibile. I ragazzi, descrivono la scuola come un nodo importante della rete sociale di appartenenza in grado, potenzialmente, di offrire sostegno. Una parte dei ragazzi mostra scarsa fiducia nella capacità della scuola di farsi vicina in modo adeguato al dramma che li ha colpiti, mentre la maggioranza degli adolescenti dichiara di aver tratto beneficio da iniziative di sostegno al lutto a scuola o di aspirare a esse. L’obiettivo, in prima istanza, non sembra riguardare la necessità di trovare un modo per risolvere il lutto, ma poter fruire di spazi di socializzazione e di condivisione della propria esperienza dolorosa. In continuità con questo, anche i pari in lutto vengono considerati importanti interlocutori con cui confrontarsi e da cui ricevere consigli e supporto.

La gelosia. Meccanismi psichici nell’uomo e nella donna

Studente: Cabato Melania
Titolo tesi: La gelosia. Meccanismi psichici nell'uomo e nella donna
Docente relatore: prof. Capodieci Salvatore
Controrelatore: Monzani Marco
Presidente Commissione di Tesi: prof. Fontana Umberto

La gelosia è un’emozione complessa e variegata che può comportare sentimenti di rabbia, dolore, esclusione, perdita, indignazione e offesa. È uno dei fattori psicologici che motivano e connotano affettivamente l’agire umano a seconda dell’oggetto verso cui questo stato è rivolto e si presenta sia come emozione, sia come sentimento, sia come passione.
Nella gelosia, l’oggetto del desiderio è fuggitivo e il geloso sogna di trattenerlo, infatti, viene generalmente definita come la paura di perdere ciò che si possiede nei rapporti che vedono coinvolto il geloso, la persona amata e il rivale.
La nostra realtà sociale è così complessa e mutevole che l’individuo si trova a maturare e a crescere in un contesto che offre emozioni, sentimenti e stati d’animo altrettanto complessi, mutevoli e contrastanti. Ma allora, anche il sentimento di gelosia è cambiato?
Per rispondere a questa domanda ho voluto indagare, attraverso un’indagine conoscitiva, la gelosia nel rapporto di coppia, oggi. In particolare, se vi è chiarezza nel distinguere la gelosia dall’altro sentimento a essa affine, l’invidia, se vi siano meccanismi psichici differenti nell’uomo e nella donna e tentare di capire se questa differenza sia più il frutto di un retaggio culturale o più l’esito di uno sviluppo psicosessuale specifico.


Il caso di Omar: disturbo del linguaggio, dislessia, attenzione

Studente: Ottini Greta
Titolo Tesi: Il caso di Omar: disturbo del linguaggio, dislessia, attenzione
Docente relatore: prof. Lodoli Mavi
Controrelatore: prof. Causin Paolo
Presidente Commissione di Tesi: prof. Barduca Renzo

L’obiettivo della tesi è avvalorare l’ipotesi, come molte ricerche sostengono, che il disturbo del linguaggio possa rivelarsi un importante fattore predittivo per il successivo sviluppo di un disturbo specifico di apprendimento.
Dopo aver analizzato la struttura del linguaggio umano e i possibili disturbi ad esso collegati, è stato presentato lo studio di un caso di dislessia che ha confermato la relazione esistente fra disturbo del linguaggio e DSA.  Da ciò si evince quanto possa essere importante monitorare lo sviluppo linguistico nel bambino, per favorirne un precoce riconoscimento e garantire così un intervento tempestivo che possa ridurne la gravità.
È stato poi affrontato il tema della comorbidità con la Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) e infine è stata presentata la normativa prevista in questi casi, con indicazioni pratiche per i docenti, presentandone le misure dispensative  e gli strumenti compensativi.