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La mediazione sistemico relazionale in famiglia-azienda

Studente: Brigo Antonio
Titolo tesi: La mediazione sistemico relazionale in famiglia-azienda
Docente relatore: prof.ssa Signorotto Beatrice
Controrelatore: prof.ssa Fressini Lara
Presidente Commissione di tesi: prof. Giacopini Nicola
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 26/02/2014

La sistemica relazionale e l’impresa familiare costituiscono i due poli di attrazione di questo lavoro. La descrizione della storia e della formazione del pensiero sistemico emoziona lo scrivente perché intravvede in questa metodica la possibilità di operare all’interno del contesto famiglia-azienda con metodi nuovi, cioè con metodi più incentrati sulla persona e sul suo benessere attraverso tecniche che consentano tali risultati, ma che non sono mai fine ma solo mezzo per l’obiettivo che rimane l’andare oltre. L’attenzione per tutti i protagonisti del sistema, la profonda ricerca degli elementi caratterizzanti il contesto, rendono questa modalità di intervento particolarmente adatta alle imprese-famiglia. Queste ultime infatti sono caratterizzate da strutture e organizzazioni originalissime che le rendono singolarmente uniche. L’impresa familiare è costituita dall’imprenditore che di regola è il fondatore, al quale spettano tutti gli atti di ordinaria gestione, dal coniuge, dai parenti entro il terzo grado e dagli affini entro il secondo grado. L’impresa-familiare continua tutt’oggi ad essere una presenza fondamentale nel panorama produttivo nazionale. Essa infatti rappresenta più dell’80% del totale delle aziende sul territorio. Non vi è infatti alcun settore produttivo e commerciale che non trovi rappresentanza nell’ambito della impresa familiare con aziende–famiglia di piccola media o grande dimensione. Si pensi che l’impresa familiare è un istituto giuridico di recente creazione nell’ordinamento Italiano disciplinato nell’art. 230 bis del codice civile. Esso regola i rapporti che nascono in seno ad una impresa ogni qual volta un familiare dell’imprenditore presti la sua opera in maniera continuativa nella famiglia o nella stessa impresa. Vale la pena sottolineare che l’ intervento normativo appena citato è stato di tutela di quei familiari che pur lavorando all’interno di una impresa familiare non erano precedentemente protetti nei confronti del sistema azienda. Fa riflettere che fosse proprio la famiglia, l’ambito protettivo per antonomasia, una volta trasformatasi in azienda, a non proteggere adeguatamente i suoi membri-lavoratori. La normativa sembra infatti prendere più in considerazione il ruolo dei singoli familiari che collaborano nell’impresa, di quanto in passato abbiano fatto i titolari delle stesse. Forse questo elemento può sembrare non fondamentale alla trattazione dei temi a noi cari, ma sicuramente diventa significativo, quando si affacciano sul panorama esistenziale di queste realtà altri tipi di problema come quello della successione generazionale. Pare rilevante muovendosi in questi contesti con la disponibilità a cogliere differenze, nuove punteggiature, informazioni capaci di generare quell’auspicato cambiamento.

Parole senza suono. Linee di prevenzione e di intervento nei casi di abuso e maltrattamento su minori: il progetto Cace

Studentessa: Sonego Valentina
Titolo di tesi: Parole senza suono. Linee di prevenzione e di intervento nei casi di abuso e maltrattamento su minori: il progetto Cace
Docente relatore: Prof.ssa Possamai Michela
Controrelatore: Prof. Monzani Marco
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Benatti Fabio
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 30/09/2013

