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L’apprendimento della letto-scrittura: il metodo fono-sillabico e il metodo globale

Studente: Montresor Gianni
Titolo tesi: L’apprendimento della letto-scrittura: il metodo fono-sillabico e il metodo globale
Docente relatore: prof. De Pieri Severino
Controrelatore: prof.ssa Depietri Camilla
Presidente Commissione di Tesi: prof.ssa Romano Annalisa Isdraele

Nel mio lavoro di tesi ho analizzato i due metodi principali di insegnamento/apprendimento della letto-scrittura: l’approccio globale e l’approccio fono-sillabico.
Il lavoro di ricerca è stato condotto attorno a tre filoni: lo studio dei modelli neuropsicologici che spiegano i meccanismi della lettura; l’analisi delle ricerche quantitative che in questi ultimi 2 decenni sono state condotte in ambito internazionale (USA, Regno Unito, Francia, Australia) sull’efficacia dei due metodi; l’esame dei risultati delle neuroscienze che hanno studiato la funzionalità cerebrale con nuove tecniche di neuroimaging.
La conclusione alla quale pervengo è che il metodo più adeguato per l’insegnamento/apprendimento della letto scrittura è quello che si basa sull’insegnamento sistematico della corrispondenza fonema-grafema.
Infatti, il metodo globale non appare congruente con l’organizzazione funzionale del cervello, quanto invece quello fono-sillabico.
Inoltre, gli approcci basati sulla  forma  globale  della  parola e  sul  suo  legame  diretto  col  significato  non  sono efficaci  quanto quelli che si fondano sulla relazione sistematica delle lettere con i suoni, visto che i primi sono correlati  ad un’alta percentuale (20% circa) di alunni che presentano difficoltà di apprendimento nella letto scrittura.

Il counselling sistemico-relazionale: un'esperienza nella scuola

Studente: Colonna Annalisa
Titolo tesi: Il counselling sistemico-relazionale: un'esperienza nella scuola
Docente relatore: prof. Giacopini Nicola
Controrelatore: prof.ssa Perotti Luisa
Presidente Commissione di Tesi: prof. Barduca Renzo

Il presente lavoro si propone di analizzare il counselling sistemico - relazionale con particolare riferimento al suo utilizzo in ambito scolastico. L’impostazione della struttura della tesi ha come sfondo semantico la questione delle possibilità e dei limiti che la teoria sistemica presenta. Ci domandiamo cioè come visto il particolare ambito educativo rappresentato dalla scuola (dove le relazioni sono legate a ruoli non paritetici come insegnante/studente; adulto/ragazzo), alcune caratteristiche peculiari dell’approccio (come la mancanza di prescrizioni, istruzioni, suggerimenti, risposte ecc.)  possano essere considerate come limite al suo utilizzo oppure invece come risorse ed inoltre se sussistano altre possibilità educative legate ad orientamenti psicologici differenti. La prima parte del lavoro è dedicata pertanto alla cornice teorica di attinenza. In tale contesto viene prodotta una breve esposizione riguardante la nascita e lo sviluppo della Teoria dei Sistemi (L. von Bertanlaffy) e i suoi rapporti con la cibernetica. A essa fa seguito uno sguardo d’insieme concernente i modi e i tempi con i quali la Teoria dei Sistemi ha interessato molteplici discipline moderne senza tuttavia trascurare le discipline tradizionalmente umanistiche, pervenendo ad un nuovo modello operativo prospettato non più in modo lineare, bensì circolare. Nell’ambito di tali processi anche la cibernetica si evolve dalla cibernetica di primo ordine alla cibernetica di secondo ordine che vede il progressivo coinvolgimento dell’osservatore nel sistema. Il secondo capitolo si occupa dello studio e dell’applicazione delle teorie sopra esposte anche in ambito terapeutico praticata dal Gruppo di Palo Alto (G. Bateson e altri), con particolare relazione allo studio della schizofrenia. In tale ottica la famiglia viene assimilata ad un sistema. In Italia su questa linea di riflessione si pone, tra altri, la Scuola di Milano, attesa a sperimentare un modello operativo basato sull’équipe, sullo specchio unidirezionale e sulla conduzione della seduta secondo i principi di ipotizzazione, neutralità e circolarità. In questo caso il paziente è visto come un membro espressamente designato avente il compito di mantenere l’omeostasi del sistema famigliare. In questo caso l’esposizione riguarda l’ambito segnatamente terapeutico. Il terzo capitolo verte sul tema centrale del presente lavoro, e precisamente sul counselling sistemico - relazionale. In esso vengono analizzate le modalità con cui i principi della Teoria sistemica, che in un primo tempo avevano riguardato essenzialmente la terapia, sono stati in seguito declinati nell’ambito del counselling. In tale contesto vengono sottolineate sia la sostanziale differenza fra i due ambiti che le diverse finalità degli stessi. Vengono infine presentati i criteri di conduzione del colloquio di counselling, con particolare riferimento all’utilizzo delle domande.Il quarto capitolo ripercorre la tradizione di ascolto nella scuola superiore italiana realizzatasi attraverso i CIC a partire dal 1990, delineandone i principali modelli attuativi. Ad un prospetto di alcune problematiche fondamentali, quali ad esempio l’invio, fa quindi seguito un’analisi riguardante la problematica di principale interesse del lavoro, e precisamente fino a quale punto può essere considerato una limitazione l’astenersi dal fornire prescrizioni, consigli oppure istruzioni. Alla ricerca di una possibile risposta viene fatto ripetutamente ricorso al contributo di Laura Formenti, in particolare per quanto concerne l’approfondimento del tema riguardante gli “accoppiamenti relazionali”.


