Racconti di tirocini: Costanta (Romania) - casa famiglia per minori del centro salesiano

Costanta (Romania) - casa famiglia per minori_centro salesiano

“La tua mente spesso viaggia ma non assieme al corpo; è capace di farti credere di essere proprio nel posto in cui lei vorrebbe essere. Allora tu devi capire quando questo succede e dirti che tu non sei li realmente; non sei quella persona che  ti vuole far credere lei; non sei quell’emozione!”
Da queste parole di un compagno di corso un giorno mi sono domandata  “E se a parlarmi non fosse la mia mente ma il mio cuore?”; così dopo 18 anni ho deciso di tornare nel paese che mi ha visto nascere e crescere per due anni: la Romania.
La decisione di partire l’ho presa nel momento in cui avevo capito di dover aggiungere alla mia vita quel pezzo della mia storia passata per poter costruire il mio futuro; avevo voglia di sentire l’aria della Romania, vedere le sue strade, conoscere la sua gente. Sembra poco ma in realtà ho capito quanto sia importante conoscere le proprie radici; ogni gesto, ogni abbraccio e ogni sorriso mi sono serviti a riempire e cercare di completare la mia storia.  L’esperienza di svolgere il tirocinio accademico all’estero mi è servita, oltre che a livello personale, anche per incontrare nuova gente e riuscire a rapportarmi con loro e a mettere in atto quello che avevo studiato sui libri in un ambiente che non conoscevo e che mi dava la possibilità di essere libera.

"Godersi l'attesa è una parte essenziale del viaggio, l'eccitazione per la partenza che si avvicina, per tutti i luoghi che visiteremo, le persone che incontreremo... Inganni te stesso se ti neghi di gioire per quello che ti aspetta!" 
[Nicholas e Micah Sparks]
Io e Giulia, la mia compagna di viaggio, siamo partite con tante domande e tante aspettative; siamo state accolte dalla comunità salesiana di Costanza (città della Romania che affaccia sul Mar Nero) dove vivono 12 bambini/ragazzi in età compresa tra gli 8 ed i 18 anni. Questi ragazzi provengono da famiglie molto povere che spesso ho sentito chiamare “mozziconi di famiglia” riferito non solo alle condizioni in cui vivono ma anche alle situazioni disastrose interne alla famiglia.
Il secondo giorno assieme a Don Tiziano (responsabile della casa famiglia) siamo andati a prendere alcuni ragazzi della casa che erano ancora nelle loro famiglie per la fine delle vacanze; questa uscita ci ha aperto gli occhi sulla vera realtà della Romania. Case di paglia e fango, famiglie di otto persone senza gas e riscaldamento (il comune di costanza concede gratis la luce), bambini che vivono con le loro famiglia per strada e che la notte dormono nei tombini dove passano le tubature dell’acqua calda fanno da contorno a grandi magazzini, case con tetti d’oro, catene commerciali occidentali di grandi firme e moda.

La realtà della Romania è molto contradditoria; gli operatori della casa famiglia ci dicevano spesso di raccontare in Italia la vera Romania e i veri rumeni (popolo allegro, accogliente e molto rispettoso) che non sono quelli che, arrivati in Italia, rubano o chiedono l’elemosina.
Ho passato la maggior parte del tempo con i bambini che sono accolti nella casa famiglia ma il centro salesiano non è fatto solo per loro; sono presenti infatti alcuni corsi di informatica e un centro di doposcuola per i ragazzi di tutto il quartiere attorno al centro salesiano; la sera il patronato è aperto e diventa punto di incontro per questi ragazzi che giocano assieme. Alcuni giovani partecipano anche alle attività “parrocchiali”; diventano animatori per il centro estivo organizzato in luglio nel centro stesso; partono per esperienze formative o uscite di gruppo. Nonostante la difficoltà di comunicare per il fatto che non sapevamo la loro lingua (abbiamo imparato qualcosa durante il mese di permanenza) siamo riuscite a creare dei legami molto forti con alcuni di questi ragazzi.

La mia futura professione non so ancora di preciso quale sarà ma so di certo che l’esperienza di fare l’educatrice a dei ragazzini che ogni giorno mostrano i loro grandi bisogni con dei grandi sorrisi  è molto formativa e importante per capire realmente che l’educatore non è un “salvatore” ma qualcuno che ti prende per mano e che ti sa accompagnare sulle strade più difficili per poi lasciarla quando l’altro si sente pronto di proseguire da solo.
Porto a casa tante facce nuove che non scorderò mai; porto a casa un po’ di rabbia per le situazioni difficili che ho visto e per gli occhi di quei bambini che alla nostra partenza sembravano dirci “non andate via!”
Porto a casa tutta me stessa perché ora la mia storia ha trovato il suo inizio 
“multumesc pentru tot…. La revedere!!!