Con questa tesi si è voluto dimostrare l’importanza della realizzazione di interventi di prevenzione efficaci a favore del minore: pertanto l’obiettivo è stato quello di offrire un contesto di chiarezza sui compiti istituzionali e professionali e di corresponsabilità che devono assumere i soggetti istituzionali e gli operatori nei confronti della protezione, della tutela e della cura del minore. Partendo dall'assunto di base che l'abuso e il maltrattamento sono sempre esistiti è stato proposto un breve percorso sulla storia del fenomeno dell’abuso e del maltrattamento sia dal punto di vista normativo che da quello della costruzione delle diverse forme esistenti. Dopo questo primo aspetto di natura teorica, è stata proposta la lettura di un progetto di prevenzione all’abuso e al maltrattamento all’infanzia; progetto adottato dalla federazione Valdoco di Madrid e che personalmente ho potuto "sperimentare" durante il periodo di tirocinio nella comunità. Quest'ultimo aspetto, insieme alla teoria di riferimento, ha permesso di delineate delle linee guida consultabili da tutti gli operatori che si trovano a lavorare a contatto con questo tipo di situazioni. Ciò che questa tesi vuole sottolineare è che è necessario costruire e diffondere una "nuova cultura dell' infanzia", in cui il bambino venga considerato come valore da proteggere.

Ferite per sempre: il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili

Studentessa: Tosi Gloria
Titolo di tesi: Ferite per sempre: il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili
Docente relatore: Prof.ssa Possamai Michela
Controrelatore: Prof. Monzani Marco
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Benatti Fabio
Laurea triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 30/09/2013

“L'escissione ti fa donna. Io ho sofferto, ma pensavo: finalmente oggi sono diventata una donna, prima non ero niente. Io non sono contro la circoncisione per la donna, perchè lei deve controllare la sua sessualità, così da non essere promiscua. Mi hanno infibulato quattro volte; e dopo ogni parto venivo cucita di nuovo, perchè solo le puttane rimangono aperte, e chi non si fa chiudere rischia di perdere il marito”. (Luca Barbieri, 2005)
Con l'espressione Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) si intendono tutte le forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o ad altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche. L'origine di tale pratica appare tutt'ora sconosciuta a causa delle molteplici teorie relative alla sua nascita (basti pensare che il primo documento risale a circa seimila anni fa) ma, nonostante tutto ciò, le MGF hanno una caratteristica prevalente: la repressione della sessualità femminile. Dalle ricerche effettuate dall'ISTAT tale pratica avverrebbe, tutt'ora, in 28 Paesi dell'Africa Sub – Sahariana, oltre che in Egitto, in Medio Oriente (Yemen, Oman e Giordania), in minima parte nei Paesi asiatici e in alcune zone dell'India e dello Sri – Lanka. Con il fenomeno dell'immigrazione, iniziato negli anni Novanta del Novecento, tale pratica è diventata un fenomeno di attenzione mondiale in quanto si è diffusa sia in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada, Australia e nell'America Settentrionale.
Le ragioni che stanno alla base di tutto questo sono varie: dalla credenza erronea che sia stato l'Islam a dettare come obbligatoria l'esecuzione di tale pratica, alle motivazioni psico-sessuali, sociologiche, igieniche, estetiche ed economiche (istituto del brideprice). La classificazione standard dell'OMS distingue quattro forme principali di mutilazione: clitoridectomia (ablazione del prepuzio + asportazione parziale o totale del clitoride), escissione (come la clitoridectomia + ablazione totale o parziale delle piccole labbra), infibulazione (totale asportazione del clitoride e delle piccole labbra e almeno i 2/3 anteriori o l'intera sezione mediale delle grandi labbra) e la quarta (forme eterogenee).
Tale pratica, purtroppo, comporta delle gravi conseguenze a livello fisico (dalle infezioni alle vie uriniarie fino alla morte per shock emorragico) a gravi conseguenze a livello psicologico (disturbi del sonno e alimentari, dell'identità del Sé, dell'umore ecc).
Tale tematica è poco conosciuta non solo all'interno dell'opinione pubblica, ma soprattutto all'interno dell'ambito sanitario, educativo e socio – educativo, oltre ad essere poco praticata nell'ambito preventivo. Pertanto è importante fare leva su quest'ultimo ambito contro tale pratica per potere salvaguardare la vita di queste povere anime le quali, pur di non essere emarginate dalla società e per la gioia di avere una festa dopo l'esecuzione di tale pratica, decidono di farsi sottoporre alle MGF. Con tale elaborato di tesi spero di “poter aprire gli occhi e il cuore” a tutti coloro che si accingeranno a leggerla, magari poco edotti su alcuni espetti di tale tematica.