L’amico immaginario. Un passaggio segreto verso il mondo del bambino.

Studente: Fuin Francesca
Titolo tesi: L’amico immaginario. Un passaggio segreto verso il mondo del bambino.
Docente relatore: Perotti Luisa
Controrelatore: Giacopini Nicola
Presidente Commissione di Tesi: Renzo Barduca

Sarà capitato a molti, nel corso della propria vita, di vedere un bambino parlare da solo, o meglio, parlare con una persona invisibile, la reazione di fronte a questa scena, solitamente è di sorpresa, se non di sbigottimento, e molti spesso si domandano, tra tra sé e sé, se considerare quel bambino normale o meno. Si può quindi ben immaginare quanto si possa preoccupare un genitore nel vedere il proprio figlio giocare con un essere inesistente. Le domande che potrebbero passargli per la testa sono probabilmente queste: "Con chi parla? E’ impazzito? Ha qualche problema? Lo devo portare dallo psicologo? Perché fa così?". Niente paura: è solo il suo Amico Immaginario.
L’obiettivo di questo lavoro è cercare di comprendere e approfondire tutte le sfaccettature di questo fenomeno, e aiutare i genitori a capire come gestire questa presenza, nella consapevolezza che l’Amico Immaginario è un fenomeno diffuso, normale e sano. E’ un compagno di viaggio che affianca il bambino nella crescita e lo aiuta ad adattarsi al complesso mondo degli adulti.

Quando l'informazione diventa vittimizzante

Studente: Bommarco Giorgia
Titolo tesi: Quando l'informazione diventa vittimizzante
Docente relatore: prof. Monzani Marco
Controrelatore: prof.ssa Possamai Michela
Presidente Commissione di Tesi: prof. Giacopini Nicola

Ognuno di noi usufruisce in modo più o meno intenso dei mezzi di comunicazione di massa.
Essi si pongono, tra i diversi obiettivi, quello di fare informazione e intrattenere una massa, il più consistente possibile, di gente.
Negli ultimi anni, però, la situazione sembra essere scivolata di mano poiché i media non si limitano più ad informare la popolazione, ma seguono una loro "legge interna" che sembra permettere tutto purché si arrivi ad un guadagno.
In questo elaborato lo scopo è quello di studiare alcuni nodi critici presenti nel modo di operare dei mezzi di comunicazione di massa, visti soprattutto da un punto di vista criminologico.
Il tema viene introdotto con una spiegazione sintetica delle principali differenze fra la conoscenza propria della criminologia e le tematiche per le quali questa si discosta rispetto ai messaggi veicolati dai media, i quali spesso sembrano assumere ruoli solo apparentemente criminologici.
Su questo punto, particolare attenzione viene data alla figura degli esperti televisivi e a come questi talvolta si pieghino alle leggi del sistema mediatico, andando talora contro norme importanti nel nostro Paese.
Successivamente, verrà riportata una spiegazione generale degli effetti che può generare la visione della violenza, sopratutto televisiva, sui bambini. A sostegno di questo punto vengono presentate numerose ricerche che si sono progressivamente evolute negli ultimi cinquant'anni.
Considerando quanto detto come prima parte dell’elaborato, questa si conclude con una riflessione sull'errata rappresentazione infantile costruita dai media e sulle conseguenze che ne derivano.
Da qui ci si addentra nella parte più prettamente criminologica: il focus viene infatti spostato sugli effetti scaturiti dalla spettacolarizzazione mediatica dei reati, in particolare quelli contro la persona.
Vengono quindi approfondite le eventuali ripercussioni sulla figura della vittima di reato e, più in generale, sulla popolazione nel suo insieme.
Tra queste ultime viene analizzata la questione riguardante la percezione del crimine da parte dell'utenza e il concetto di vittima simulatrice, il tutto sostenuto dalle recenti indagini condotte dall’Istat.
Dopo l'approfondimento dedicato ad un fenomeno ampiamente provato e studiato da diverse discipline, l'effetto Werther, l'elaborato si conclude con alcune riflessioni suggerite per limitare, per quanto possibile, i danni provocati dalla non informazione operata dai media.