Empatia. 
Il modello esperienziale della Scuola di Toronto

Studente: Carlovich Susanna
Titolo di tesi: Empatia. 
Il modello esperienziale della Scuola di Toronto
Docente relatore: Prof. Gianoli Ernesto
Controrelatore: Prof.ssa Martorello Catia
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Giacopini Nicola

Le finalità di questo lavoro si articolano nei seguenti tre aspetti: a) evidenziare le svariate sfaccettature, le differenti implicazioni e i punti di contatto dell’empatia terapeutica nei tre modelli scelti: il modello rogersiano, il modello della Psicologia del Sé di Kohut e il modello esperienziale della Scuola di Toronto; b) sostenere e dare visibilità e valore alla natura multidimensionale dell’empatia, quale bagaglio teorico e pratico imprescindibile delle professioni dell’area psicologica; c) sostenere e testimoniare la funzione curativa dell’empatia terapeutica, come agente attivo fondamentale del processo di cambiamento.
L’attualità della tesi consiste nel presentare il riesame e la riabilitazione dell’empatia terapeutica come processo chiave del cambiamento, così come delineato dal modello di Psicoterapia Esperienziale orientata al Processo (PE). La PE si riferisce ad un trattamento umanistico che integra la terapia centrata sulla persona, la terapia della Gestalt e quella esistenziale, adattandole al pensiero psicologico contemporaneo ed è fondata su un programma di più di 25 anni di ricerca sulla psicoterapia, in cui la dimensione empatica e relazionale è in primo piano.
L’empatia per l’approccio della PE va oltre il sentire il mondo dell’altro “come se” fosse il nostro: l’essere empatico implica l’apprendimento percepito dell’esperienza dell’altro, come pure la propria risposta affettiva a questo, in un complesso felt sense.
Nella PE si distinguono innanzitutto due principi di ordine superiore che governano il funzionamento empatico: la sintonizzazione empatica e la comunicazione empatica. Vengono inoltre delineate e studiate cinque forme di risposta empatica, intese sia a trasmettere comprensione al cliente sia a promuoverne l’esplorazione e la crescita: comprensione empatica, evocazione empatica, esplorazione empatica, congettura empatica, ed interpretazione empatica.
La PE evidenzia e definisce infine tre modalità di empatia terapeutica: la relazione empatica, la sintonia comunicativa e l’empatia personale o comprensione vicina all’esperienza (del mondo del cliente).
Grazie a questo modello si dissolvono quindi antiche diatribe teoriche, ad esempio se l’empatia sia un’attitudine o un comportamento, o se la comprensione debba restare all’interno della consapevolezza del cliente o possa spingersi anche nella direzione inconscia. Allo stesso tempo, sono valorizzate le molteplici variabili intenzionali e metodologiche del costrutto dell’empatia.

La didattica orientativa a confronto con le nuove indicazioni nazionali per il curricolo. Dall'addestramento dello studente alla promozione della persona

Studente: Luise Emanuele
Titolo di tesi: La didattica orientativa a confronto con le nuove indicazioni nazionali per il curricolo. Dall'addestramento dello studente alla promozione della persona
Docente relatore: Prof. De Pieri Severino
Controrelatore: Prof.ssa Isdraele Romano Annalisa
Presidente Commissione di Tesi: Prof. Fontana Umberto
Laurea Triennale in: Psicologia dell'educazione
Data: 28/09/2013

Orientamento e educazione sono le due facce della stessa medaglia, una medaglia con le sembianze di un soggetto in formazione che mira alla realizzazione di se stesso. Se questo è l'obiettivo, un'educazione ben fatta è senz'altro orientante. E un intervento di orientamento, professionale e scientificamente corretto, ha un altissimo valore educativo.
La didattica orientativa per competenze prende le mosse dalla procedura d’insegnamento del progetto didattico e poggia su un'estesa normativa in ambito europeo e nazionale. Trattandosi di un paradigma knowledge outcome, che si fonda sul profilo in uscita dello studente, produce inevitabilmente uno spostamento del baricentro dall'insegnamento all'apprendimento e riporta l'attenzione dei professionisti coinvolti sulla centralità della persona nel processo educativo. Non più un docente depositario e veicolatore di conoscenza, ma router di informazioni che ne sappia agevolare il reperimento, il collegamento, il significato, che accompagni nel riconoscerne l'autorevolezza, la pertinenza, la scientificità, l'applicabilità.
Con questi presupposti sono state emanate dal MIUR, nel settembre del 2012, le indicazioni nazionali per il curricolo del primo ciclo di istruzione. In questo lavoro ne viene fornita una sintesi, in particolare delle sezioni più interessanti per l'aderenza ai contenuti educativi e metodologici.
Viene infine presentato e descritto un intervento di orientamento promosso dall'Ufficio Scolastico Regionale del Veneto e realizzato in provincia di Padova, nel biennio 2010 – 2012, quale componente territoriale di un progetto regionale. Tale intervento tenta di superare le classiche suddivisioni di orientamento informativo, formativo e consulenziale, per riorganizzare il tutto all'interno di una didattica orientativa che conduca il giovane a incontrare se stesso per poter scegliere con consapevolezza, responsabilità e autonomia.

L'empatia e l'opera d'arte. Analisi dei processi psicologici e neurologici nella fruizione artistica

Studente: Anello Alessia
Titolo tesi: L'empatia e l'opera d'arte. Analisi dei processi psicologici e neurologici nella fruizione artistica
Docente relatore: prof. Giacopini Nicola
Controrelatore: prof. Fontana Umberto
Presidente Commissione di Tesi: prof. Capodieci Salvatore

In seguito alla scoperta dei neuroni specchio, è divenuto di gran moda parlare di empatia. Questo termine è stato recuperato anche nell’ambito dell’estetica per spiegare la fruizione artistica ma non sembra essere adatto allo scopo, in quanto non considera le differenze individuali e non spiega l’infinita varietà di reazioni che possiamo provare di fronte ad un’opera d’arte. Anche la neuroestetica è ancora intenta a studiare, seppur attraverso l’arte, quei meccanismi biologici con cui ci rapportiamo alla realtà tutta, non all’oggetto artistico nella sua particolarissima specificità. La ricerca dovrebbe muoversi verso l’indagine delle differenze individuali, non delle costanti, perché solo in questo modo saremo in grado di spiegare la magia dell’arte.

L’apprendimento della letto-scrittura: il metodo fono-sillabico e il metodo globale

Studente: Montresor Gianni
Titolo tesi: L’apprendimento della letto-scrittura: il metodo fono-sillabico e il metodo globale
Docente relatore: prof. De Pieri Severino
Controrelatore: prof.ssa Depietri Camilla
Presidente Commissione di Tesi: prof.ssa Romano Annalisa Isdraele

Nel mio lavoro di tesi ho analizzato i due metodi principali di insegnamento/apprendimento della letto-scrittura: l’approccio globale e l’approccio fono-sillabico.
Il lavoro di ricerca è stato condotto attorno a tre filoni: lo studio dei modelli neuropsicologici che spiegano i meccanismi della lettura; l’analisi delle ricerche quantitative che in questi ultimi 2 decenni sono state condotte in ambito internazionale (USA, Regno Unito, Francia, Australia) sull’efficacia dei due metodi; l’esame dei risultati delle neuroscienze che hanno studiato la funzionalità cerebrale con nuove tecniche di neuroimaging.
La conclusione alla quale pervengo è che il metodo più adeguato per l’insegnamento/apprendimento della letto scrittura è quello che si basa sull’insegnamento sistematico della corrispondenza fonema-grafema.
Infatti, il metodo globale non appare congruente con l’organizzazione funzionale del cervello, quanto invece quello fono-sillabico.
Inoltre, gli approcci basati sulla  forma  globale  della  parola e  sul  suo  legame  diretto  col  significato  non  sono efficaci  quanto quelli che si fondano sulla relazione sistematica delle lettere con i suoni, visto che i primi sono correlati  ad un’alta percentuale (20% circa) di alunni che presentano difficoltà di apprendimento nella letto scrittura.