Le emozioni e l'educazione emotiva

Studente: Buzzo Irene
Titolo tesi: Le emozioni e l'educazione emotiva
Docente relatore: prof.ssa Martorello Catia
Controrelatore: prof.ssa Fressini Lara
Presidente Commissione di Tesi: prof. Barduca Renzo

Il presente elaborato ha l'intento di parlare dell'emotività sotto l'aspetto educativo, prendendo in considerazione il bambino come fase di sviluppo del ciclo di vita individuale, escludendo il preadolescente, l'adolescente e l'adulto. Questo non perché l'emotività non tocchi queste fasce di età, anzi le emozioni riguardano tutti, a qualunque età, la scelta è stata fatta semplicemente per dare ordine all'elaborato e perché ogni fase di sviluppo ha le sue esigenze e le sue problematiche che vanno affrontate per gradi e in modo specifico. Perciò si è presa in considerazione una fascia sola per poterla approfondire nei modi più opportuni ed esaustivi possibili, ma soprattutto per accentuare l'aspetto preventivo. Infatti se si parla del bambino, questo deve ancora crescere e formarsi, perciò si è nel pieno della prevenzione, quando cioè  ancora è possibile scegliere certe condotte educative anziché altre, per evitare determinate conseguenze. Parlando di educazione all'emotività, quindi, si vogliono mettere in evidenza i grandi vantaggi che questa ha a livello individuale nel bambino, sia nell'aspetto cognitivo, sia nell'aspetto personale,  ma anche a livello sociale e comunicativo. In questo modo l'ascolto delle emozioni aiuta il bambino in tutti i suoi aspetti della crescita, promuovendo la sua autonomia.
Il significato di questo lavoro è quello di mettere in evidenza il grande potenziale delle emozioni e della consapevolezza, e come l'educazione possa aiutare in tutto questo, fungendo da guida iniziale. L'elaborato offre l'opportunità di approfondire la tematica e di riflettere su di essa.
Il metodo utilizzato è la ricerca bibliografica e una successiva rielaborazione, in quanto la necessità consiste nell'approfondire il tema, argomentarlo da un punto di vista teorico e vedere alcuni esempi di come può essere applicato, con lo scopo principale di conoscere ciò che fin ora è stato detto e fatto, parlarne, e parlarne concretamente. Solo cosi si elimina la comune credenza che le emozioni siano qualcosa di astratto solo perché inconsistenti, quando invece, pur non vedendole, hanno delle grandi ricadute a livello mentale e fisico.
Non si vuole, infine, presentare l'educazione emotiva come unica soluzione di tanti problemi, ma è una delle modalità che potrebbe aiutare molto e con la quale si può fare prevenzione.
L'elaborato è strutturato in 4 capitoli. Nel primo si introduce il concetto di emozione, si spiegano l’origine e le funzioni delle emozioni e le diverse teorie che si sono succedute a riguardo. Nel secondo capitolo si presenta una patologia, l'alessitimia,, che rappresenta l'incapacità di esprimere le emozioni. Questo è un capitolo importante, in quanto chiude l'argomento delle emozioni del primo capitolo, e in qualche modo apre il terzo, mettendo in luce cosa accade quando non c’è consapevolezza delle proprie emozioni, e fa capire la necessità di promuovere l’educazione emotiva. Proprio quest’ultima è la protagonista del terzo capitolo. Prima si parla dell'educazione da un punto di vista teorico, mettendo in risalto i vantaggi a cui porta nelle relazioni interpersonali, nella presa di decisioni e nel comportamento; poi si parla dei due contesti principali dove l'educazione emotiva dovrebbe essere promossa: la famiglia e la scuola; infine viene presentata l'educazione emotiva nella pratica, presentando e parlando di attività, giochi e favole. Nell'ultimo capitolo conclusivo, si presenta un progetto applicato dalle insegnanti di una scuola materna di Mestre, con i bambini di 4 anni, e lo spazio di questo capitolo è dedicato ai bambini, a ciò che loro hanno detto e fatto nello sperimentare questo progetto.

Uomini e donne, maschi e femmine. Psicologia della personalità e differenze di genere

Studente: Scarmagnani Marco
Titolo tesi: Uomini e donne, maschi e femmine. Psicologia della personalità e differenze di genere
Docente relatore: Martorello Catia
Controrelatore: De Pieri Severino
Presidente Commissione di Tesi: Renzo Barduca

Che cosa significa essere uomini e donne oggi? Qual è l'originalità che ognuno porta all'interno della coppia? E con i figli? Come vivere l'essere madri e l'essere padri? Siamo uguali? Interscambiabili? O siamo così diversi che ogni dialogo diventa conflitto?
Di fronte alla complessità di compiti a cui devono fare fronte le famiglie di oggi, mi sono chiesto quali strumenti dare a uomini e donne perché possano crescere consapevolezza della propria identità di genere. Essere marito e moglie, essere padre e madre, la passione e la tensione che la differenza inevitabilmente porta con sé. Il rischio è di farne ideologia che elimina la fertile dialettica tra differenze o – al contrario – crea solamente spunti di supremazia di un genere sull’altro. Dopo una precedente tesi sui gender studies in Scienze dell’Educazione, anche il tema di questa tesi nasce dal mio interesse personale per le tematiche relative al maschile e al femminile e alle loro più recenti evoluzioni. Questo perché, in netta contro-tendenza rispetto agli indicatori demografici, a 24 anni ho sposato una donna e con lei mi sono lanciato – con giovanile incoscienza – nell’avventura familiare. La coppia e la famiglia sono luogo privilegiato nel quale la dinamica tra uomo e donna diventa psichicamente e biologicamente feconda, e si dispiega nel suo coniugare pathos (il sentire e provare tanto la gioia quanto le pene dell’incontro), ethos (l’assunzione di responsabilità nei confronti dell’altro/a) ed agon (il conflitto che la differenza inevitabilmente propone).

Ricerca sperimentale: Guida ai trattamenti non farmacologici nelle case di riposo. Strumenti e tecniche per i professionisti del socio-sanitario

Studente: Busato Valentina
Titolo tesi: Ricerca sperimentale: Guida ai trattamenti non farmacologici nelle case di riposo. Strumenti e tecniche per i professionisti del socio-sanitario
Docente relatore: prof. De Pieri Severino
Correlatore interno: dott. Capodieci Salvatore
Presidente Commissione di Tesi: prof. Salatin Arduino

Il presente lavoro, successivamente divenuto oggetto di pubblicazione, descrive in modo pratico e dettagliato gli interventi cognitivi e affettivo relazionali che possono essere attuati all'interno delle strutture residenziali per anziani. Rappresenta il risultato di anni di lavoro all’interno del Centro Servizi Anni Sereni (gestito dal Consorzio Sociale CPS) durante i quali sono stati messi a punto e validati, con metodologia sperimentale, alcuni protocolli di trattamento.
Il volume si compone di una breve parte teorica, a sostegno razionale degli interventi e di due parti pratiche, l'una focalizzata sui trattamenti cognitivi e l'altra sulle tecniche affettive e relazionali. Ciascuna parte, oltre alla descrizione dei protocolli e delle metodiche di trattamento, contiene delle schede operative riproducibili.
Ideali fruitori di questa pubblicazione sono coloro che lavorano in quest'area e desiderano incrementare il proprio bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche e in particolare gli Educatori Professionali che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’anziano per acquisire tecniche e strategie di intervento.
La ricerca è sostenuta da precisi riferimenti teorici nell'ambito della neuropsicologia, della psicologia cognitiva, delle neuroscienze, della psicologia dell’invecchiamento, della psicoterapia, della pedagogia e delle scienze dell'educazione. Ha l’avallo di Severino De Pieri, docente di Teoria e Tecnica dei test strutturati, di Psicologia dell’orientamento, nonché Preside della SISF – Scuola Superiore Internazionale di Scienze della Formazione di Venezia e di Salvatore Capodieci, docente di Psicopatologia generale presso la SISF. Dal punto di vista pratico, la guida è ricca di protocolli dettagliati e descritti in modo operativo che rappresentano, nella maggior parte dei casi, una novità originale nell’ambito del trattamento di soggetti anziani. Da non sottovalutare, infine, la ricerca sperimentale e i dati statistici del protocollo affettivo-relazionale contenuti nella guida, che provano l'efficacia del trattamento in ambito cognitivo, timico, comportamentale, assistenziale e funzionale.