Il counselling sistemico-relazionale: un'esperienza nella scuola

Studente: Colonna Annalisa
Titolo tesi: Il counselling sistemico-relazionale: un'esperienza nella scuola
Docente relatore: prof. Giacopini Nicola
Controrelatore: prof.ssa Perotti Luisa
Presidente Commissione di Tesi: prof. Barduca Renzo

Il presente lavoro si propone di analizzare il counselling sistemico - relazionale con particolare riferimento al suo utilizzo in ambito scolastico. L’impostazione della struttura della tesi ha come sfondo semantico la questione delle possibilità e dei limiti che la teoria sistemica presenta. Ci domandiamo cioè come visto il particolare ambito educativo rappresentato dalla scuola (dove le relazioni sono legate a ruoli non paritetici come insegnante/studente; adulto/ragazzo), alcune caratteristiche peculiari dell’approccio (come la mancanza di prescrizioni, istruzioni, suggerimenti, risposte ecc.)  possano essere considerate come limite al suo utilizzo oppure invece come risorse ed inoltre se sussistano altre possibilità educative legate ad orientamenti psicologici differenti. La prima parte del lavoro è dedicata pertanto alla cornice teorica di attinenza. In tale contesto viene prodotta una breve esposizione riguardante la nascita e lo sviluppo della Teoria dei Sistemi (L. von Bertanlaffy) e i suoi rapporti con la cibernetica. A essa fa seguito uno sguardo d’insieme concernente i modi e i tempi con i quali la Teoria dei Sistemi ha interessato molteplici discipline moderne senza tuttavia trascurare le discipline tradizionalmente umanistiche, pervenendo ad un nuovo modello operativo prospettato non più in modo lineare, bensì circolare. Nell’ambito di tali processi anche la cibernetica si evolve dalla cibernetica di primo ordine alla cibernetica di secondo ordine che vede il progressivo coinvolgimento dell’osservatore nel sistema. Il secondo capitolo si occupa dello studio e dell’applicazione delle teorie sopra esposte anche in ambito terapeutico praticata dal Gruppo di Palo Alto (G. Bateson e altri), con particolare relazione allo studio della schizofrenia. In tale ottica la famiglia viene assimilata ad un sistema. In Italia su questa linea di riflessione si pone, tra altri, la Scuola di Milano, attesa a sperimentare un modello operativo basato sull’équipe, sullo specchio unidirezionale e sulla conduzione della seduta secondo i principi di ipotizzazione, neutralità e circolarità. In questo caso il paziente è visto come un membro espressamente designato avente il compito di mantenere l’omeostasi del sistema famigliare. In questo caso l’esposizione riguarda l’ambito segnatamente terapeutico. Il terzo capitolo verte sul tema centrale del presente lavoro, e precisamente sul counselling sistemico - relazionale. In esso vengono analizzate le modalità con cui i principi della Teoria sistemica, che in un primo tempo avevano riguardato essenzialmente la terapia, sono stati in seguito declinati nell’ambito del counselling. In tale contesto vengono sottolineate sia la sostanziale differenza fra i due ambiti che le diverse finalità degli stessi. Vengono infine presentati i criteri di conduzione del colloquio di counselling, con particolare riferimento all’utilizzo delle domande.Il quarto capitolo ripercorre la tradizione di ascolto nella scuola superiore italiana realizzatasi attraverso i CIC a partire dal 1990, delineandone i principali modelli attuativi. Ad un prospetto di alcune problematiche fondamentali, quali ad esempio l’invio, fa quindi seguito un’analisi riguardante la problematica di principale interesse del lavoro, e precisamente fino a quale punto può essere considerato una limitazione l’astenersi dal fornire prescrizioni, consigli oppure istruzioni. Alla ricerca di una possibile risposta viene fatto ripetutamente ricorso al contributo di Laura Formenti, in particolare per quanto concerne l’approfondimento del tema riguardante gli “accoppiamenti relazionali”.


L’amico immaginario. Un passaggio segreto verso il mondo del bambino.

Studente: Fuin Francesca
Titolo tesi: L’amico immaginario. Un passaggio segreto verso il mondo del bambino.
Docente relatore: Perotti Luisa
Controrelatore: Giacopini Nicola
Presidente Commissione di Tesi: Renzo Barduca

Sarà capitato a molti, nel corso della propria vita, di vedere un bambino parlare da solo, o meglio, parlare con una persona invisibile, la reazione di fronte a questa scena, solitamente è di sorpresa, se non di sbigottimento, e molti spesso si domandano, tra tra sé e sé, se considerare quel bambino normale o meno. Si può quindi ben immaginare quanto si possa preoccupare un genitore nel vedere il proprio figlio giocare con un essere inesistente. Le domande che potrebbero passargli per la testa sono probabilmente queste: "Con chi parla? E’ impazzito? Ha qualche problema? Lo devo portare dallo psicologo? Perché fa così?". Niente paura: è solo il suo Amico Immaginario.
L’obiettivo di questo lavoro è cercare di comprendere e approfondire tutte le sfaccettature di questo fenomeno, e aiutare i genitori a capire come gestire questa presenza, nella consapevolezza che l’Amico Immaginario è un fenomeno diffuso, normale e sano. E’ un compagno di viaggio che affianca il bambino nella crescita e lo aiuta ad adattarsi al complesso mondo degli adulti.

Quando l'informazione diventa vittimizzante

Studente: Bommarco Giorgia
Titolo tesi: Quando l'informazione diventa vittimizzante
Docente relatore: prof. Monzani Marco
Controrelatore: prof.ssa Possamai Michela
Presidente Commissione di Tesi: prof. Giacopini Nicola

Ognuno di noi usufruisce in modo più o meno intenso dei mezzi di comunicazione di massa.
Essi si pongono, tra i diversi obiettivi, quello di fare informazione e intrattenere una massa, il più consistente possibile, di gente.
Negli ultimi anni, però, la situazione sembra essere scivolata di mano poiché i media non si limitano più ad informare la popolazione, ma seguono una loro "legge interna" che sembra permettere tutto purché si arrivi ad un guadagno.
In questo elaborato lo scopo è quello di studiare alcuni nodi critici presenti nel modo di operare dei mezzi di comunicazione di massa, visti soprattutto da un punto di vista criminologico.
Il tema viene introdotto con una spiegazione sintetica delle principali differenze fra la conoscenza propria della criminologia e le tematiche per le quali questa si discosta rispetto ai messaggi veicolati dai media, i quali spesso sembrano assumere ruoli solo apparentemente criminologici.
Su questo punto, particolare attenzione viene data alla figura degli esperti televisivi e a come questi talvolta si pieghino alle leggi del sistema mediatico, andando talora contro norme importanti nel nostro Paese.
Successivamente, verrà riportata una spiegazione generale degli effetti che può generare la visione della violenza, sopratutto televisiva, sui bambini. A sostegno di questo punto vengono presentate numerose ricerche che si sono progressivamente evolute negli ultimi cinquant'anni.
Considerando quanto detto come prima parte dell’elaborato, questa si conclude con una riflessione sull'errata rappresentazione infantile costruita dai media e sulle conseguenze che ne derivano.
Da qui ci si addentra nella parte più prettamente criminologica: il focus viene infatti spostato sugli effetti scaturiti dalla spettacolarizzazione mediatica dei reati, in particolare quelli contro la persona.
Vengono quindi approfondite le eventuali ripercussioni sulla figura della vittima di reato e, più in generale, sulla popolazione nel suo insieme.
Tra queste ultime viene analizzata la questione riguardante la percezione del crimine da parte dell'utenza e il concetto di vittima simulatrice, il tutto sostenuto dalle recenti indagini condotte dall’Istat.
Dopo l'approfondimento dedicato ad un fenomeno ampiamente provato e studiato da diverse discipline, l'effetto Werther, l'elaborato si conclude con alcune riflessioni suggerite per limitare, per quanto possibile, i danni provocati dalla non informazione operata dai media.